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La Russia ha rotto il paradigma della guerra di conquista. È l’ora di reagire come i Polacchi?

David Rossi David Rossi · · 4 min di lettura
MBDA Stratus

Questa notte è accaduto qualcosa di importante: almeno tre Ilyushin Il-76 delle forze armate ucraine hanno raggiunto la Polonia. Per chi non avesse familiarità con questo velivolo, si tratta di un aereo da trasporto strategico progettato per muovere considerevoli quantità di merci, truppe e mezzi anche sulle grandi distanze.

Non crediamo, il lettore ci passi la battuta, che siano andati là presto per comprare le brioche calde al mattino. Ci arrivano voci, che stiamo ancora verificando, sullo spostamento di una grossa parte della Forza aerea di Kiev negli aeroporti civili e militari posti a Ovest, pericolosamente vicino alla frontiera con la NATO.

Non crediamo che il governo polacco – e tantomeno quello americano – considerino i voli degli Il-76 e, se vero, lo schieramento del meglio della difesa aerea ucraina ai propri confini come violazioni: tutto il contrario, al di là delle dichiarazioni di facciata di non intervento e del fatto che gli Ucraini debbano difendere la loro indipendenza da soli, è un fatto che la massiccia fornitura di FGM-148 Javelin e di sistemi FIM-92 Stinger, avvenuta sotto gli occhi di tutti nelle ultime settimane stia causando danni considerevoli agli aggressori russi. Quindi, non sorprende che possa continuare, magari anche rafforzata.

Ecco, allora, che tornano alla mente le parole pronunciate dal presidente Putin nella notte del 24 febbraio:

Per il nostro Paese è una questione di vita o di morte, una questione del nostro futuro storico come nazione… Vorrei ora dire qualcosa di molto importante per coloro che potrebbero essere tentati di interferire in questi sviluppi dall’esterno. Non importa chi cerca di ostacolarci o tanto più di creare minacce per il nostro paese e il nostro popolo, deve sapere che la Russia risponderà immediatamente e le conseguenze saranno come non hai mai visto in tutta la tua storia.

Signore e signori, la Polonia – non da sola e non di propria iniziativa soltanto – ha reagito prima e meglio di altri, con un sostegno concreto, alla minaccia imminente. Non nascondiamoci dietro un dito lasciando che il coccodrillo russo divori uno dopo l’altro i Paesi dell’Europa orientale, del Baltico e del Caucaso, nella speranza di essere noi la sua ultima preda e magari nel frattempo di fornirgli anche i digestivi: di fronte all’aggressività della Russia, in questo momento la NATO, cioè l’unica deterrenza seria del nostro Paese contro un’aggressione esterna, manca anche di difese aeree e missilistiche significative per una moderna guerra aerea che, come in Ucraina, inizia colpendo infrastrutture significative come aeroporti, strade e ferrovie.

Solo per proteggere la grande base aerea americana di Ramstein, nella Germania sud-occidentale, ci vorrebbe un intero battaglione di missili Patriot, ma noi ne abbiamo solo un battaglione Patriot in tutta l’Europa. Parola di Benjamin Hodges, l’ex comandante delle forze americane in Europa, ora al Center for European Policy Analysis.

Se pensate che dalle minacce, anche velate, e dai discorsi ideologici Mosca non intenda passare alla pratica, o siete molto stupidi o siete in malafede: non c’è nulla che Putin, come a suo tempo un pittore austriaco, abbia scritto e detto che poi non abbia tradotto in pratica. Se rileggete i riferimenti dei discorsi del 2022 del leader russo, capirete che presto, molto presto, potrebbe essere il turno dell’area baltico-scandinava, della Georgia, della Bosnia, del Kosovo e dell’Albania, questi ultimi tre accusati a più riprese di aver fornito combattenti alla causa ucraina. Già la Russia tiene gli stivali in Libia, da cui un domani potrebbe bloccare i traffici del Mediterraneo centrale, e ha provato nel 2016 di organizzare un colpo di stato in Montenegro, per fare lo stesso nell’Adriatico e nei Balcani.

È probabile che nelle prossime settimane saremo colpiti da devastanti attacchi cyber, organizzati in quel Paese. Noi con cosa difenderemo i nostri interessi e la nostra sovranità? Con i buoni propositi e la capacità di mediazioni?

Sveglia: il 24 febbraio 2022 deve essere segnato sui calendari come l’11 settembre 2001 o il 28 agosto 1914, una data cioè in cui un paradigma si è spezzato e probabilmente ha riacceso la guerra civile europea del 1914-1989. In questo caso, è quello delle guerre di aggressione, di invasione e di conquista, condotte in Europa. Ma anche qui, la propaganda russa avrà buon gioco, se non interverremo nel censurarla, nel convincere le anime belle che “in fondo, è quello che la NATO ha fatto in Bosnia, in Serbia e in Iraq”.

Ve lo dico di nuovo: sveglia! È ovvio che nelle relazioni internazionali tutti debbano comportarsi come figli di puttana. Ma ognuno deve difendere la sua causa: per quanto apparentemente sudicia e incoerente questa sia, è la NOSTRA causa.

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