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Alpini e zona rossa

Paolo Palumbo Paolo Palumbo · · 3 min di lettura
MBDA Stratus

È notizia di qualche giorno che un contingente di alpini della “Taurinense” abbia raggiunto il ponente genovese per presidiare le zone d’accesso alla fatidica zona rossa, circoscritta sotto i resti del ponte Morandi. L’intervento delle “Penne Nere” era già stato messo in programma dal Centro Coordinamento Soccorsi al fine di alleggerire il lavoro delle Forze dell’Ordine impegnate 24 ore su 24 nella gestione della difficile situazione creatasi nel capoluogo ligure dopo il 14 agosto.

Il crollo del “ponte di Brooklyn” – così era noto tra i genovesi – ha spaccato la città in due congestionando il traffico a ponente con gravi ripercussioni su tutte le arterie stradali dentro e intorno al centro cittadino. Ancora una volta l’Esercito deve intervenire in un caso di massima urgenza sopperendo, coi propri mezzi e uomini, alle mancanze di un effettivo inadeguato di poliziotti, carabinieri e cantunê (i vigili). I 100 alpini della Taurinense sono stati alloggiati all’interno di una struttura ubicata nella zona portuale e faranno turni per sorvegliare le vie coinvolte dallo sgombero forzato di centinaia di persone le quali, dopo quella maledetta giornata di agosto, sono rimaste senza casa, senza passato e con un futuro molto incerto.

Il “Sistema Paese” ha funzionato, nel senso che l’amministrazione comunale e regionale ligure si sono mosse nel modo giusto, ma il lavoro da fare è ancora molto. Genova non è una città avvezza ad arrendersi facilmente, la sua storia e ricca di episodi nei quali i liguri hanno opposto fiera resistenza a tutte le avversità, anche quelle imposte dall’invasore straniero. Una città la cui tradizione – più folcloristica che documentata – poggia su personaggi come Balilla, ma che annovera episodi più importanti come l’eterna lotta con lo scomodo vicino Sabaudo, la lunga resistenza durante l’assedio del 1800 ad opera di inglesi e austriaci, fino alla Resistenza con la liberazione autonoma della città dalle forze nazifasciste.

I genovesi – rinomati per uno spirito non proprio accogliente – hanno dimostrato ancora una volta l’infondatezza di un simile assunto e lo faranno anche nei confronti degli alpini i quali, ricordiamolo, sono un corpo che hanno “coscritto” migliaia di liguri durante gli anni della leva. Il cosiddetto “mugugno”, anch’esso nato dalla tradizione marinara della gloriosa Repubblica, non è altro che un modo per farsi coraggio, per non stare mai a quanto dicono gli altri, ma soprattutto è un moto di sincerità e schiettezza che da sempre ha contraddistinto l’animo genovese.

I discorsi del governatore Toti e del sindaco Bucci sono stati recepiti dalla popolazione genovese come un grido di speranza, ma forse vale la pena ricordare a tutti come la Repubblica di Genova per secoli abbia gestito le economie dell’Impero spagnolo, creando le banche e una rete commerciale all’avanguardia tanto da diventare un sistema imperante in tutta Europa. Ora, che il patriziato della Repubblica ha cessato di dominare e anche l’oro spagnolo non luccica più, ai liguri resta la loro storia, il loro orgoglio di popolo rude, ma sincero che da sempre aiuta e rifugge dall’attendismo con le braccia conserte senza far nulla.

(foto: Difesa)

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