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Lettera aperta al generale Nicolò Manca contrario ai sindacati militari

Redazione Difesa Online Redazione Difesa Online · · 4 min di lettura

Buongiorno Generale. Parlerò con franchezza come ho sempre fatto, specialmente con lei che della franchezza ne ha sempre fatto un cavallo di battaglia. Siamo stati uniti nella difesa a spada tratta delle basi in Sardegna e questo ci ha visto spesso insieme anche in occasioni pubbliche e di questo gliene do atto e la ringrazio. Mi consenta, tuttavia, di esternare tutta la mia assoluta contrarietà al suo pensiero in merito ai sindacati militari!

Ho letto il suo recente articolo su Difesa Online e non condivido nemmeno le virgole. Il suo pensiero su questo tema, mi permetta una battuta, rischia di essere collocato in un secolo che non c’è più fatto di cavalli e baionette dove certi ragionamenti non solo erano condivisibili ma addirittura necessari per via della struttura stessa dello strumento militare. Oggi non è più così fortunatamente e il sindacato militare è frutto di storiche battaglie iniziate in piazza nel ’75 dal movimento militari democratici per restituire dignità ai lavoratori con le stellette fino a quegli anni vessati da un sistema militare che nemmeno aveva l’orario di servizio, pagava malissimo e le condizioni nelle basi e caserme erano pessime per una infinità di cose che non sto qui ad elencare.

Il sindacato militare è frutto di una sentenza della Corte costituzionale della nostra Repubblica, frutto di ricorsi a Strasburgo e di indicazioni dell’Unione europea e non un vezzo di un ministro a 5 stelle come lei sostiene nel suo articolo.

È frutto della richiesta della maggior parte degli uomini in divisa che non si riconoscono più in un sistema militare borbonico che vuole solo comandare e controllare tutto. Il militare di oggi è colto, laureato ed altamente specializzato inserito in una società moderna che corre alla velocità della luce.

Il sindacato militare non è un limite ma un valore aggiunto per migliorare le istituzioni militari con l’apporto di nuove idee, nuova linfa e buone pratiche. È dimostrato che gli stati maggiori arrivano fino ad un certo punto nel trattare il benessere del personale, che oggi più di ieri è la risorsa più importante della difesa, e dove non arriva lo stato maggiore oggi entra il sindacato, fatto da militari in servizio, per contribuire anche attraverso la pressione politica e mediatica al miglioramento della vita nelle basi e nelle caserme. I comandanti, al contrario di quanto afferma lei, non arrivano ovunque e hanno enormi limiti innanzitutto disciplinari e anche finanziari.

Spetta oggi ad un attore terzo, libero e democratico, dare una mano per migliorare le condizioni del personale militare e vigilare che tali condizioni siano idonee a garantire l’operatività dello strumento militare. Infatti quest’ultimo aspetto interessa tutti e non solo gli stati maggiori poiché le forze armate sono dei cittadini e i militari sono cittadini a loro volta al servizio di cittadini.

È arrivato il momento di aprirsi al cambiamento ed evitare inutili resistenze poiché queste possono solo esacerbare il clima e aprire un fronte caldo che rischia di dividere ideologicamente personale militare e stati maggiori.

Il sindacato militare è per tutti! Anche per gli stati maggiori perché dove non arrivano i vertici militari possono arrivare i sindacati attraverso la politica, la mediazione e la stampa. Queste sono le forze armate di oggi e del futuro volute dalla Consulta. Forze armate che abbracciano i propri lavoratori e ci lavorano insieme attraverso strumenti legalmente riconosciuti, con tutte le garanzie di legge come i sindacati.

Sempre con stima e affetto

Antonsergio Belfiori (Promotore del Comitato per la costituzione del SIAM – Sindacato Aeronautica Militare)

   

Non condivido. In tutto questo si parla solo e sempre di politica di politica di politica. Per chi vuol fare politica va benissimo, ma non per me. Se l’avessi pensata diversamente avrei lasciato la divisa e sarei passato alla politica. Resta il fatto che qualche rompipalle militare anche se non sembra influenza e come le cose.

Tuttavia le nostre rispettabili opinioni interessano reciprocamente solo noi due, ma le confesso che mi illudo che tra i 20.000 lettori della mia paginetta nel primo giorno di Difesa Online un buon (?) numero la pensi come me.

Gen. Nicolò Manca

Foto: U.S. Army

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