Breaking
6,3 miliardi in venti minuti: l’ombra di Pyongyang sul colpo a Binance • Giovedì 29 alle 21.00 “Mine: l’arma che non doveva più servire?” • Come si prepara un’operazione di destabilizzazione: gli indicatori che la distinguono da una protesta spontanea • La Groenlandia senza possederla • Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington • Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? • L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex • Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» • Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati • 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria • Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? • KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma • Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI • Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore” • 6,3 miliardi in venti minuti: l’ombra di Pyongyang sul colpo a Binance • Giovedì 29 alle 21.00 “Mine: l’arma che non doveva più servire?” • Come si prepara un’operazione di destabilizzazione: gli indicatori che la distinguono da una protesta spontanea • La Groenlandia senza possederla • Hormuz, Teheran rivendica due missili contro unità navale USA: nessuna conferma da Washington • Il prezzo della pace: oggi il Donbass, domani le Hawaii? • L’Italia riceve da Rheinmetall il primo sistema di difesa aerea Skynex • Vigilanza privata, Cecconi (AISS): «Chi viola le regole tradisce un intero settore» • Mosca sotto attacco: l’eliminazione del generale Sarvarov e le ombre sui negoziati • 18 dicembre 1941: la Notte di Alessandria, un’impresa leggendaria • Il mortaio da 81mm americano cambia categoria? • KNDS e Leonardo: accordo per lo sviluppo congiunto di un nuovo programma • Accademia Aeronautica: consegnati i gradi di sottotenente agli aspiranti del Corso Drago VI • Avvicendamento al comando della brigata paracadutisti “Folgore” •
Lei in Difesa

Rita Rosani: la maestra che scelse la montagna

Maria Grazia Labellarte Maria Grazia Labellarte · · 3 min di lettura

Giovedì 17 settembre 2026 cade l’82° anniversario di un episodio poco conosciuto fuori da Verona, ma che merita di entrare stabilmente nella memoria collettiva di chi si occupa di donne e difesa: la morte di Rita Rosani, unica donna decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare tra i caduti della Resistenza veronese.

Rita nasce a Trieste il 20 novembre 1920, in una famiglia ebrea di origine cecoslovacca, i Rosenzweig, cognome successivamente italianizzato in Rosani. Nel 1938 si diploma maestra elementare. Le leggi razziali le impediscono però di insegnare nella scuola pubblica e trova impiego nella scuola elementare israelitica di Trieste.

Dopo l’8 settembre 1943 entra nell’attività clandestina antifascista. Passa per Portogruaro e successivamente raggiunge la provincia di Verona, entrando nella Resistenza.

Non si limita a un ruolo di supporto, contribuisce alla costituzione di un piccolo gruppo di combattenti, la formazione “Aquila”, che opera tra la Valpolicella e la zona di Zevio e che, nel tempo, si ingrossa con l’arrivo di nuovi partigiani.

Il 17 settembre 1944 il gruppo, ormai composto da una quindicina di combattenti, viene individuato sul Monte Comun, tra Negrar e la Valpantena, da forze italiane e tedesche numericamente superiori.

Ai compagni che le chiedono di mettersi in salvo, Rita risponde scegliendo di restare al suo posto. Partecipa alla sortita, continua a combattere mentre il gruppo tenta di rompere l’accerchiamento, viene ferita e catturata. È uccisa da un sottotenente della Guardia Nazionale Repubblicana con un colpo alla testa.

Aveva 23 anni.

Nello stesso scontro cadono altri quattro partigiani, tra cui il diciottenne Dino Degani, tornato indietro sotto il fuoco nel tentativo di aiutarla.

Ciò che rende la storia di Rita Rosani particolarmente significativa non è soltanto il coraggio dell’ultimo gesto, ma la traiettoria che lo precede. È una donna istruita, un’insegnante privata del proprio lavoro dalle leggi razziali, che sceglie consapevolmente ‒ in un’epoca in cui la partecipazione femminile alla lotta armata era ancora eccezionale ‒ di imbracciare le armi e di assumersi responsabilità dirette nel combattimento.

La sua figura fu ricordata già negli anni immediatamente successivi alla Liberazione. Le sono state intitolate vie a Verona e a Trieste, un cippo segna il luogo della sua morte sul Monte Comun e una lapide nel tempio israelitico di Verona la ricorda con un verso biblico dedicato alle donne valorose.

In una rubrica che racconta la presenza femminile in divisa ‒ dalle Forze Armate di oggi alle donne che prestano servizio nelle forze dell’ordine ‒ la vicenda di Rita Rosani riporta l’attenzione su una radice più antica: quella delle donne che, prima ancora che esistesse un quadro normativo capace di riconoscerne pienamente il ruolo, scelsero comunque di assumersi responsabilità e rischi fino ad allora considerati quasi esclusivamente maschili.

Nel 1944 Rita Rosani compì quella scelta fuori da qualsiasi percorso istituzionale che potesse riconoscerle quel ruolo. Oggi migliaia di donne prestano servizio, con pieno riconoscimento giuridico e professionale, nelle Forze Armate e nei corpi di polizia italiani.

Sostieni il Giornalismo Indipendente

Difesa Online è libero e accessibile a tutti grazie ai lettori come te. Ogni contributo ci aiuta a continuare il nostro lavoro di informazione e analisi.

Dona ora con PayPal

Pagamento sicuro e protetto

Testo:
Ti piace quello che leggi? Sostieni Difesa Online con una donazione