La questione della “Difesa Europea” ha ultimamente galvanizzato l’attenzione sociale coinvolgendo tutti i possibili canali di comunicazione oggi a disposizione. Un’attenzione che va a concentrarsi su un argomento comunque molto specialistico sul quale però, come sovente accade in queste circostanze, vengono formulate teorie e proposte che vanno dal creativo allo stravagante, per non dire dal fantasioso all’irrealizzabile.
La “Difesa Europea” fa parte di un lungo cammino accidentato che ha cercato per anni di acquisire sia una sua “identità definitiva” che una sua “autonomia strategica”.
Per avere comunque un corretto punto di osservazione della questione attuale, e comprenderne i meccanismi politico-militari, è opportuno fare un brevissimo cenno di come in Europa si sia sviluppato nel tempo il concetto di “Sicurezza e Difesa comune”. L’Unione Europea ha come fondamenta una base di natura economica indirizzata a creare un mercato comune, da cui il nome di “Comunità Economica Europea” (CEE -Trattato di Roma – 1957), ma solamente nel 1992, con il “Trattato sull’Unione Europea” (TUE), meglio noto come “Trattato di Maastricht” che è considerato peraltro l’Atto Fondativo della nuova “Unione Europea” (UE), venne rappresentata a livello comunitario la necessità di creare uno strumento militare comune: venne promossa così la ricerca di una “Identità di Sicurezza e Difesa Europea” attraverso una politica comune che potesse pervenire all’istituzione di forze militari comuni.
Dopo Maastricht si verificò quindi un continuo susseguirsi di organizzazioni ed organismi per consolidare l’idea di una cooperazione politico-militare in Europa, fornendo anche diversi modelli di consistenza di unità militari. Un brevissimo riassunto delle principali strutture ed iniziative, presenti in ambito UE, fornisce una significativa idea della complessità di una struttura politico-burocratica sostanzialmente frammentata, e spesso sovrapposta, che ha da sempre accompagnato lo sviluppo dell’idea di difesa europea comune:
- la costituzione dell’organizzazione UEO/WEU dei Paesi dell’Europa occidentale (“Unione Europea Occidentale/ Western European Union”) nata concettualmente nel 1954, ma riattivata solo nel 1984 per creare espressamente una identità militare in grado di concorrere insieme alla NATO alla “difesa comune” e a contribuire sia a “missioni operative” che a “missioni per il mantenimento della pace”, di concerto con la NATO o su mandato dell’ONU o dell’allora CSCE, poi divenuta OSCE – Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. La struttura è stata resa inattiva nel 1999 (Consiglio Europeo di Colonia) e definitivamente sciolta nel 2011. Per la parte militare “UEO”, in tale periodo si concretizzarono varie operazioni navali autonome di “sicurezza marittima” e di operazioni militari/di polizia che rientrarono nell’ambito delle missioni per la “Prevenzione dei conflitti” e per la “Gestione delle crisi“, circoscrivendo le missioni/operazioni prevalentemente in missioni umanitarie e di soccorso, missioni di mantenimento della pace (Peace-keeping) e missioni di edificazione della pace (Peace-making).
Un brevissimo ma significativo riassunto dell’evoluzione delle iniziative per dare forma ad una difesa comune:
- la costituzione nel 1992 (Trattato di Maastricht) dell’attuale ”Unione Europea” (UE);
- la proposta nel 1996 di creare e sviluppare una “Identità di Sicurezza e Difesa Europea” (ESDI – European Security and Defence Identity) per consentire ai Paesi europei di condurre azioni militari in quelle situazioni in cui la NATO non avesse interesse ad intervenire;
- la costituzione nel 2001 del “Comitato Politico e di Sicurezza” (CPS o COPS) (detto anche PSC – Political and Security Committee), composto da Ambasciatori dei Paesi membri e responsabile della Politica Estera e della Sicurezza Comune (PESC) (detta anche CFSP- Common Foreign and Security Policy) e della “Politica Estera di Sicurezza e Difesa” (PESD), mutatasi poi in “Politica di Sicurezza e Difesa Comune” (PSDC) per sviluppare anche una cultura strategica della difesa;
- la costituzione nel 2001 del “Comitato Militare della UE” (EUMC – European Union Military Committee), composto dai Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi membri;
- la costituzione nel 2002 dello “Stato Maggiore dell’UE” (EUMS – European Union Military Staff), composto da circa 200 specialisti militari provenienti dai vari Paesi, nato come struttura responsabile della gestione delle eventuali missioni di competenza;
- la costituzione nel 2004 della “Agenzia Europea per la Difesa” (EDA – European Defence Agency) che si occupa di politica estera e di sicurezza comune prevedendo una cooperazione transatlantica con gli USA in specifici settori;
- la definizione nel 2016 del programma “European Union Global Strategy” (EUGS) che vuole delineare una UE dotata di autonomia strategica con capacità operative in sinergia anche con la NATO oltre che con i Paesi europei;
- la creazione nel 2017 di una “iniziativa” volta a promuovere una integrazione strutturale permanente di forze armate appartenenti ai Paesi membri denominata appunto “Cooperazione Strutturata Permanente” (PESCO – PErmanent Structured COoperation);
- l’approvazione nel 2022 del documento chiamato “Strategic Compass” (Bussola Strategica) la cui finalità è quella di proporsi come strumento di “Pianificazione Operativa”, sia a livello operativo che strategico, traducendo gli intendimenti di natura politica della UE, nonché per conseguire obiettivi comuni con l’ONU e con la NATO. Tra i vari intendimenti compare anche quello di istituire una nuova Forza di “dispiegamento rapido” (che vorrebbe dire di “reazione rapida”…ma questo è un termine NATO) a livello di Battlegroup con una consistenza di circa 5000 uomini.
