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gasdotti come nuovo fronte in Ucraina
Conflitti
Analisi

La guerra nei tubi: i gasdotti come nuovo fronte in Ucraina

Un tubo d'acciaio da 1,2 metri di diametro, buio, senza aria, con il metano residuo che impregna le pareti. Dentro, uomini che avanzano piegati o carponi per chilometri, con maschere d'ossigeno e sensori di CO2, mentre in superficie i droni rendono mortale ogni movimento allo scoperto.

Claudio Verzola Claudio Verzola · · 13 min di lettura

Un tubo d’acciaio da 1,2 metri di diametro, buio, senza aria, con il metano residuo che impregna le pareti. Dentro, uomini che avanzano piegati o carponi per chilometri, con maschere d’ossigeno e sensori di CO2, mentre in superficie i droni rendono mortale ogni movimento allo scoperto. È il quadro della guerra sotterranea che, dal 2024 a oggi, è passata dall’espediente occasionale a un dominio di combattimento vero e proprio. L’ultimo capitolo, l’operazione ucraina “Veles” resa pubblica il 22 ottobre 2026, segna il momento in cui la rete dei gasdotti non è più solo una via di infiltrazione, ma un terreno conteso.

Come si combatte in una condotta

Le fonti ucraine e russe, lette insieme, descrivono tre impieghi distinti delle condotte. Il primo è l’infiltrazione: far comparire fanteria alle spalle di un caposaldo, come a Sudža. Il secondo è il movimento protetto, per ridurre l’esposizione ai droni durante trasferimenti, rifornimenti ed evacuazioni. Il terzo, il più recente, è la contesa della rete stessa: espellere l’avversario da un tratto, occuparlo e mantenerlo.

Le condizioni fisiche dettano la tattica. Sotto Kup’jans’k, secondo testimonianze raccolte da Radio Svoboda, i tubi misurano tra 1.000 e 1.200 millimetri; The Atlantic ha contato almeno 57 condotte da uno a due metri nell’area. I russi, stando a DeepState, si muovevano su piattaforme a ruote e monopattini elettrici dove l’altezza lo consentiva. L’aria è scarsa, la condensa di gas si accumula, il freddo domina nei tratti profondi e il caldo in quelli vicini alla superficie. Si aprono fori di ventilazione, si procede a tappe. Dopo “Potok” buona parte dei partecipanti russi finì in ospedale per lesioni polmonari.

Il fuoco in un tubo è un problema a sé. Le schegge rimbalzano lungo le pareti, le esplosioni creano vuoti d’aria. Per questo gli ucraini escludono l’assalto frontale: preferiscono aggiramenti laterali, scavando trincee dal proprio lato del tubo, e la pressione tecnologica. Droni Mavic per la ricognizione, FPV e bombardieri pesanti per danneggiare i segmenti, quindi blocco delle uscite e saturazione a distanza dei tratti interessati. Il comando segue tutto da remoto, con telecamere e collegamenti ai posti di controllo. Il ritmo è disomogeneo: in alcuni tratti si avanza di centinaia di metri in un giorno, in altri servono settimane per dieci o venti metri. “Combattimenti 24 ore su 24”, li ha definiti un ufficiale di pianificazione della brigata Khartiia.

La storia: da Avdiivka a Kup’jans’k

Il precedente è Avdiivka, gennaio 2024. Le fonti russe attribuiscono alla formazione “Veterany” un’infiltrazione sotterranea alle spalle del caposaldo “Carskaja Ochota”. Le ricostruzioni ucraine parlano di un collettore fognario, non di un gasdotto: un episodio pertinente alla guerra sotterranea, ma da non confondere con quelli successivi.

