Nel cuore di un’Europa segnata dalla guerra e da un ordine internazionale sempre più instabile, il Regno Unito ha presentato ieri la sua revisione strategica della difesa: lo Strategic Defence Review 2025 (SDR). Il documento segna una svolta netta rispetto all’approccio post-Guerra Fredda. L’obiettivo viene dichiarato: “Rendere il Regno Nel cuore di un’Europa segnata dalla guerra e da un ordine internazionale sempre più instabile, il Regno Unito ha presentato ieri la sua revisione strategica della difesa: lo Strategic Defence Review 2025 (SDR).
Il documento segna una svolta netta rispetto all’approccio post-Guerra Fredda. L’obiettivo viene dichiarato: “Rendere il Regno Unito più sicuro, protetto in patria, forte all’estero”.
Il messaggio è dunque chiaro: il governo britannico intende trasformare la sicurezza nazionale nel principio fondante della sua azione politica. A tal fine, è stato annunciato il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla fine della Guerra Fredda, con l’obiettivo di raggiungere il 2,5% del PIL entro il 2027 e, condizioni economiche permettendo, il 3% nella prossima legislatura.
Il documento è il frutto di una consultazione ampia e senza precedenti: oltre 8.000 contributi, 200 aziende coinvolte, e 150 esperti consultati.
I revisori – lord Robertson, il generale Richard Barrons e la politologa Fiona Hill – non si sono limitati a un aggiornamento, ma hanno proposto una trasformazione radicale del sistema difensivo britannico.
Tra le misure principali:
- creazione di una “Forza Integrata” capace di operare simultaneamente in tutti i domini (terra, mare, aria, spazio, cyber);
- rafforzamento della deterrenza nucleare, con 15 miliardi di sterline investiti nella sostituzione delle testate e nella costruzione di sottomarini SSN-AUKUS;
- passaggio alla guerra autonoma, con l’integrazione massiccia di droni, AI, “swarm” terrestri e marittimi;
- digitalizzazione del targeting: entro il 2027 verrà attivata una “rete digitale di puntamento” per integrare sensori, decisori e fuoco.
Il nuovo Defence Investment Plan abbandona la logica del “piano equipaggiamenti” per diventare un vero piano industriale nazionale. Saranno costruite almeno sei nuove fabbriche di munizioni ed esplosivi nel Regno Unito e avviata una produzione continua di sommergibili nucleari (fino a 12 unità), con l’obiettivo di un nuovo sottomarino ogni 18 mesi.
In parallelo nascerà il Defence Exports Office, destinato a rafforzare le esportazioni militari e le partnership industriali internazionali (AUKUS, GCAP, JEF, E5).
Un altro pilastro è il concetto di whole-of-society defence. Il Regno Unito investirà 7 miliardi di sterline nel miglioramento degli alloggi militari, estenderà il programma dei cadetti (+30% entro il 2030) e introdurrà una Strategic Reserve nazionale, pronta ad affiancare le forze regolari in caso di mobilitazione.
Sarà inoltre presentato un Defence Readiness Bill per legalizzare e normare la mobilitazione in tempi di crisi.
Con la formula “NATO First”, Londra si assume un nuovo ruolo guida nel contesto euro-atlantico. Le forze britanniche si concentreranno su capacità interoperabili con l’Alleanza e su sistemi ad alta letalità per rafforzare la deterrenza collettiva: dai caccia F-35 alle ali aeree ibride sulle portaerei, dai nuovi sistemi laser a energia diretta alle 7.000 nuove armi a lungo raggio in produzione.
La Strategic Defence Review 2025 rappresenta un salto di paradigma: dalla gestione del rischio alla preparazione alla guerra. Il Regno Unito – conscio del mutato contesto geopolitico, della fragilità delle catene di approvvigionamento globali e dell’avanzata delle tecnologie militari disruptive – sceglie di investire nella forza, nell’autonomia e nella resilienza.
Una svolta che, volenti o nolenti, ridisegnerà anche le priorità della difesa europea?
