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Convegno del Centro Studi Esercito sull’urgenza della trasformazione militare

Stato maggiore dell'Esercito italiano Stato Maggiore Esercito · · 4 min di lettura

Il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, ha partecipato giovedì al convegno dal titolo: “Urgenza della trasformazione militare quale criticità strategica nazionale: comprensione del fenomeno e ricadute sulla sostenibilità dello Strumento Militare Terrestre”, organizzato dal Centro Studi Esercito (CSE), associazione culturale preposta allo sviluppo e diffusione del pensiero militare, con particolare riferimento alla Componente Terrestre.

Al simposio che si è tenuto presso la sala “P.C. Dominioni” del Segretariato Generale della Difesa e Direzione Nazionale agli Armamenti, sono intervenuti anche il sottosegretario di Stato alla Difesa, on. Giulio Calvisi, alcuni componenti delle Commissioni Difesa del Senato e della Camera dei Deputati, il dottor Guido Crosetto, presidente dell’AIAD (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), il NATO’s Deputy Assistant Secretary General for Defense Investment Division, mr. Gordon Davis, e il generale di corpo d’armata Paolo Ruggiero, NATO’s Deputy Supreme Allied Commander Transformation.

Il generale della Riserva Enzo Stefanini, presidente del CSE, ha aperto i lavori facendo un quadro di situazione sull’attuale finanziamento dello strumento terrestre, rapportandolo alle esigenze operative dell’Esercito e di quanto questo gap influisca sulla capacità d’innovazione della Forza Armata.

La discussione, proseguita con la collaborazione di esperti del settore, tra cui rappresentanti della divisione investimenti e trasformazione della NATO, dell’Università Roma 2, di Leonardo S.P.A. e della Federazione Aziende Italiane per l’aerospazio, la difesa e la Sicurezza (AIAD) ha analizzato lo sviluppo degli scenari futuri sino al limite temporale del 2035.

Gli attuali conflitti infatti, sono sempre più caratterizzati da scenari urbanizzati con sfruttamento delle infrastrutture nella loro verticalità. In tali contesti è in aumento il numero degli attori non militari (civili, operatori di agenzie governative e non, operatori dei mass media e combattenti regolari e irregolari) che influenzano il corso delle operazioni; nonché l’uso indiscriminato e terroristico di qualsiasi strumento di offesa da parte di soggetti non-statuali e che operano al di fuori delle norme sancite dal Diritto dei Conflitti Armati; l’impiego di nuove tecnologie fortemente performanti come veicoli e velivoli unmanned (droni); sfruttamento della dimensione del cyberspazio, dal livello strategico a quello tattico; uso della propaganda tramite i new media per acquisire il controllo delle opinioni; e infine il possibile uso di armi CBRN. In tale quadro, la rapida evoluzione scientifica impone attenzione nell’individuazione delle tecnologie performanti in ambito militare – nanotecnologie, intelligenza artificiale, robotica, cibernetica in considerazione della riduzione in termini temporali della vita tecnica di piattaforme, veicoli, mezzi, strumentazione ed equipaggiamenti. Tali sistemi richiedono un continuo rinnovamento congruente con l’avanzare delle innovazioni in campo scientifico e militare.

Dal convegno è pertanto emersa, come evidenziato anche in precedenza in altre sedi, la necessità per l’Italia di colmare il gap esistente tra il finanziamento e le esigenze della Forza Armata, al fine di mantenere gli standard operativi ed addestrativi richiesti.
In caso contrario, se non si procederà ad una programmazione pluriennale di investimenti, si assisterà ad un reale e progressivo decadimento delle capacità operative dell’Esercito nei prossimi 5 anni.

Nella sessione pomeridiana è stato presentato l’altro studio del CSE dal titolo “Mission Command, le condizioni, la pratica e la fenomenologia” con un interessante contributo fornito dai relatori tra cui il gen. c.a. (aus) Venci, il gen. d. (aus) Scollo, il gen. b. (Ris) Ciccarelli e diversi altri rappresentanti dell’Università, di eserciti stranieri e dell’Ufficio Psicologia militare dello stato maggiore dell’Esercito. Per tutti gli ufficiali giovani presenti in platea e collegati in videoconferenza, è stata un’importante occasione per conoscere e approfondire il tema del “Mission Command”, e ascoltare le testimonianze di altri comandanti intervenuti nel dibattito, come il generale (aus) Bertolini.

Il Centro Studi dell’Esercito è un ente autonomo, un foro di elaborazione del pensiero militare su temi propri dello Strumento Militare Terrestre che supporta lo sviluppo e la diffusione del pensiero militare nazionale, con particolare riferimento alla componente terrestre, attraverso l’analisi e lo sviluppo di studi indipendenti di carattere storico sociale, sull’innovazione tecnologica, la componente umana e le forme di lotta emergenti nei moderni e futuri scenari operativi, traducendo le attività più significative in eventi comunicativi.

Nel corso dell’anno 2019, presso la Biblioteca Centrale dello stato maggiore dell’Esercito è stato siglato l’accordo di collaborazione per l’esecuzione di attività di ricerca e di studio finalizzate all’approfondimento e alla diffusione di tematiche di cultura militare, con particolare attenzione allo Strumento Terrestre.

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