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Lettera a Difesa Online: “A proposito di Ariete…”

Redazione Difesa Online Redazione Difesa Online · · 4 min di lettura
MBDA Stratus

Gentile direttore, per quanto riguarda la lettera a Difesa Online State “opportunamente” perdendo qualche colpo?, per quel che vale, sappia che sono totalmente d’accordo con lei.
Purtroppo, aggiungo, perché vorrei non fosse così, ma dopo 35 milioni spesi per avere 3 (tre!) “prototipi” in tempi lunghi, con aggiornamenti che non renderebbero l’Ariete all’altezza della situazione nemmeno se per miracolo oggi quegli “aggiornamenti” fossero già operativi su tutta la flotta, altri 848 milioni (!) per avere una novantina di Ariete a quello standard (meglio sarebbe dire “in quelle condizioni”) a fine decennio (forse), ma – attenzione! – con un’opzione per ulteriori 35 (uélla!) che per allora non so quanto arriveranno a costare cadauno, è peggio che uno spreco, è uno scandalo.

Da Crosetto, pur con la dovuta attenzione all’industria italiana che deriva dalla sua storia personale, mi aspettavo qualcosa di più che una riedizione della trafila M13/40, M14/41 e M15/42. La sua cultura e cultura politica mi facevano sperare in qualcosa di meglio. Nessuno gli ha parlato di capolavori come l’F-104 ASA-M in accoppiata con il Tornado ADV? Per poi giungere vent’anni dopo al noleggio by the hour dell’F-16, soluzione che poteva essere perseguita subito. O l’AMX: vorrei sapere il nome del “genio” che ha proposto/imposto il Rolls Royce Spey come motore, pur in presenza di alternative ben più valide.

Mettendo sul piatto dei Leo-2A8 quei soldi buttati nel cosiddetto aggiornamento dell’Ariete (1.500 cavalli quarant’anni dopo i primi Leo-2, un vero balzo in avanti!) avremmo potuto non solo incrementare notevolmente la quantità ordinata, ma avremmo probabilmente potuto negoziare una corsia preferenziale per le consegne, e soprattutto contrattare condizioni più favorevoli per l’industria italiana nel progetto del futuro carro tedesco (come fatto con gli U-212). Così si sarebbe fatto davvero l’interesse sia delle Forze Armate che dell’industria italiana, inserendola in un progetto d’avanguardia. Col Tempest è stato fatto: l’esempio (virtuoso) non manca.

So bene di non averle detto niente di nuovo, anzi, ma onestamente dopo tutte le passate esperienze disastrose (soldi a palate per sistemi superati e per di più insufficienti numericamente) un altro passo così illogico, scriteriato, e per di più sotto gli occhi di tutti, nel ventunesimo secolo, speravo proprio di non vederlo.

A parziale riequilibrio, o se vogliamo “ad addolcire la pillola”, all’inizio di settembre, come si sa, è giunta la notizia, inaspettata, della proposta tedesca a Italia, Svezia e Spagna per congiungere le energie, beninteso sotto guida tedesca, per la realizzazione del nuovo carro pan-europeo. Questo progetto sarebbe realizzato verosimilmente a spese del precedente programma franco-tedesco, programma per il quale i tedeschi a livello non ufficiale avevano già fatto da tempo filtrare la propria frustrazione e insoddisfazione, per la difficoltà di portare avanti un qualsivoglia programma in “condominio” coi francesi.

Questa decisione e cambio di rotta, ancora tutto da verificare nella sua concretezza e da sottoporre alla verifica nel tempo (nonché a potenziali “ritorni di fiamma” franco-tedeschi, tutti in chiave politica), sarebbe per l’Italia una strada logica e auspicabile, vista la ben nota esperienza e indiscussa capacità dell’industria tedesca nel campo dei corazzati pesanti, e va (se confermata) nel senso dell’auspicio a cui facevo riferimento più sopra.

Questo sviluppo inatteso, a maggior ragione, non cambia la valutazione sul sostanziale spreco di risorse nella discutibile “rivitalizzazione” dell’Ariete, una missione evidentemente impossibile (oltre che inutile, visti i tempi preventivati), almeno per l’industria italiana, a quanto sembra. Un riorientamento delle risorse gettate in questa inutile rivitalizzazione, allocandole in parte in ulteriori lotti di Leo2A8 e in parte in investimenti per porre l’Italia in posizione di “partner di primo livello” per questo futuro carro pan-europeo, sarebbe stato un titolo d’onore per il direttore degli Armamenti e il ministro della Difesa: risparmiandoci questo spreco ai danni della Difesa nel suo complesso.

Cordiali saluti

AG

   

Caro lettore, condivido le perplessità. Vorrei ascoltare l’opinione del ministro su questi e molti altri punti. Il direttore nazionale degli Armamenti è un militare e, come tale, deve obbligatoriamente continuare ad organizzare nozze con fichi secchi (e champagne negli sciacquoni?) non strabordando nella valutazione squisitamente politica: “quanto vale la pelle dei soldati italiani?”.

Dal momento che formalmente “l’Italia è una Repubblica democratica” (e che da molti, molti, molti mesi abbiamo reiteratamente inoltrato una richiesta di intervista), sono certo che, prima o poi, vedremo soddisfatti i nostri quesiti. Da questo o dal prossimo ministro (la media storica dei governi italiani, per quanto sognino sempre durate “millenarie”, è – da 162 anni – di 1 anno e pochi mesi…).

Andrea Cucco

Foto: Esercito Italiano

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