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Raqqa caduta? Lallero!

Andrea Cucco · · 3 min di lettura

La notizia del cambio di gestione di Raqqa fa il giro del mondo e ringagliardisce tutti i media che nell’ultimo anno sono rimasti delusi per la non-sconfitta di un popolo, quello siriano, che per sei anni ha resistito ad un lunghissimo assedio. Assassini senza parvenza di umanità sono stati definiti “ribelli democratici” per anni: l’escamotage quando anche mentire era davvero troppo difficile è stato creare una differenza fra siriani buoni (FSA, SDF…) e cattivi, l’ISIS appunto.

Lo abbiamo sottolineato già molto tempo addietro (v.articolo): il cambio di casacca sul campo serve solo al pubblico disattento, alle pecorelle smarrite accompagnate al pascolo da lupi senza scrupoli.

Di siriani, come abbiamo scoperto e testimoniato nei nostri vari reportage (sul campo!) ce ne sono sempre stati assai pochi.

Il terrore ora si diffonde tra i Paesi che hanno addestrato, finanziato, fornito e rifornito i terroristi più spietati. Quelli che, nei programmi, sarebbero dovuti andare a far danno a casa d’altri…

Già, perché i capi dell’ISIS al corrente della regia dietro le quinte – o “in missione” – o sono stati congedati con (probabilmente) un nuovo passaporto ed una vacanza, in attesa di tempi migliori, o liquidati con una JDAM sulla testa. Il problema, come avviene da anni sono gli allocchi reclutati per la messinscena: quelli che si sono pirandellianamente immedesimati nella parte. Da tempo non ci stanno ad essere stati presi in giro e, di ritorno al Paese di origine, tendono a prendersela con il gregge di appartenenza e non con i mandanti.

Ma cosa accade ora in Siria?

La partita, eliminato il brand “ISIS”, si complica non poco per alcuni attori in campo. Primi fra tutti gli USA che, con truppe a terra al fianco delle Forze Democratiche Siriane (dove avevamo già sentito il termine “democratico”…?) e di quelle curde, si trovano in grave imbarazzo per lo stallo creato dall’appoggio fornito a questi ultimi.

I comandanti militari curdi da anni non nascondono minimamente le velleità indipendentiste. Coerentemente hanno combattuto l’ISIS sapendo bene quale ne fosse l’origine ed ammassando armi per affrontare quello che accadrà a breve: il tutti contro tutti.

La Turchia non accetterà mai uno Stato curdo perché metterebbe a rischio la propria integrità territoriale. L’Iraq sta già inviando da giorni truppe a nord per affrontare quello che da quelle parti non si potrà di certo risolvere “alla catalana”.

Tutti i succitati attori in crisi sono formalmente (o sostanzialmente) alleati degli Stati Uniti.

La speranza risiede ora nel nuovo presidente americano Trump e nella sua politica inversa ed opposta a quella profeticamente degna di premio Nobel (!) del predecessore.

Fortuna che noi italiani non abbiamo uomini nell’area.

(immagine: FOX News)

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