Il caso di scuola è Sudža, oblast’ di Kursk. L’8 marzo 2025 l’operazione “Potok” (“Flusso”, in gergo “Truba”, il tubo) portò reparti russi lungo la condotta dismessa dell’Urengoj-Pomary-Užhorod per 12-15 chilometri, a seconda del punto d’uscita, verso le retrovie ucraine. Nel rapporto del 12 marzo il capo di Stato Maggiore Gerasimov parlò di oltre 600 uomini; testimonianze dei partecipanti salgono a 800-820. Il governatore facente funzioni Chinštejn scrisse di sei giorni sotto terra, senza ossigeno né acqua a sufficienza. Secondo altre versioni, due giorni di marcia e quattro di attesa nel tubo. Gli ingressi erano stati mascherati per mesi presso Novosotnickij, al confine tra i distretti di Bol’šesoldatskij e Sudžanskij. Il bilancio resta controverso: Mosca presentò l’azione come decisiva per il ripiegamento ucraino da Kursk; Kiev dichiarò di aver individuato e colpito i gruppi all’uscita; un’inchiesta di Ukraïns’ka Pravda riconobbe che una parte degli infiltrati raggiunse effettivamente la città. Infiltrazione riuscita, perdite non accertate, peso sull’esito ancora discusso.

A fine marzo 2025 un tentativo analogo fu segnalato a Torec’k, attraverso comunicazioni sotterranee urbane, senza che la fonte ucraina identificasse il reparto né la natura della condotta.

Poi Kup’jans’k. Il 12 settembre 2025 DeepState riferì che gruppi russi erano entrati nella condotta Šebelynka-Ostrogožsk presso Lyman Peršyj, avevano attraversato l’Oskil sotto il letto del fiume e riemergevano a Radkivka, con un percorso che poteva richiedere quattro giorni, per poi disperdersi verso il bosco a nord della città e la ferrovia. Lo Stato Maggiore ucraino confermò il 13 settembre il controllo dell’uscita; nei giorni seguenti il reggimento droni “Achilles” danneggiò e allagò il tubo. Non bastò: i russi aggirarono i tratti danneggiati, aprirono nuove uscite e ripresero i movimenti.

Il 5 gennaio 2026 il 7º Corpo delle Forze d’assalto aereo rese noto che circa 50 militari russi avevano tentato di usare il gasdotto “Sojuz” a nord di Novoplatonivka, verso Nova Kruhljakivka e Zahryzove, per uscire allo scoperto e accumulare forze: la 77ª brigata aeromobile ne eliminò almeno 40 con lanci da drone. In aprile un portavoce ucraino parlava di perdite russe fino al 70 per cento nei tentativi di passaggio, ma i tentativi continuavano. Il 27 settembre 2026 i droni di Khartiia filmarono militari russi in ritirata che conducevano nove civili, tra cui bambini e anziani, da Holubivka fin dentro la condotta Šebelynka-Ostrogožsk, per dieci chilometri al buio verso il territorio occupato: scudi umani per coprire il ripiegamento.

La risposta ucraina ha un nome: “Veles”. Iniziata circa sei mesi prima e resa pubblica il 22 ottobre 2026 dal 2º Corpo della Guardia nazionale “Khartiia”, ha combinato l’avanzata sotterranea con attacchi in superficie e colpi di droni. “Sapevamo che i russi volevano usare i gasdotti per entrare nelle nostre retrovie, così siamo scesi sotto terra noi”, ha spiegato il comandante, generale di brigata Ihor Obolens’kyj. Il corpo rivendica oltre 15 chilometri di condotta sotto controllo, più di 30 prigionieri e un centinaio di russi uccisi, cifre non verificabili in modo indipendente. Il 27 ottobre Zelens’kyj l’ha definita la terza operazione simbolica dell’anno. In parallelo, più a nord presso Radkivka, il 425º reggimento d’assalto “Skelia” ha condotto “Impasibl” (Impossible): circa due mesi di combattimenti in due condotte da 1.000 e 1.200 millimetri, con assalti sotterranei e difesa contemporanea dell’ingresso in superficie. Secondo il capo di Stato Maggiore Andrij Fedoruk, i tratti bonificati servono ora alla logistica e all’evacuazione dei feriti, quando il percorso in superficie è troppo esposto. Il nesso fra le due operazioni è di collaborazione su settori contigui, non di identità: comunicati e articoli non usano sempre gli stessi nomi.

