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La vendetta del Tomahawk

Tiziano Ciocchetti Tiziano Ciocchetti · · 2 min di lettura
MBDA Stratus

Nella notte tra il 6 e il 7 aprile si è verificato il primo attacco missilistico statunitense sul territorio siriano.

Il modus operandi del Pentagono si è basato su uno schema classico: salva di missili da crociera, lanciati da due cacciatorpediniere classe Burke, in navigazione al largo delle coste siriane. Gli ordigni lanciati dalle celle verticali delle navi – per punire i siriani del presunto attacco chimico sulla cittadina di Khan Sheikhun – sono i BGM 109C Tomahawk.

La progettazione di questa arma parte nel 1972, quando venne presa la decisione di sviluppare una versione tattica navale del missile strategico SLCM (Sea-Launched Cruise Missile – missile di crociera lanciato dal mare); nel 1977 (foto sotto), dopo una serie di prove di lancio e di valutazioni venne scelto il BGM 109 Tomahawk per la produzione in serie.

La variante tattica è simile a quella strategica BGM 109A, salvo che per l’utilizzo, al posto di quella nucleare, di una testata convenzionale da 454 kg.

Per quanto riguarda il sistema di ricerca terminale utilizza il medesimo del missile antinave Harpoon (BOL – Bearing Only Launch); un’unità di guida inerziale – che comanda le alette cruciformi di coda – serve al controllo nella fase di crociera, mentre la manovra finale di impennata a tuffo è la stessa del Harpoon Block IA.

Il missile può essere lanciato da navi di superficie e sottomarini e, dopo essere stato portato alla velocità di crociera, viene sostentato da un turboreattore CAEJ402 Teledyne.

Il BGM 109C è la versione sviluppata per gli attacchi contro obiettivi terrestri, la sua gittata massima è di 1500 km con una velocità massima di mach 0.7, la caratteristica principale di questo modello del Tomahawk è la possibilità di regolare i tempi di deflagrazione della testata, infatti grazie all’utilizzo di spolette di prossimità, l’arma può arrivare sopra l’obiettivo da colpire ed esplodere, ampliando quindi la saturazione d’area. Bersagli privilegiati sarebbero le piste degli aeroporti in quanto il Tomahawk danneggerebbe gravemente i velivoli parcheggiati nonché la pista, rendendola inutilizzabile per gli eventuali aeromobili ancora in condizioni di decollare.

(foto: U.S. Navy / San Diego Air & Space Museum)

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