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Moldavia: il prossimo conflitto in Europa?

Vasco Monteforte Vasco Monteforte · · 2 min di lettura
MBDA Stratus

Oggi si concluderà l’ennesima missione nella “neutrale” Moldavia di esperti della Nato (foto sotto) nell’ambito dell’iniziativa di consolidamento delle capacità di difesa del Paese (Defence and Related Security Capacity Building Initiative – DCBI). Dal 2014 la Nato ha dato il via al programma per “supportare le capacità di Difesa dei Paesi richiedenti assistenza” (leggi). I campi vanno dall’addestramento delle truppe alla logistica, fino alla sicurezza cyber.

Il target dell’attività dell’Alleanza vorrebbe essere la “stabilizzazione”. La presenza di funzionari della Nato (in uno dei Paesi più corrotti e corruttibili del pianeta) viene tuttavia interpretata dai russi come una provocazione.

La bomba innescata nell’Europa orientale, confina ad est con il conflitto ucraino e ad ovest con la Romania, Paese membro dell’Unione Europea e della Nato dal 2004. La Moldavia – ripetiamo, Stato “neutrale” – comprende la Transnistria (regione di fatto indipendente ma formalmente parte del Paese) in cui sono presenti forze russe.

Cosa ci fanno militari russi nella regione? Essenzialmente svolgono due compiti: formalmente agiscono come parte di una forza di peacekeeping  (OSCE) dai tempi del conflitto del 1992, sostanzialmente rappresentano una spina nel fianco nei programmi della Nato.

Dal 2016 è operativo uno “scudo antimissili” in Romania (che Mosca interpreta come una minaccia). Avere, a poche centinaia di chilometri da una delle principali basi statunitensi del sistema missilistico, un’area potenzialmente capace di neutralizzare interventi balistici rappresenta evidentemente un problema per qualcuno. Va risolto, in mancanza di capacità politica o diplomatica, con l’ennesima guerra civile?

(foto: army.md)

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