Sembra folle, ma è realmente accaduto. Alla fine di aprile, Steve Witkoff si è recato a Mosca per incontrare Putin per la quarta volta quest’anno. Qualcosa di anomalo e molto pericoloso è però accaduto durante questa trasferta. L’inviato speciale del presidente Donald Trump ha disatteso uno dei protocolli di sicurezza più basilari non avvalendosi di un proprio traduttore durante l’incontro avuto con il presidente russo Vladimir Putin, ed optando invece per un interprete, che – come vedremo – è stato messo a sua disposizione dal Cremlino.
Ma andiamo per gradi. Nell’ultimo viaggio, Witkoff ha scelto di andare da solo e di non farsi accompagnare da consiglieri o esperti, come solitamente fanno i funzionari americani nella conduzione di negoziati delicati e complessi.
Entrando nella stanza dove ha avuto luogo l’incontro, erano presenti Putin, il suo consigliere speciale Yuri Ushakov, ambasciatore russo negli Stati Uniti tra il 1998 e il 2008, e Kirill Dmitriev, suo inviato speciale per gli investimenti e la cooperazione economica, c’era solo un’altra persona seduta dall’altro lato del tavolo. Una donna. Steve Witkoff, voltandosi verso di lei, le chiede: “Interprete?”, la donna annuisce. Witkoff aggiunge: “Dall’ambasciata?” e riceve nuovamente conferma. Peccato che non fosse così.
Fermiamoci per un attimo su questo aspetto. L’unica cosa che potrebbe aver senso in questo scambio di convenevoli è che Witkoff possa aver pensato che quella donna fosse stata inviata dall’ambasciata americana come interprete. Al di là del fatto che sarebbe stato piuttosto facile per Witkoff intuire che un eventuale accompagnatrice, messa a sua disposizione dall’Ambasciata statunitense a Mosca, sarebbe giunta insieme a lui e non separatamente, quanto è accaduto ha superato la più fervida immaginazione di qualsivoglia autore di Spy stories.
Steve Witkoff, incaricato di negoziare la fine della guerra in Ucraina, ha incontrato Putin a Mosca per diverse ore, non accompagnato da un interprete fornita dall’ambasciata USA, ma gentilmente offerta dalla Russia. Se questo, ad una lettura superficiale, potrebbe apparire solo un dettaglio irrilevante, è evidente che non lo sia. Se durante i colloqui, gli interlocutori di Witkoff hanno parlato tra loro in russo, lui non ha avuto alcuna possibilità di capire cosa si siano detti. Michael McFaul, ex ambasciatore statunitense in Russia, ha dichiarato che avvalersi dell’interprete del Cremlino è stata “una pessima idea” che ha messo Witkoff “in una situazione di reale svantaggio”.
La questione però è ancora più grave. La donna che lui ha utilizzato come sua interprete non è una semplice traduttrice del governo russo. Il suo nome è Natalia Koshkina. È possibile vederla al fianco di numerosi personaggi importanti russi come Lavrov (immagine 1), Medvedev (immagine 2), lo stesso Putin (immagine 3), ma ha anche prestato servizio, per due anni, come Terzo Segretario della Missione Permanente della Federazione Russa presso l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) in Bruxelles. Ha svolto, inoltre, il ruolo di consulente della delegazione russa presso l’OPCW, l’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche all’Aia (immagine 4). Nessuno di questi incarichi può essere considerato esclusivamente di interpretariato. Questi elementi sono molto più compatibili con il profilo di una spia russa che con quello di una semplice interprete. Non sorprende quindi vederla anche dietro il direttore del SVR. il servizio di intelligence estero russo, Sergey Naryshkin (immagine 5).
Ora che sappiamo qualcosa in più su chi abbia fatto da interprete per Witkoff nel corso dell’incontro vale la pena fare una seconda considerazione. La gravità di quanto accaduto è anche nel merito. Natalia non ha tradotto per conto dell’inviato speciale del Presidente USA quattro chiacchiere scambiate nel corso di una cena informale, che di per sé sarebbe stato già abbastanza grave. L’incontro Putin-Witkoff era estremamente rilevante. Un meeting ufficiale in cui la posta in gioco era la vita di centinaia di migliaia se non milioni di persone. Un interprete può influenzare la negoziazione. Ogni parola che viene detta, il modo in cui la si dice, il sentimento e il modo in cui anche solo si guarda la controparte può trasmettere un messaggio.
Ora, avere una spia russa dalla propria parte del tavolo, che funge da interprete, è intrinsecamente pericoloso. Il fatto che Witkoff abbia accettato questo segnala all’altra parte che, o si è in presenza di un incompetente, o di un bersaglio molto vulnerabile per azioni di inganno e disinformazione. E questo, purtroppo, è realmente accaduto a fine aprile.
C’è solo una battuta da fare in questo caso. Natalia Koshkina (immagine apertura) si è rivelata una risorsa preziosa. Non certo per la Casa Bianca, ma per il suo datore di lavoro, Mosca.





