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Mondo militare

Applicazioni IA: dalla urban warfare alle guerre convenzionali

Filippo Del Monte · · 3 min di lettura
MBDA Stratus

La guerra d’Ucraina ha imposto, senza ombra di dubbio, una riflessione sull’evoluzione di armamenti e tattiche impiegate in battaglia, con la tecnologia che affianca i tradizionali metodi per condurre una guerra, in una sorta di compimento delle idee sulla Vom Kriege der Zukunft (la guerra del futuro) del generale tedesco Friedrich von Bernhardi. Il vasto impiego sul campo dei ritrovati tecnologici ha, infatti, non velocizzato ma rallentato la guerra, con il rigido calcolo degli sprechi di risorse, in termini di uomini e munizioni, a determinarne la condotta, in questo rispondendo a quello che von Bernhardi aveva chiamato Geiste des modernen Gefechts, cioè lo “spirito del combattimento moderno”.

Nel campo dell’impiego dell’intelligenza artificiale e dei sistemi unmanned, però, quelle provenienti dai fronti d’Ucraina sono solo alcune delle lezioni da apprendere. Le principali innovazioni tattiche dell’IA stanno, infatti, arrivando dal Medio Oriente, nello specifico dai conflitti libico e di Gaza. Se nel marzo del 2021 un drone Kargu-2 di fabbricazione turca ingaggiò veicoli e truppe di una milizia libica “senza richiedere la connettività dati tra l’operatore e l’effetto delle munizioni”, dunque senza – almeno apparentemente – l’intervento umano (caso che aveva spinto il Comitato Internazionale della Croce Rossa a pubblicare un apposito report), oggi a Gaza gli israeliani hanno dimostrato di voler superare i tradizionali scogli del combattimento urbano per un esercito regolare attraverso l’utilizzo massiccio di sistemi di gestione dati e comando e controllo dotati di intelligenza artificiale.

Il combattimento in ambiente urbano – ivi compreso quello sotterraneo – limita, per sua natura, i vantaggi determinati da fattori quali la potenza di fuoco, la mobilità e la massa, che sono propri degli eserciti regolari. In una situazione del genere, come molti degli scontri urbani degli ultimi anni, da Mogadiscio a Falluja, hanno mostrato, anche la funzione di command & control sia dei comandanti sul campo che degli ufficiali superiori degrada considerevolmente. L’attuale generazione di soluzioni di intelligenza artificiale, soprattutto a causa della presenza di “ingombro” visivo, acustico e termico, non è, al momento, la soluzione ottimale per annullare gli svantaggi della guerriglia urbana, ma si sta lavorando proprio a questo, come le “sperimentazioni” dell’IDF a Gaza hanno mostrato.

Come hanno scritto Frederic Wehrey e Andrew Bonney su “War on the Rocks”, tra le tecnologie di IA “più rilevanti per la guerriglia urbana vi sono i sistemi di gestione delle battaglie, che possono aiutare i comandanti a tutti i livelli a ottenere un quadro più chiaro di un paesaggio urbano dinamico. A livello tattico, piccoli droni e robot autonomi dotati di sensori o munizioni possono muoversi su cumuli di macerie”, nonché gli “strumenti algoritmici di riconoscimento di pattern”.

Sono applicazioni che rispondono alle necessità di truppe che debbano combattere non una guerra convenzionale ma una “small war”, ma che possono essere applicate anche ad utilizzi per conflitti tra pari. La guerra d’Ucraina ha messo in evidenza, infatti, come le aree compartimentate ed estese su ampie superfici – come gli stabilimenti industriali o i tunnel della metropolitana – rappresentino un terreno di scontro plausibile, che determina un ambiente operativo molto simile a quello della “guerra di guerriglia” e della “urban warfare”.

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