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Libia: rendiamo “speciale” la già debole influenza italiana?

Filippo Del Monte · · 2 min di lettura
MBDA Stratus

Il capo di stato maggiore della difesa, amm. Giuseppe Cavo Dragone, ed il suo omologo del Governo di Unità Nazionale libico (Tripoli), gen. Muhammad Al-Haddad, hanno firmato a Roma un accordo che affida all’Italia il compito di addestrare le forze speciali libiche.

L’ammiraglio Cavo Dragone ha rimarcato l’importanza della cooperazione tra Italia e Libia anche in materia militare, vista anche l’instabilità regionale del Mediterraneo allargato.

È un passo in avanti e che implica anche una rimodulazione della presenza militare italiana nel Paese africano. La missione italiana in Libia – concentrata sul supporto sanitario a Misurata – può assumere una veste maggiormente “tecnica” e più attinente alla tutela degli interessi nazionali di Roma nella sua ex colonia; interessi che non sono solo ed esclusivamente energetici o legati alla questione immigrazione, ma che sono anche – se non soprattutto – politico-militari.

Per Roma è di fondamentale importanza sostenere – come anche per Ankara – progetti come quello che prevede la costituzione di battaglioni unitari tripolino-cirenaici (prodromici alla riunificazione dell’Esercito libico) da inviare, presumibilmente nel Fezzan, perché la ricostituzione unitaria delle Forze Armate è alla base della stabilizzazione della Libia e quindi un colpo alle ingerenze esterne di potenze che, con la loro presenza, erodono la già debole influenza italiana.

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