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Special Operations Command: primo esoscheletro da battaglia pronto per il 2018

Franco Iacch Franco Iacch · · 3 min di lettura

Agosto del 2018. Per quella data lo US Special Operations Command, USSOCOM, avrà sviluppato un prototipo avanzato della futura suite da combattimento nota come TALOS o Assault Tactical Light Operator Suit. E’ questa l’ultima stima della Joint Task Force Acquisition (JATF) –TALOS.

Secondo le specifiche, TALOS, mira a fornire una protezione balistica completa, aumentando consapevolezza, precisione e letalità degli operatori in contesti MOUT, Military Operations in Urban Terrain. USSOCOM precisa che è attualmente in via di sviluppo un nuovo esoscheletro che includerà svariati sensori biometrici integrati. Altri team di sviluppo si stanno concentrando sul casco e sull’armatura liquida.

Nel maggio del 2014, Il SOCOM, acronimo per United States Special Operations Command o “Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti”, lanciò un nuovo sito per promuovere il soldato d’élite del futuro. Una sorta di commando equipaggiato in modo del tutto simile ai personaggi dei blockbuster hollywoodiani come nella serie Iron Man della Marvel. Proprio nel Congresso, il programma ricevette il nome non ufficiale di Iron Man.

Nonostante gli sforzi di marketing da parte del SOCOM, i componenti della House Armed Services Committee palesarono subito alcune perplessità sul progetto. Si teme, infatti, che il progetto TALOS si possa trasformare in un buco finanziario come il programma Land Warrior, cancellato dopo dieci anni di sviluppo, costato 500 milioni di dollari. SOCOM ribadisce che il primo prototipo avanzato sarà sviluppato con soli 80 milioni di dollari di finanziamento.

Il Tactical Assault Luce Operator Suit è stato reso noto per la prima volta nell’ottobre del 2013. Talos è idealmente concepito per equipaggiare i Tier-1. Alcune specifiche sono note come, ad esempio, l’esoscheletro rivestito da un liquido balistico che si indurisce in un millesimo di secondo nel momento in cui è attraversato da un campo magnetico o da un impulso elettrico.

L’armatura, climatizzata, dovrebbe essere in grado di reagire istantaneamente agli stimoli ambientali, monitorando i segni vitali fisiologici dell’operatore come la temperatura corporea e la frequenza cardiaca. L’armatura incorporerà svariati sistemi (Gps, connessione internet, comunciazione) oltre a visori notturni/infrarossi.

TALOS, parliamo sempre delle specifiche, dovrebbe essere in grado anche di curare le ferite subite in combattimento, rilasciando una particolare schiuma antiemorragica sulla parte colpita dal proiettile nemico (una tecnica del genere, presa dal mondo naturale, è testata in aeronautica con un possibile impiego sui caccia di sesta generazione). L’armatura sarà dotata di un respiratore autonomo e, probabilmente, di un congegno di auto-distruzione.

Il problema è sostanzialmente uno. Se l’operatore equipaggiato con TALOS dovesse morire sul campo, si concederebbe al nemico una tecnologia impressionante. Quindi TALOS dovrebbe possedere anche un sistema di autodistruzione. Significherebbe, cioè, polverizzare sia l’armatura con tutte le tecnologie implementate, sia il corpo del soldato. Quest’ultimo, imbrigliato nella sua armatura durante un battaglia, potrebbe anche non essere liberato dai compagni. Le implicazioni legali, in tale senso, potrebbero essere devastanti.

Svariati prototipi TALOS sono stati testati in Afghanistan.

TALOS, nella mitologia greca, era il nome del gigante di bronzo posto a protezione di Creta. TALOS, infine, ha un altro punto debole: l’energia. L’armatura infatti, necessita di un supporto costante per essere pienamente operativa e funzionale.

(fotogramma: CNN)

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