Il giudice Calama Teixeira indaga su un possibile sabotaggio informatico a seguito di un blackout che ha colpito infrastrutture critiche in Spagna, dichiarando segreto il procedimento per proteggere l’inchiesta in corso.
Il giudice dell’Audiencia Nacional (AN), José Luis Calama Teixeira, che sta indagando se il blackout nella rete elettrica spagnola avvenuto lunedì possa essere stato un atto di sabotaggio informatico contro infrastrutture critiche, ha dichiarato il procedimento sotto segreto istruttorio.
In un’ordinanza, il magistrato ha accolto la richiesta della Procura, affermando che tale decisione mira a “prevenire una situazione che possa compromettere gravemente l’esito dell’indagine”.
“Solo così si potrà impedire che la conoscenza dei risultati degli accertamenti disposti possa dare luogo a interferenze o manipolazioni volte a ostacolare l’indagine e a frustrare i suoi obiettivi, tenendo presente la possibile esistenza di informazioni sensibili che potrebbero compromettere la sicurezza dei servizi essenziali”, ha giustificato.
Martedì, il giudice ha disposto d’ufficio l’apertura di un’indagine, indicando che, sebbene al momento la causa dell’evento sia sconosciuta, “il ciberterrorismo è tra le possibili” ipotesi. Di conseguenza, secondo il magistrato, era necessaria l’apertura di un’indagine giudiziaria.
In questo contesto, ha disposto come primi atti l’acquisizione di una relazione dal Centro Criptologico Nazionale e dalla Red Eléctrica, chiedendo che entro un termine improrogabile di 10 giorni indichino le cause del blackout. Allo stesso modo, il giudice Calama ha chiesto alla Direzione Informazioni della Polizia una relazione preliminare, anch’essa entro 10 giorni, sui fatti avvenuti lunedì in tutta la Spagna.
Il magistrato ha spiegato che l’incidente è avvenuto lunedì verso le 12:30 e ha colpito i sistemi informatici che supportano infrastrutture essenziali per la società, come sanità, energia, industria o trasporti, generando “una situazione critica per il benessere e il senso di sicurezza di tutti i cittadini”.
L’ordinanza riportava la spiegazione del governo secondo cui “sono stati persi” improvvisamente per 5 secondi 15 gigawatt dell’energia in produzione in quel momento, pari al 60% dell’elettricità consumata, “qualcosa che non era mai accaduto”.
Chi è il magistrato incaricato dell’indagine
José Luis Calama Teixeira, giudice presso il Tribunale Centrale d’Istruzione n. 4 del Tribunale Nazionale.
Entrò in magistratura nel 1988 e da allora ha svolto una brillante carriera nel settore. È entrato a far parte della Corte nazionale nel dicembre 2018, succedendo a Fernando Andreu.
Calama Teixeira si è occupato di diverse macro-cause importanti. Tra queste rientra anche l’indagine sul caso Pegasus, che prevedeva lo spionaggio di alti funzionari del governo spagnolo.
Problemi di “Sicurezza a Cascata”
Il titolare del Quarto Tribunale Centrale d’Istruzione ha spiegato che, ai sensi dell’articolo 573 del Codice Penale, i crimini informatici possono essere considerati terrorismo se finalizzati a destabilizzare gravemente l’ordine costituzionale o il funzionamento dei servizi essenziali.
Nella sua ordinanza, il giudice ha esaminato la legislazione nazionale ed europea sulla protezione delle infrastrutture critiche e la lotta al ciberterrorismo, osservando che in Spagna il legislatore ha incluso questo fenomeno tra i reati di terrorismo.
In particolare, l’articolo 573.2 si applica “nel caso in cui l’origine dei fatti sia da ricondurre alle modalità e finalità previste da tale norma”.
Calama ha inoltre sottolineato che “la società si basa sempre più su un complesso sistema di infrastrutture su cui si fondano i settori produttivi, la gestione dei servizi, il sistema finanziario e la vita cittadina in generale”.
“Queste infrastrutture sono interdipendenti, il che può scatenare problemi di sicurezza a cascata all’interno del sistema stesso, con la possibilità di causare gravi e inaspettati guasti ai servizi essenziali per la popolazione, come è avvenuto ieri”, ha aggiunto.
Infatti, ha affermato il magistrato, “queste infrastrutture sono particolarmente attraenti per il terrorismo, per i gravi danni che possono causare alla popolazione”.
Il blackout in Ucraina del 2016 come esempio
Il magistrato ha ricordato che “il rapporto sulle minacce informatiche e le tendenze del 2017 del Centro Criptologico Nazionale affermava che il maggior pericolo è rappresentato dagli attacchi provenienti da stati esteri”.
“È quanto accaduto nel caso degli attacchi informatici alle aziende elettriche ucraine che, nel 2016, causarono un blackout lasciando milioni di persone senza energia elettrica”, ha sottolineato.
Foto: Alcune strade di Madrid tornano a illuminarsi dopo il blackout massiccio.
In questa linea, il giudice Calama ha ribadito che “i gruppi terroristici cercano di sfruttare le vulnerabilità del cyberspazio per realizzare attacchi informatici”.
“Strettamente legata a ciò è la minaccia contro le infrastrutture critiche, con la reale possibilità di provocare un collasso attraverso le reti mediante un crollo a catena dei servizi essenziali”, ha concluso. Inoltre, ha evidenziato nel suo provvedimento “il caso noto come ‘virus della polizia’, per la dinamica seguita dai cybercriminali, in cui furono processati diversi cittadini russi che, dal 2011, avevano attaccato utenti in vari paesi, con oltre 300 vittime solo in Spagna”.
Non abbassare la guardia
Molti, anche in Italia, si sono precipitati ad accettare la versione che esclude qualsiasi ipotesi di cyber-attacco dietro al blackout. Una scelta che sa di comodo silenzio, soprattutto in un momento in cui si cerca in tutti i modi di forzare un accordo di pace in Ucraina, anche a costo di ignorare realtà scomode. Ma tacere non cambia i fatti: la Russia ha una lunga storia di attacchi non convenzionali e, al di là di ciò che emergerà dalle indagini ufficiali spagnole, resta oggi una minaccia reale, concreta e imminente per la sicurezza dell’Occidente.
Foto: web