Le unità impegnate

Ucraina. A Kup’jans’k il dispositivo di “Veles” fa capo al 2º Corpo della Guardia nazionale “Khartiia”, con la brigata omonima (13ª brigata NGU), il reggimento d’assalto “R.U.G.”, il reparto sistemi senza pilota “Lava”, il 429º reggimento droni “Achilles” e unità del GUR, fra cui la Legione “Libertà della Russia”. L’elenco descrive il dispositivo complessivo: non tutti questi reparti hanno combattuto fisicamente dentro i tubi. Su “Impasibl” operano il 425º reggimento d’assalto separato “Skelia”, che nei propri canali cita anche il concorso del 1º Corpo NGU “Azov”. Sull’episodio di gennaio 2026 agì la 77ª brigata aeromobile “Naddniprjans’ka” del 7º Corpo delle Forze d’assalto aereo.

Russia. Per “Potok” l’attribuzione è ufficiale: Gerasimov citò la formazione “Veterany”, l’11ª brigata d’assalto aereo della VDV, il 30º reggimento fucilieri motorizzati e le forze speciali “Achmat”, in particolare il gruppo “Aida”. Testimonianze dei partecipanti e media russi aggiungono la brigata “Vostok”, la 72ª divisione fucilieri motorizzati, la 106ª brigata e reparti di fanteria di marina. A Kup’jans’k, invece, l’identità dei reparti sotterranei è il punto meno chiaro: il settore è di competenza della 6ª Armata e della 1ª Armata corazzata della Guardia, ma le fonti ucraine parlano genericamente di “russi” e i canali Z accennano, senza conferme, a mercenari colombiani feriti nei tubi. Trasferire a Kup’jans’k i nomi di Sudža sarebbe una forzatura.

Quel che è certo è l’evoluzione: ciò che a Sudža fu un colpo di mano è diventato sull’Oskil un fronte permanente, con postazioni, turni e logistica. Sotto la terra, come sopra, il drone ha spinto la fanteria a cercare un buio dove non sia visto. E ora si contende anche quello.

Dentro una condotta da 1.200 mm

Sezione in scala. Un uomo alto 1,75 m non può stare in piedi: avanza piegato, carponi o su piattaforme a ruote.

SUPERFICIE · osservazione dei droni 1,2 m (1.000 mma Radkivka) tratti percorsi: 12-15 km (Sudža), oltre 15 km (Kup’jans’k) sezione · uomo accovacciato
AriaOssigeno scarso, metano residuo e condensa di gas. Maschere, sensori di CO2, fori di ventilazione aperti lungo il percorso. Dopo “Potok” molti partecipanti ricoverati per lesioni polmonari.
TemperaturaFreddo e umidità nei tratti profondi, calore intenso dove il tubo corre vicino alla superficie. Giorni interi in posizione orizzontale.
FuocoLe schegge rimbalzano lungo le pareti d’acciaio, le esplosioni creano vuoti d’aria. L’assalto frontale è escluso: aggiramenti laterali e trincee scavate dal proprio lato.
DroniMavic per la ricognizione, FPV e bombardieri pesanti per danneggiare i segmenti, poi blocco delle uscite. Il comando segue i movimenti da remoto con telecamere.

Fonti: Radio Svoboda, DeepState, The Moscow Times, 2º Corpo “Khartiia”, 425º reggimento “Skelia”. Elaborazione Difesa Online.

Cronologia: da Avdiivka a “Veles”

Iniziativa: Russia Ucraina

  • Gennaio 2024 · Avdiivka
    Il precedenteRussia

    La formazione “Veterany” si infiltra alle spalle del caposaldo “Carskaja Ochota”. Per le fonti ucraine è un collettore fognario, non un gasdotto.

  • 8 marzo 2025 · Sudža (Kursk)
    Operazione “Potok”Russia

    Oltre 600 uomini (fino a 820 per i partecipanti) percorrono 12-15 km della condotta dismessa Urengoj-Pomary-Užhorod. Sei giorni sotto terra. Esito sul ripiegamento ucraino da Kursk ancora discusso.

