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Lei in Difesa

2 giugno: tre donne, un tricolore. L’Italia che amo

Dalla politica alle istituzioni, dalla difesa alla sicurezza nazionale: il volto femminile della Repubblica

Maria Grazia Labellarte · · 4 min di lettura

Domani l’Italia festeggia la sua Repubblica e io, che anni fa ebbi l’idea, insieme al nostro direttore, di creare una rubrica dedicata alle donne nella difesa del nostro Paese, voglio celebrare, in questo giorno di memoria e di futuro, tre donne che – a mio parere – hanno dato onore all’Italia, ciascuna con la propria storia, il proprio stile, la propria forza.

Tre donne diverse, tre epoche diverse, tre modi diversi di servire l’Italia.

A ognuna di loro ho voluto associare un colore della nostra bandiera. Non un colore politico, ma un colore simbolico, umano, profondo.

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Il verde della radice e della speranza: Nilde Iotti

Il verde è la terra che nutre, la radice che tiene in piedi l’albero anche nelle tempeste.

Per me, questo è il colore di Nilde Iotti. Prima donna presidente della Camera, figura di equilibrio, fermezza e dignità istituzionale.

Il suo verde non è quello della giovinezza, ma quello della speranza adulta, che conosce il prezzo della democrazia e sa quanto essa sia fragile.

Iotti ha rappresentato la Repubblica quando la Repubblica stava ancora imparando a camminare. Ha dato voce a chi non ne aveva, ha portato ordine dove c’era conflitto, ha incarnato la serietà del servizio pubblico.

Il suo verde è quello dei campi che rinascono dopo l’inverno: la certezza che l’Italia può sempre ricominciare.

Il bianco della determinazione e della scelta: Giorgia Meloni

Il bianco è il colore più difficile: non nasconde nulla.

È luce, è esposizione, è responsabilità.

Per me, questo è il colore di Giorgia Meloni. Prima donna presidente del Consiglio nella storia italiana: un fatto che, al di là delle opinioni politiche, segna una pagina destinata a rimanere.

Il suo bianco è quello della determinazione, della scelta di esporsi, di assumersi il peso delle decisioni, di non arretrare davanti alla complessità.

Il bianco è anche il colore delle pagine nuove: quelle che si scrivono senza sapere dove porteranno, ma con la consapevolezza che ogni parola pesa.

Il rosso del coraggio e della cura: Roberta Pinotti

Il rosso è il colore del sangue, del cuore, della protezione.

Per me, questo è il colore di Roberta Pinotti. Prima donna ministro della Difesa, ha portato in un mondo tradizionalmente maschile una leadership fatta di coraggio e cura, fermezza e umanità.

Il suo rosso non è quello della rabbia, ma quello della responsabilità verso chi serve il Paese in uniforme, verso le famiglie dei militari, verso la sicurezza collettiva.

È un rosso che non urla: pulsa. È il rosso della vita che si difende, non della guerra che si cerca.

Il suo rosso è quello del cuore che batte per l’Italia, con forza, discrezione e fedeltà.

Tre colori, tre donne, una Repubblica

Il verde di Iotti, il bianco di Meloni, il rosso di Pinotti.

Tre storie che non si somigliano, tre percorsi lontani, tre visioni diverse.

Eppure, insieme, formano un’unica immagine: l’Italia che sa essere grande quando le sue donne sono grandi.

In loro vedo la Repubblica che amo: una Repubblica che non ha paura della complessità, che cresce, che cambia, che si affida al talento, alla forza e alla sensibilità femminile.

Il 2 giugno non è solo una data. È un invito a ricordare che la democrazia vive quando qualcuno la serve con dedizione.

E queste tre donne – secondo me – lo hanno fatto, ciascuna a modo suo, con il proprio passo, con il proprio coraggio.

Oggi il Tricolore non sventola soltanto sulle istituzioni.

Sventola anche nel cuore di chi crede nell’Italia, di chi la serve ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, con disciplina, competenza e silenziosa dedizione.

Per questo, nel giorno della Repubblica, il mio pensiero va anche a tutte le donne che hanno indossato e indossano l’uniforme, alle prime donne italiane che hanno aperto strade difficili, a chi ha creduto e continua a credere nella ferma dedizione al Paese, a chi ha sacrificato la propria vita, a chi nei teatri operativi ha pagato un prezzo personale altissimo.

Un pensiero speciale va anche a tutte le donne della sicurezza nazionale e al loro impegno costante per rendere il Paese più sicuro.

È anche grazie a loro se la Repubblica è più forte.

Ed è a loro che “Lei in Difesa” continua a guardare con gratitudine, rispetto e orgoglio.

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