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NATO: priorità massima all’aggiornamento delle 180 testate nucleari in Europa, 50 delle quali in Italia

Franco Iacch Franco Iacch · · 3 min di lettura

Entro i prossimi tre anni gli Stati Uniti aggiorneranno 500 bombe nucleari all’idrogeno B61, comprese le 180 testate dislocate nelle sei basi in Europa, alla versione Mod-12. Con le nuove modifiche, le bombe potranno essere utilizzate con maggiore “facilità” dai comandanti sul campo. Pur non essendo tecnicamente una nuova arma, l’aggiornamento del Pentagono trasforma l’attuale inventario nucleare “stupido” (cioè a caduta libera) in “intelligente”, in sistema d’arma, cioè, a guida di precisione.

Semplificando al massimo la B61-11, schierata alla fine degli anni ’90 e catalogata come “nuclear bunker buster”, richiede una testata da 400 kilotoni per colpire il bersaglio, considerando anche le variabili: margine di errore, capacità di penetrazione e composizione del terreno. Una potenza non accettabile se non in un contesto di guerra aperta. La B61-12, invece, con una precisione di 30 metri dall’obiettivo richiede solo una testata da 50 kilotoni (una potenza più accettabile e con minori effetti collaterali). Ciò significa maggiore accuratezza ed un nuovo impiego sul campo di battaglia. Il rendimento detonante di una testata da 50 kilotoni, in un raggio di 30-68 metri, è assolutamente necessario per polverizzare ogni tipo di bunker fortificato.

Sappiamo che gli Stati Uniti non dislocheranno altre bombe nucleari in Europa, ma proprio nel vecchio continente le modifiche sugli stock nucleari esistenti saranno eseguiti celermente. Le B-61 schierate in Europa saranno le prime ad essere modernizzate. La tecnologia della B61 è anche nota come “Dial-a-yield”.Ciò significa che ogni bomba ha una potenza regolabile: da un massimo equivalente di 50.000 tonnellate di TNT ad un minimo di 300. L’impiego sul campo di battaglia, quindi, può essere personalizzato a seconda dell’effetto desiderato e dell’obiettivo. Gli upgrade, nonostante i rinvii ed i tagli, dovrebbero iniziare entro la fine del 2018, pena il deterioramento delle testate più obsolete (quelle cioè dislocate in Europa) per un totale di 500 testate Mod-3, 4, 7 e 10 da riconvertire.

Da rilevare che proprio in Europa, la B-61-12, potrà essere trasportata esclusivamente dagli F-35. F-16 e Tornado, infatti, a causa di alcune incompatibilità tra i sistemi, non potrebbero lanciare le nuove Mod-12. L’aggiornamento delle 500 testate nucleari andrebbe visto anche sotto un profilo tattico. A partire dal 2020, la NATO potrebbe disporre di un caccia di quinta generazione a bassa osservabilità (l’F-35) dotato di armamento nucleare intelligente con potenza scalabile. Più che l’F-35 (almeno adesso), il vero game-changer che potrebbe stabilizzare l’asset europeo è la bomba B61-12. Il costo dell’aggiornamento del primo stock da 500 bombe B61, considerato vero e proprio programma di life-extension del sistema, costerà ai contribuenti americani dagli 8 ai 12 miliardi di dollari. Resteranno in servizio fino al 2040.

Perché le B61-12?

Perché è ritenuta un’arma nucleare tattica, credibile, abbastanza potente da proteggere gli alleati della NATO. Le B-61 rappresentano un deterrente nucleare ritenuto in grado di dissuadere anche gli stessi alleati dallo sviluppare armi nucleari “fatte in casa”.

Dove sono le bombe nucleari in Europa?

Le basi italiane di Ghedi ed Aviano dovrebbero ospitare complessivamente dalle 30 alle 50 bombe nucleari B61. Le sei basi della NATO (Belgio (Kleine Brogel AB), Germania (Buchel AB), Italia (Aviano e Ghedi AB), Paesi Bassi (Volkel AB), e Turchia (Incirlik AB) ospitano circa 180 bombe nucleari americane B61 Mod-3,-4,-7,-10. Tutte le B61 dislocate in Europa saranno sostituite con l’ultima versione della bomba nucleare all’idrogeno per essere implementate nell’F35A.

(nella foto un F-16 in decollo dalla base di Aviano – fonte: US Air Force)

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