Non sono pochi gli arabi orgogliosi del ruolo che il Qatar ha rivestito nellβambito del risveglio nazionale degli ultimi anni, consolidandosi come superpotenza finanziaria mondiale e centro di potere in Medio Oriente. Data lβesponenziale crescita dellβemirato e il generale livello di benessere sarebbe dunque perdonabile lo sperpero di denaro pubblico da parte dell’emiro al-Thani che ha spesso foraggiato avventure estere col solo scopo di mantenersi in bilico tra i poteri forti con cui Γ¨ compromesso il Paese.
Cosa ha ottenuto realmente la popolazione dallβinvestimento di miliardi di dollari nel conflitto siriano? Il Qatar ha fallito nel tentativo di destituire Assad e ha impunemente lasciato senza casa piΓΉ di quattro milioni di siriani. Questo Γ¨ solo uno degli interrogativi che alimentano lβambiguitΓ dellβΓ©lite al potere nel Paese, senza contare un altro quesito: lβequilibrio tra la visione wahabita puritana dell’Islam a lungo coccolata dallβemirato e la Fratellanza Musulmani Γ¨ un gioco pericoloso?
Borbottii simili si accendono per i piΓΉ grandi progetti pubblici o investimenti stranieri che il Qatar promuove. Dopo che il governo ha annunciato lβinvestimento di 220 miliardi di dollari in previsione dei Mondiali di calcio del 2022, sembra palese che la cifra stratosferica poteva essere ridimensionata con scelte piΓΉ oculate e magari condivise con la popolazione. Γ impressionante lo scialacquamento di somme ingenti per opere monumentali che ricordano piΓΉΒ cattedrali nel deserto cheΒ reali opportunitΓ di crescita.
La famiglia Al-Thani, che governa il Paese dal 1971, anno della raggiunta indipendenza nazionale, fa il bello e il cattivo tempo; non stupisce perciΓ² che disfi e ricostruisca a suo piacimento lβimpalcatura statale, infrastrutturale ed economica della nazione senza incontrare ostacoli di sorta. I partiti politici sono vietati in Qatar, cosΓ¬ come lo sono le manifestazioni, i sindacati e le associazioni che si occupano di affari pubblici.
Nel corso della sua evoluzione politica il piccolo Paese arabo ha posto le basi per svilupparsi attorno al principio di giustizia indipendente, garantendo la libertΓ di culto e lβistituzione di unβassemblea consultiva, organo legislativo della monarchiaΒ eletto per due terzi dal popolo e per un terzo dallβEmiro. Una mera rappresentanza di forma. Si Γ¨ parlato a lungo delle elezioni del Consiglio consultivo nazionale che avrebbero dovuto avere luogo dopo il referendum del 2003, ma a tuttβora sembra che nessuno in Qatar suggerisca modifiche sostanziali utili a spostare la concentrazione del potere politico, di fatto appannaggio Β esclusivo della famiglia regnante.
La popolazione non esprime mai apertamente il proprio dissenso in merito alle politiche interne; di tanto in tanto interviene il canale televisivo Al Jazeera di proprietΓ dello Stato, che incoraggia ed esorta le coscienze in modo non sempre imparziale.
Per fare un esempio di quanto non esista un dibattito politico in Qatar basti pensare che il libro “La gente vuole una riforma anche in Qatar” scritto dallβaccademico Ali Khalifa al-Kuwari, edito nel 2011, Γ¨ stato vietato in quanto giudicato pericoloso per la sicurezza nazionale. Il testo era pensato per promuovere la visione di una federazione del Golfo autenticamente democratica, sostenendo la necessitΓ di un cambiamento che garantisse una partecipazione popolare diversa. Di tutta risposta, dopo aver censurato lβopera, il suo autore Γ¨ stato anche condannato a 15 anni di prigione per aver tentato di diffondere idee sovversive.
Altro elemento preoccupante Γ¨ la sperequazione sociale che colpisce in negativo solo la popolazione straniera di origine prevalentemente indo-pakistana, bengalese e nepalese, che costituisce la vera forza lavoro della nazione.
Pochi i progetti di integrazione, anzi, molte sono state le manovre mirate ad accentuare la distanza tra qatarini e non. Al fine di controllare il grande afflusso di lavoratori espatriati, il Qatar ha introdotto il programma “Qatarization” nel 2000, per cui i dipartimenti governativi e le industrie in joint venture sono stati incoraggiati a riservare ai cittadini del Qatar posizioni di alto livello all’interno dell’organizzazione aziendale. Di conseguenza, un numero crescente di nativi sono tornati ad assumere posizioni chiave precedentemente occupate da cittadini stranieri, danneggiando inevitabilmente questβultimi e creando squilibri ancora piΓΉ gravi.