In tale contesto abbastanza complesso, si sono impiegate sino ad ora diverse tipologie di forze militari:
EUFOR. (European Union FORce). Termine generico con cui sono state individuate quelle forze militari, ma anche di polizia, impiegate nelle varie “missioni di pace”;
EUROFOR. (European Union Rapid Operational FORce) ovvero “Forza Operativa Europea di Reazione Rapida”. Si tratta una forza multinazionale che è stata attiva dal 1995 al 2012 per un impiego in “Operazioni di Supporto alla Pace” (PSOs. Peace Support Operations) che in ambito europeo vengono chiamate “Missioni di Petersberg”(così definite durante la riunione del Consiglio dei Ministri della UEO avvenuta a Petersberg nel 1992);
EUROMARFOR. (EUROpean MARitime FORce) ovvero “Forza Marittima Europea”. Si tratta di una Forza Marittima, costituita nel 1995, in grado di condurre operazioni navali, aeree ed anfibie prevedendo una consistenza minima da “Task Group” navale (da 4 a 10 navi). La composizione della forza navale dipende dalla tipologia della missione assegnata, ha una cellula di comando permanente (la Forza è su attivazione), il comando è designato per 2 anni ed è a rotazione tra le Autorità Nazionali delle Nazioni partecipanti;
EUROCORPS. (EUROpean CORPS), detto anche EUROCORPO, ovvero “Corpo d’Armata Europeo” con la finalità di essere una “Forza di Difesa Europea”. Nel lessico militare dell’anglosfera il termine ” Corps” puo’ individuare sia una forza militare a livello di “Corpo d’Armata ma anche addirittura una intera “Forza Armata”, come ad esempio l’“U.S. Marine Corps”. È una forza multinazionale costituita nel 1991 come brigata e dal 2002, a seguito di un accordo con la NATO, è stata classificata come “Forza di dispiegamento rapido” assumendo la dicitura di “reazione rapida” (NRF – NATO Reaction Force). Istituzionalmente ha il compito di pianificare e condurre operazioni militari ad ampio spettro sia in ambito Unione Europea che NATO. Poiché la sua effettiva consistenza numerica si aggira tuttavia su 1200 effettivi circa, il suo impiego di proiezione all’estero, non è mai stato superiore ai 150 effettivi per volta e per limitati periodi di tempo.
In termini generali, la possibilità di operare congiuntamente tra forze militari provenienti da Paesi diversi, con differenti tipi di addestramento e di procedure operative, richiede un alto livello di specializzazione e di professionalità nonché il possesso di sistemi di comando, di coordinamento, di controllo, di comunicazione e di supporto logistico adeguati alle possibili missioni assegnabili. Inoltre le capacità operative delle unità militari coinvolte devono tutte essere “a livello” in modo da poter operare congiuntamente o potersi integrare rapidamente in dispositivi più ampi. Senza tali presupposti non è possibile dare consistenza a “moduli militari compatibili” nell’ottica di adempiere ai compiti assegnati. In pratica si ritorna al vecchio concetto della capacità di generare la cosiddetta “Forza multinazionale interforze per specifica missione” (CJTF – Combined Joint Task Force), chiamata anche in gergo militare “Lego Legion” (dal famoso gioco danese “Lego” che consiste nel costruire le cose più disparate tramite l’assemblaggio di differenti mattoncini di plastica).