  • 30 marzo 2025 · Torec’k
    Tentativo urbanoRussia

    Passaggio attraverso comunicazioni sotterranee segnalato dal portavoce ucraino; reparto e natura della condotta non identificati.

  • 12 settembre 2025 · Oskil
    Sotto il fiume verso Kup’jans’kRussia

    DeepState: gruppi russi entrano nella Šebelynka-Ostrogožsk presso Lyman Peršyj, attraversano l’Oskil e riemergono a Radkivka, anche su piattaforme a ruote e monopattini. “Achilles” danneggia e allaga il tubo; i russi aprono nuove uscite.

  • 5 gennaio 2026 · Novoplatonivka
    Gasdotto “Sojuz” bloccatoUcraina

    Circa 50 russi tentano di uscire allo scoperto verso Nova Kruhljakivka e Zahryzove; la 77ª brigata aeromobile ne elimina almeno 40 con lanci da drone.

  • 27 settembre 2026 · Holubivka
    Civili nel tuboRussia

    I droni di Khartiia filmano militari in ritirata che conducono nove civili, tra cui bambini e anziani, per dieci chilometri dentro la condotta verso il territorio occupato.

  • 22 ottobre 2026 · Kup’jans’k
    Operazione “Veles”Ucraina

    Il 2º Corpo NGU “Khartiia” rende pubblica un’operazione di sei mesi: oltre 15 km di condotta sotto controllo, più di 30 prigionieri, un centinaio di russi uccisi (cifre dichiarate).

  • Ottobre 2026 · Radkivka
    Operazione “Impasibl”Ucraina

    Il 425º reggimento “Skelia” bonifica in due mesi due condotte da 1.000 e 1.200 mm. I tratti liberati servono ora a logistica ed evacuazione dei feriti.

Le unità impegnate

Etichetta ufficiale: attribuzione da comando o comunicato del reparto. testimonianze: partecipanti, media, canali Telegram.

Ucraina

“Veles” · Kup’jans’k
  • 2º Corpo NGU “Khartiia” (gen. b. Ihor Obolens’kyj) ufficiale
  • 13ª brigata NGU “Khartiia” ufficiale
  • 23º reggimento d’assalto “R.U.G.” ufficiale
  • 21º reggimento sistemi senza pilota “Lava” ufficiale
  • 429ª brigata sistemi senza pilota “Achilles” ufficiale
  • Unità GUR: Legione “Libertà della Russia”, Corpo Volontario Russo ufficiale
“Impasibl” · Radkivka
  • 425º reggimento d’assalto separato “Skelia” ufficiale
  • 1º Corpo NGU “Azov” (concorso) ufficiale
Gasdotto “Sojuz” · gennaio 2026
  • 77ª brigata aeromobile “Naddniprjans’ka”, 7º Corpo DShV ufficiale

Russia

“Potok” · Sudža
  • Formazione d’assalto “Veterany” ufficiale
  • 11ª brigata d’assalto aereo VDV ufficiale
  • 30º reggimento fucilieri motorizzati ufficiale
  • Forze speciali “Achmat”, gruppo “Aida” ufficiale
  • Brigata “Vostok” testimonianze
  • 72ª divisione fucilieri motorizzati, 106ª brigata, fanteria di marina testimonianze
Kup’jans’k · 2025-2026
  • Settore della 6ª Armata e della 1ª Armata corazzata della Guardia settore
  • Reparti sotterranei non identificati dalle fonti ucraine
  • Mercenari colombiani citati dai canali Z non verificato

Tre modi di usare un tubo

ImpiegoScopoCaso rappresentativoChi
InfiltrazioneComparire alle spalle di una posizione difensivaSudža, marzo 2025Russia
Movimento protetto e logisticaRidurre l’esposizione ai droni in trasferimenti, rifornimenti, evacuazioniOskil dal settembre 2025; tratti bonificati da “Skelia”Russia, poi Ucraina
Contesa della reteEspellere l’avversario, occupare e mantenere tratti di condotta con postazioni permanenti“Veles” e “Impasibl”, 2026Ucraina

Infografica Difesa Online. Dati dichiarati dai comandi coinvolti, non verificati in modo indipendente.

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