ComβΓ¨ possibile allora che in questa intricata rete di oppressione, di politiche sociali denigratorie e di scelte diplomatiche discutibili lo Stato di Al-Thani goda di una forte stabilitΓ ? La calma in cui prospera non Γ¨ frutto del successo di una struttura politica solida nella sua interezza, piuttosto Γ¨ il risultato di intrecci ed equilibri di potere tra i diversi gruppi di famiglie e tribΓΉ, dove tutti puntano a trarre profitti soddisfacenti.
All’interno della famiglia Al-Thani, Tamim bin Hamad ha intrapreso una serie di cambiamenti significativi, non ultimo dei quali la creazione di nuovi istituti statali e uffici in tutto il Paese gestiti da sostenitori, fedeli e parenti. In questo modo le istituzioni di natura tribale-familiare si sono sviluppate intrecciando la propria storia alla struttura portante del sistema politico esistente.
Va detto che la centralizzazione del potere all’interno della famiglia Al-Thani da sola non spiega il peso che riveste nel Paese, ma ci sono altri elementi che contribuiscono ad alimentare il fenomeno. In primo luogo la giustapposizione tra i redditi della famiglia reale derivanti dalle risorse petrolifere e di gas da un lato, e l’assenza di centri significativi di resistenza sociale dall’altro. In un certo senso gli Al-Thani sono sempre stati un polo di attrazione, mancando anche unβistituzione religiosa davvero influente in Qatar.
Come si accennava, arriviamo al secondo nodo; lβaumento costante dei proventi del petrolio e del gas hanno permesso allβEmiro di accrescere il proprio potere rispetto alla societΓ e di consolidare rapporti di fiducia con gruppi sociali potenzialmente capaci di mobilitare le risorse nelle casse statali. Ma lβaspetto politico piΓΉ distintivo delle monarchie arabe del Golfo, tra cui il Qatar, Γ¨ che i governi permettono alla popolazione di avere accesso a enormi ricchezze senza per questo dover necessariamente rincarare la tassazione di tali beni, cosa che costituisce unβanomalia nel panorama internazionale.
Non vi Γ¨ alcuna imposta sul reddito pro capite personale e ciΓ² significa che i dipendenti possono portare a casa i loro salari e stipendi, senza alcuna detrazione. Il tutto si traduce in un rapporto tra Stato e classi sociali tipico delle petromonarchie come il Qatar: lβautarchia si centra sul concetto definito dal termine dimukratiyyat al-Khubz (democrazia pane), un silenzioso accordo tra regime e popolo in cui si offre benessere in cambio di accondiscendenza politica.
Questa floridezza potenzia la soliditΓ delle monarchie; i cittadini, non pagando a caro prezzo nessuno dei servizi di cui usufruiscono, sono inevitabilmente dipendenti e dominati dai reggenti, che si servono di una politica di benefit per rafforzare lβautoritarismo e la centralizzazione del potere.
La posizione prominente che il Qatar ha guadagnato nello scacchiere mondiale, conservando indipendenza e stabilitΓ nellβambito di un territorio lacerato in piΓΉ punti, non Γ¨ un risultato frutto di congiunture o casi fortuiti, ma deriva da una precisa strategia politica collaudata in regimi simili nella stessa area geografica. Sono chiari i reali obiettivi che si prefigge lβemirato, che punta in futuro ad un confronto con lβArabia Saudita per conquistare lβegemonia del Golfo.
Il Paese continua a investire pesantemente nelle sue risorse di gas naturale, nonchΓ© in progetti di infrastrutture mastodontiche. Non mancano perΓ² le pesanti critiche al governo, che sebbene assicuriΒ una fase di crescita, continuaΒ conΒ scelte spesso discutibili: lβingerenza della Qatar Holdings e della Qatar Investment Authority a livello pubblicitario Γ¨ malvista nel mondo del calcio; i regimi della regione risentono troppo dellβingerenza mediatica di Al Jazeera; la grande base aerea americana sita nei pressi della capitale Doha prova che il Qatar ha legami con Washington che non piacciono a tutti.
Il Qatar Γ¨ un Paese proiettato nel futuro, ma rimane interessante vedere se la sua natura controversa segnerΓ il suo cammino di trappole letali.
(foto: Al jazeera)