Se è complesso costituire un CJTF lo è ancora di più una Forza militare di una consistenza tale da poter difendere l’intera Europa. Senza dimenticare l’abitudine consolidata nel tempo di partecipare ad operazioni militari impiegando “contingenti” di consistenza molto limitata, oppure “distaccamenti operativi” di Forze Speciali, ancora più ridotti, come anche “gruppi navali” costituiti da due sole navi, giusto per poter affermare nei rapporti di fine anno che in quella determinata operazione “c’eravamo anche noi”. Inoltre, in controtendenza al pensiero dominante degli ultimi anni, ove si riteneva che gli unici conflitti futuri possibili fossero quelli “a bassa intensità” (dove vengono impiegate unità militari di modesta consistenza per scontri limitati e per finalità circoscritte) si è passati, con la realtà degli eventi come il conflitto in Ucraina, a dover riconsiderare quella tipologia di conflitti “ad alta intensità” (dove entrano in gioco grandi unità complesse e vengono impiegati centinaia di migliaia di uomini, migliaia di armi e migliaia di mezzi per il totale annientamento del nemico).
Da queste principali considerazioni può prendere forma l’idea di come costituire una Forza di Difesa Europea. Ci potrebbero essere due modelli teoricamente perseguibili nell’ambito dei quali, comunque, dovrebbero essere poste delle domande:
- la costituzione di una “Forza di Difesa Europea” unica, totalmente autonoma e sovranazionale. Si costituirebbe un unico comando supremo? Il comando verrebbe assegnato a un Paese che possiede una deterrenza nucleare? Questa Forza assorbirebbe tutte le Forze Armate dei Paesi europei? Le truppe dovrebbero giurare fedeltà alla bandiera europea e non più a quella nazionale? Ci sarebbe una unica uniforme? Ci sarebbe uniformità di trattamento economico provenendo da Paesi diversi? …..
- la costituzione di una “Forza di Difesa Europea” simile alla struttura NATO. Ci sarebbe un Paese economicamente “trainante”? A chi verrebbe dato il comando? Il comando sarebbe permanente o a rotazione? Se il comando fosse a rotazione tutti i Paesi avrebbero la stessa valenza? Chi stabilirebbe il “livello” di capacità e di prontezza operativa delle truppe? Quali “assetti militari” dovrebbero essere messi a disposizione della Forza, quali rimarrebbero in ambito nazionale e quali in ambito NATO? Quanti e quali sistemi d’arma, velivoli, navi, mezzi terrestri verrebbero richiesti ai singoli Paesi? Quali basi terrestri, aeree e navali dovrebbero essere concesse alla Forza? …….
I due modelli sono completamente diversi per due aspetti fondamentali: nel primo i Paesi Europei non avrebbero più Forze Armate proprie mentre nel secondo i costi per mantenere le rispettive Forze nazionali più le Forze concesse alla UE ed alla NATO sarebbero oltremodo sostenuti.
Nessun Paese avrà chiaramente intenzione di privarsi delle proprie Forze Armate ed è quindi plausibile che si andrà verso un modello simile a quello della NATO. Tale modello si tradurrebbe in un triplicarsi dei costi, dovendo finanziare le Forze Armate dei vari Paesi per le singole esigenze nazionali, dovendo finanziare la partecipazione allo strumento militare NATO e dovendo ora finanziare anche la partecipazione allo strumento militare della UE.
Naturalmente tutte le organizzazioni militari hanno bisogno di considerevoli risorse economiche, ma non è solamente tale disponibilità a definirne la struttura ma anche la minaccia dalla quale ci si dovrebbe difendere, che si dovrebbe fronteggiare e, quando necessario, eliminare. Inoltre la volontà politica del momento non sempre garantisce una visione a lunga gittata del futuro, soprattutto in un’ottica impopolare di “possibile sforzo bellico” a cui si potrebbe essere chiamati.
Vi è poi la realtà geografica che va comunque considerata: l’Europa è sostanzialmente la penisola occidentale di un grande insieme euroasiatico. Se la si considera in tal senso (come non facente parte di tale territorio) verrebbe naturale dare una preminenza, in termini generali, alla componente navale.
Considerando inoltre l’esistenza di una forte alleanza quale è la NATO, si sarebbe tentati di seguire questa prospettiva, almeno fino a quando si percepisce la Nazione russa come una minaccia permanente. Certo, cambiando il punto di approccio si aprirebbero nuove ed impensabili prospettive. Ma al momento è bene concentrarsi sulla risoluzione del conflitto ucraino che, seppur geograficamente alquanto limitato, sta in ogni modo accelerando un possibile nuovo assetto del continente nel quale la Difesa europea non sarebbe altro che il “perno di manovra”, ovvero una struttura statica difensiva dalla quale è possibile condurre una reazione dinamica.
