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Editoriale

Attacco “deliberato” a Erbil: l’ovvio e il non detto

Andrea Cucco Andrea Cucco · · 2 min di lettura

Nelle ore successive all’attacco alla base di Erbil, diverse testate hanno riportato la dichiarazione del ministro della Difesa Guido Crosetto secondo cui l’azione sarebbe stata “deliberata”. L’affermazione è stata rilanciata come elemento di rilievo informativo, ma in realtà appare poco più di una constatazione dell’ovvio.

Un attacco contro una base militare, infatti, è per definizione deliberato. Missili, razzi o droni non colpiscono installazioni militari per caso. Non si è trattato di un incidente, e nessuno – neppure per una frazione di secondo – ha ipotizzato che lo fosse.

Ricordo solo nei racconti degli afgani sulla guerra civile del 1992-1994 (mi trovavo vent’anni dopo sulle alture attorno a Kabul), di milizie che sparavano razzi e missili sulla città, mirando alla buona al grido di un poco professionale “Allahu Akbar”. Un ndo cojo cojo dell’epoca, che però rase al suolo la città.

La vera questione non riguarda dunque l’intenzionalità dell’attacco, ma la sua origine, le capacità operative di chi lo ha condotto e il messaggio strategico che esso intende trasmettere. È su questi elementi che si misura la portata dell’episodio e la sicurezza delle basi della coalizione nella regione.

Ma qui emerge inevitabilmente un’altra domanda. A dicembre 2025 l’Esercito Italiano ha ricevuto una batteria del sistema Skynex, uno dei più avanzati sistemi europei di difesa aerea a corto raggio e di contrasto ai droni. Una consegna avvenuta in sordina: la presenza della stampa fu cancellata a poche ore dall’evento.

Tre mesi dopo, una base della coalizione a Erbil viene colpita da un drone. La base è statunitense, è vero. Ma viene spontaneo chiedersi se davvero non vi fosse spazio per un contributo italiano nella protezione C-UAS dell’area. Gli Stati Uniti non hanno sistemi e fondi sufficienti per contrastare minacce di questo tipo? Oppure qualcuno ha ritenuto e ritiene che il nostro Skynex debba rimanere altrove?

Le minacce aeree a bassa quota – droni e munizionamento circuitante – sono oggi tra le più diffuse nei teatri operativi. Disporre di sistemi in grado di contrastarle è fondamentale.

Anche senza giornalisti, quando questi sistemi esistono ma restano lontani dai luoghi dove potrebbero essere utili, qualche domanda è inevitabile…

Al Consiglio Supremo di Difesa riunito oggi al Quirinale avranno parlato del “deliberato atteacco” e/o della disponibilità del sistema Skynex?

Foto: Quirinale

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