Oggi, nel silenzio composto della sua Felina, l’Italia ha salutato uno dei suoi uomini migliori. Il generale di corpo d’armata Nicola Zanelli è tornato alla terra dopo aver dedicato ogni fibra del proprio essere alla Patria, al dovere, alla famiglia.
Nato nel 1963 sull’Appennino reggiano, aveva scelto la via delle armi nel 1982, entrando all’Accademia Militare di Modena. Non fu una carriera tra uffici e comandi ovattati: sin da subito abbracciò la dimensione più esigente e silenziosa del servizio, quella delle Forze Speciali. Al 9º battaglione d’assalto paracadutisti “Col Moschin” formò la sua tempra e il suo spirito.
Nel 1993, a Mogadiscio, guidò la 5ª compagnia del 187º reggimento “Folgore” nel combattimento di Checkpoint Pasta. Un episodio diventato simbolo del coraggio italiano all’estero, nel quale Zanelli si distinse non solo per la lucidità operativa, ma per quella leadership capace di infondere fermezza anche sotto fuoco nemico.
Nel 2003 fu ufficiale di collegamento con l’esercito britannico durante l’operazione Telic 1 in Iraq. Al rientro, gli furono affidati incarichi di crescente responsabilità: comandante del Col Moschin dal 2006 al 2008, primo comandante del COMFOSE, il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito, dal 2013. Da ultimo, fu vicecomandante della missione NATO Resolute Support a Kabul, nella fase cruciale che anticipò il ritiro occidentale dall’Afghanistan.
La sua non è stata una vita “di missioni”: è stata una vita di missione. Non c’è incarico che non abbia assolto con onore, non c’è reparto che non l’abbia ricordato con stima e riconoscenza. Lontano dalle telecamere e dai riflettori, Zanelli ha costruito lo strumento militare d’élite che oggi rappresenta l’orgoglio dell’Esercito Italiano.
Al suo fianco, per decenni, la moglie Romana e i quattro figli: Raffaele, Gabriella, Francesco e Veronica. Negli ultimi mesi, quando la malattia si è fatta inarrestabile, è stato lui a dare forza ai suoi cari, affrontando il passaggio finale con la stessa dignità e risolutezza con cui affrontava ogni sfida. “Era sereno – ha raccontato la moglie – sapeva di essere alla fine del suo tempo, ma non ha mai smesso di infondere coraggio”.
Le sue ultime settimane sono state vissute nell’Hospice di Montericco, in silenzio, nella discrezione che lo ha sempre contraddistinto. Ma chi l’ha conosciuto sa che nessuna fine potrà cancellare ciò che ha costruito, e che nessun tempo potrà indebolire la testimonianza di servizio che ha lasciato a chi resta.
Cieli blu, generale Zanelli! A chi resta, l’onore e l’onere di non tradire l’esempio.
