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Mondo militare

Il litorale aereo integrato nel dominio terrestre

Filippo Del Monte · · 4 min di lettura
MBDA Stratus

La diffusione sempre più ampia di droni sul campo di battaglia ha spinto larga parte della teoria a riconsiderare il “litorale aereo”, cioè lo spazio che va fino a 300 metri da terra, come spazio tattico rilevante anche per le piccole unità di fanteria. Tuttavia, mentre alcuni studiosi, considerati “riformisti” del potere aereo, ritengono che a dover cambiare sia il tradizionale assetto delle forze aeree, da integrare con sistemi unmanned tattici; altri pensano che, per la sua vicinanza al terreno, lo spazio “littoral” sia inserito appieno nelle dinamiche tattiche del dominio terrestre.

Questa differenza non è questione da poco, perché identifica ora lo strumento militare aereo ora quello terrestre come responsabili della trasformazione degli approcci dottrinari allo spazio litorale, determinando anche risposte operative differenti.

A cambiare nel combattimento terrestre è l’estensione della portata visiva e delle capacità di attacco dei plotoni di fanteria rispetto al passato, grazie all’impiego di droni da ricognizione e offensivi. Come hanno scritto su “War on the Rocks” Salinas, Askew e Levay, “proprio come il fuoco indiretto ha cambiato la capacità della fanteria di colpire bersagli oltre la gittata delle mitragliatrici, l’adozione dei droni altera il modo in cui i fanti possono usare la forza”.

Infatti, le unità di fanteria che perdono il controllo del litorale aereo, saranno vulnerabili al fuoco nemico e saranno inefficaci in combattimento molto prima di potersi avvicinare alle forze avversarie. L’estensione delle dotazioni di droni anche ai plotoni di fanteria è parte integrante della “democratizzazione” del potere aereo ma risponde a logiche tattiche eminentemente terrestri, in questo essendo legata a doppio filo anche all’estensione della capacità antiaerea alle unità più piccole. Sul lato tattico, infatti, l’estensione della “capacità antiaerea” (e antidrone) ad unità di soldati sempre più piccole, dunque l’alleggerimento e l’ampliamento delle disponibilità dei missili spalleggiabili, è una delle chiavi del successo tattico e dell’aumento delle possibilità di sopravvivenza, come il conflitto ucraino ha ben evidenziato.

In particolare, la teoria e la dottrina stanno valutando ampliamente la possibilità di estendere questo tipo di capacità alle squadre di fanteria leggera – come sono quelle paracadutiste e anfibie – sia per l’impiego che per il contrasto delle tattiche di negazione e interdizione d’area, che passano obbligatoriamente per il litorale aereo, sempre più utilizzate in conflitti in corso (Ucraina) o teorizzate in quelli futuri/possibili (Taiwan, isole del Mar Cinese Meridionale). Cosicché la supremazia nello spazio “littoral” può essere espressione di una superiorità a terra rispetto al nemico ma non implica, necessariamente, anche il controllo dei cieli.

Da evidenziare è anche che ad accomunare i “riformisti” del potere aereo ai sostenitori della dimensione terrestre dello spazio aereo litorale è l’idea secondo cui, a fronte di un campo di battaglia contestato e congestionato, sia ormai sorpassata la tradizionale nozione per la quale è “in the blue skies” che si conquista o si perde la superiorità aerea. Durante la campagna aerea statunitense contro l’Isis nel 2016-2017, mentre la U.S. Air Force riuscì a ottenere la superiorità aerea sui cieli di Mosul, i miliziani islamisti riuscirono comunque ad operare a terra contro le forze curdo-irachene, mantenendo l’accesso diretto allo spazio litorale tramite piccoli droni. A tal proposito, l’esempio delle brigate UAV ucraine è calzante, perché evidenzia come i droni di vario tipo (ISR ad ala fissa, droni ISR ​​quadricotteri che fungono anche da bombardieri, nonché droni d’attacco FPV) siano in grado di saturare e controllare lo spazio aereo “litorale” adottando tattiche a metà strada tra la negazione e la supremazia.

Da evidenziare è, dunque, quanto possa essere complicato impiegare le forze aeree tradizionali per tutelare le truppe a terra e garantirgli la pulizia dell’area operativa se lo spazio tattico intermedio non è controllabile dall’alto ma deve essere ripulito e conquistato dal basso.

In “Contesting the Air Littoral“, Grieco e Bremer hanno scritto che, date le condizioni tattiche attuali, in cui lo spazio “littoral”, in considerazione della situazione di continua contestabilità della superiorità e l’impossibilità di stabilire una reale supremazia, risponde alle dinamiche del combattimento terrestre e navale, le riflessioni sul potere aereo tradizionale nei “cieli blu” e quelle sulle tattiche dello spazio litorale vadano separati.

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