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Pronto il “Piano B” di Kerry per la spartizione della Siria ma Damasco avanza su tutti i fronti

Giampiero Venturi Giampiero Venturi · · 3 min di lettura
MBDA Stratus

La fretta sembra la parola d’ordine nella questione Siria. I bollettini si susseguono con intervalli sempre minori, continuando a riportare numeri di morti e distruzione.

Nell’indifferenza generale la guerra continua e accavalla evoluzioni militari a importanti segnali politici.

Dal punto di vista delle operazioni sul terreno il dato più significativo è la sconfitta delle milizie ISIS nell’area desertica di Khannaser, dove le Forze Armate siriane e i loro alleati hanno ripreso il controllo della città e delle vie di rifornimento da sud verso Aleppo. La battaglia violentissima (circa 60 morti tra i governativi) sarebbe avvenuta fra il pomeriggio del 24 e l’alba del 25 febbraio.

Avrebbero preso parte alla riconquista della città le temutissime Forze Tigre, unità d’élite dell’esercito siriano, unità dell’11a Divisione corazzata e un battaglione del Partito Baath. Sembra sia stato decisivo il bombardamento russo durato 48 ore consecutive su raggruppamenti e convogli di terroristi in tutta l’area.

Il bilancio delle vittime del Califfato non è stato fornito da nessuna fonte. Si parla di perdite ingenti.

Anche a Deir ez-Zor (sud est) continuerebbero gli assalti in stile Prima guerra mondiale dei terroristi del Califfato contro l’aeroporto. Sarebbero sistematicamente decimati dai parà della Guardia Repubblicana siriana.

Nonostante i successi delle ultime settimane delle forze lealiste, c’è da registrare ancora una grande vitalità delle forze ISIS.

Fonti ben informate di Difesa Online parlano di una “buona turnazione” al fronte per i miliziani dell’ISIS. Il ricambio di uomini sulla linea dei combattimenti oscillerebbe tra i 3 e i 6 mesi, permettendo allo Stato Islamico di contare sempre su forze relativamente fresche. Il dato si spiega con un afflusso dalle retrovie evidentemente non ancora interrotto. Ci si chiede quando un intervento deciso contro i Paesi che appoggiano in modo conclamato il fondamentalismo islamico, possa porre rimedio ad un quadro che rende le fasi operative sul terreno più difficili.

Due le notizie politiche che complicano ulteriormente il quadro.

Da una parte il Presidente turco Erdogan ha chiesto ufficialmente agli USA di non coinvolgere le milizie curde nel cessate il fuoco previsto da sabato 27. La Turchia, senza perifrasi, dichiara così di non avere interesse ad una pacificazione dell’area che non contempli la messa in sicurezza dei suoi confini meridionali. Si parla del famoso “cuscinetto” di 10 km dove, forze regolari di Ankara e milizie afferenti potrebbero muoversi liberamente.

Il dubbio a questo punto è la risposta di Washington, messa davanti a una scelta: appoggiare i curdi dell’YPG e permettere al tempo stesso alla Turchia di colpirli sembra ormai diventato impossibile.

La seconda novella è la dichiarazione del Segretario di Stato americano Kerry che preannuncia un possibile “Piano B” nel caso in cui Damasco e i suoi alleati (Hezbollah, Iran e soprattutto Russia) rendessero difficile l’attuazione del cessate il fuoco. Il “Piano B” prevederebbe una spartizione della Siria. Il summit previsto ad Adana venerdì 26 febbraio fra alti ufficiali turchi e sauditi, forse avrà come oggetto proprio questa eventualità.



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