La presunta incapacità militare degli italiani, a un anno dalla polemica che aveva acceso il confronto con relative prese di posizione, continua a produrre i suoi strascichi. Non è più una provocazione isolata: è purtroppo convinzione diffusa, rilanciata spesso sui social come verità autoevidente.
La “battuta” ha trovato terreno fertile in un Paese che lamenta (istituzionalmente) da decenni l’assenza di una “cultura militare” diffusa e che, sempre più maldestramente, cerce di venirne a capo. Siamo dunque certi di dover incolpare comici o commentatori improvvisati?
Se davvero “facciamo cagarissimo”, come spiegare Legnano nel 1176 contro Federico Barbarossa? La resistenza di Malta nel 1565 e il ruolo decisivo a Lepanto nel 1571? Monte Grappa e il Piave dopo Caporetto? Nikolajewka nel 1943 in accerchiamento totale? La Folgore a El Alamein nel 1942? Le operazioni in Afghanistan nel XXI secolo con standard riconosciuti in ambito NATO?
La storia militare della Penisola è fatta di fallimenti politici, pianificazioni illusorie e mezzi spesso inadeguati rispetto alle ambizioni. Errori di vertice e limiti strutturali hanno segnato più di una campagna. Ma è anche una storia unica! Reparti che tengono sotto superiorità numerica, sfondamenti in accerchiamento totale, eserciti che si riorganizzano dopo disastri che altrove avrebbero significato collasso. Una resilienza operativa e una tenacia individuale che, non di rado, hanno compensato carenze strutturali e scelte sbagliate.
Forse non è una storia da santificare, ma di certo non è una da liquidare con superficialità. Vanno distinte propaganda, auto-denigrazione e realtà documentata.
Ne discutiamo il 5 marzo alle 21.00 assieme al generale Marco Bertolini e allo storico Paolo Palumbo.
