02/06/2015 - Il 2 giugno di ogni anno in Italia si festeggia la Repubblica, cioè si festeggia la forma di Stato scelta dai cittadini con un referendum che persino gli storici più imparziali definiscono quanto meno "dubbio".

Considerati i documenti di un passato non troppo remoto è fuor di dubbio come il 2 giugno si celebri una rottura e non una riconciliazione, cosa che invece sarebbe possibile fare se si festeggiasse con pari solennità ed enfasi il 17 marzo (compleanno dell'Italia), il 4 novembre (festa per la vittoria della 4' guerra d'indipendenza) o addirittura se fosse festa nazionale il 25 dicembre, credo che per questa data non occorrano spiegazioni tra parentesi. 

No! L'Italia è un paese particolare anche quando sceglie la data per festeggiare se stessa, fa sfilare le Forze Armate con migliaia di distinguo, tenendo a precisare che sono forze di pace e per darle una apparenza politicamente rassicurante le affianca a pompieri, crocerossine e quest'anno persino a scolari romani, insomma un evento divisivo ed annacquato, già sospeso da Pertini e Forlani negli anni '80, per nulla sentito da cittadini ormai narcotizzati dalla vuota propaganda di una politica contraria a concetti essenziali quali: sovranità, interesse nazionale, senso di cittadinanza.

La sfilata in se c'entra poco in questo ragionamento, i militari, come sempre si impegnano nel mostrarsi al meglio, consapevoli di essere una delle istituzioni solide e fedeli allo Stato, forse l'unica, ma è il resto del paese che in se porta le contraddizioni del 2 giugno, un nazione, l'Italia del XXI secolo, priva di dignità propria, un paese che ha saputo mantenere vive solo le conflittualità becere e partigiane di una politica delle fazioni contrapposte mai in grado di trovare una sintesi, un accordo, un momento di condivisione, per questo io abolirei la festa del 2 Giugno.

Andrea Pastore

(foto: ministero della difesa)