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La semplice (incazzata) saggezza di un operaio può essere replicata nel mondo militare?

Andrea Cucco · · 2 min di lettura

Uscendo dall’aeroporto sto percorrendo il marciapiede per raggiungere l’auto quando osservo una singolare scena tra addetti di terra… Quello in fondo – rosso in volto – urla ad altri due mentre sta spingendo una lunga fila di carrelli che in più punti si accavallano al posto di scorrere uniformemente.

E poi piantatela di andare a frignare dai capi. State sempre a reclamare permessi, straordinari o i 5 euro in più… ma guardate la robaccia con cui ci fanno lavorare! Di questa? Guai lamentarsi???”. Imbestialito afferra e scuote uno dei carrelli lungo la serpentina con le diverse gobbe che – evidentemente malprogettato – traballa ma non rientra.

I colleghi, imbarazzati, non riescono a replicare sottovoce nulla più che diversi “hai ragione”.

Dal momento che vediamo spesso tutti la raccolta dei carrelli presso un qualsiasi supermercato, era chiaro che lì qualcosa non tornasse. L’anomalia non è stata però nella precedente selezione scadente (chissà quanto disinteressata…) di uno strumento di lavoro, bensì che qualcuno si sia lamentato!

La domanda che mi pongo dunque pensando alla Difesa è: possibile che in un periodo di guerra, in cui si potrebbero un giorno davvero contare numerose vittime tra i servitori dello Stato, le rivendicazioni “sindacali” (oggi in competizione anche in ambito militare) debbano quasi sempre rivolgersi a stipendi, straordinari, recuperi, indennità… e quasi mai alle troppe dotazioni inutili, scadenti o addirittura pericolose con cui si deve lavorare?

Foto: Esercito Italiano

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