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Chi c’è dietro l’attentato al ex primo ministro pakistano Imran Khan?

Tiziano Ciocchetti Tiziano Ciocchetti · · 3 min di lettura

L’Esercito pakistano e l’ISI (il potentissimo servizio segreto di Islamabad) dietro l’attentato al ex primo ministro Imran Khan?

Al momento dell’attacco, il 3 novembre scorso, Khan era sul cassone di un camion, circondato dallo stato maggiore del suo partito Tehreek-e-Insaf (Movimento per la giustizia del Pakistan) nel mezzo della “lunga marcia”, come lui stesso l’aveva definita, che da venerdì scorso lo stava portando a piedi, insieme a migliaia di persone, da Lahore, la capitale culturale del Pakistan, nell’Est del Paese, a Islamabad, cuore del governo e delle istituzioni.

L’uomo che gli ha sparato ed è stato arrestatolo, voleva uccidere. Anche i media locali pachistani parlano di “tentato omicidio”. Il bilancio dell’attacco è di almeno un morto e otto feriti. L’episodio è accaduto durante la tappa di Wazirabad della “lunga marcia”.

”I nostri soccorritori hanno portato almeno un cadavere e otto persone ferite in ospedale”, ha detto Farooq Ahmad, portavoce del Dipartimento incaricato dei soccorsi.

L’Esercito e l’ISI sono, secondo diverse fonti internazionali, dietro ad ogni attentato terroristico e cospirazione in Pakistan.

L’Esercito ha messo i politici dell’opposizione e del partito al potere l’uno contro l’altro, architettando la cospirazione per uccidere Imran Khan. Ora l’ex primo ministro, la cui azione politica era contro l’Esercito, è diventato un obiettivo politico.

Le nuove generazioni di pakistane non vedono di buon occhio i vertici militari, a causa della brutalità e della corruzione dell’Esercito. Dopo questo attentato, i partiti politici al potere saranno impegnati ad accusarsi a vicenda sulla paternità, tralasciando le inchieste in corso contro la corruzione presente in ambienti militari.

L’Esercito sta riuscendo a preservare il suo potere, attraverso una strategia accorta, portando l’assassino davanti ai media e veicolando il risentimento popolare verso la politica. Negli ultimi anni il Pakistan è stato teatro di diversi attentati nei confronti degli esponenti politici nazionali, quali l’omicidio di Liaquat Ali, di Zulfiqar Ali Bhutto, di Benazir, di Murtaza Bhutto, e l’attentato della settimana scorsa. Il complotto per uccidere Imran Khan, porta inesorabilmente verso l’Esercito con la complicità dell’ISI.

L’attacco nel distretto di Gujranwala, a circa 200 km da Islamabad, è avvenuto solo sette mesi dopo la caduta del governo di Imran Khan, che ha perso la fiducia dell’establishment della Difesa. Da allora, egli si è battuto contro le “interferenze” dell’Esercito e dell’agenzia di intelligence ISI che cercano di minare la democrazia del Paese appoggiando governi fantoccio.

Nell’attentato, almeno quattro leader del partito di Imran Khan sono rimasti feriti, uno dei quali – il parlamentare Faisal Javed Khan – ha detto che un sostenitore è stato “martirizzato”.

Imran Khan è stato portato all’ospedale Shaukat Khanam di Lahore, a 100 km di distanza, che aveva fatto costruire in memoria della madre negli anni ’90 dello scorso secolo.

Foto: The White House

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