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Un anno fa il naufragio del Norman Atlantic

Marina Militare · · 3 min di lettura

28 dicembre 2014, è l’alba quando dirama la notizia di un grave incendio scoppiato a bordo del traghetto di bandiera italiana Norman Atlantic, con circa 500 persone a bordo, mentre navigava da Igoumenitsa (Grecia) ad Ancona. La nave si trova nel Canale d’Otranto, a circa 30 miglia dalla costa italiana. Le condizioni meteorologiche nella zona sono estreme, mare in burrasca, con onde di 6 metri e venti fino a 40 nodi (75 km/h).

La macchina dei soccorsi scatta immediatamente. Mentre gli elicotteri della Marina della base aeromobili di Grottaglie prendono il volo per verificare la situazione sulla scena d’azione, quelli pesanti EH-101 della base di Catania si preparano al decollo per raggiungere l’area. Negli stessi istanti la nave anfibia San Giorgio, in porto a Brindisi, richiamato a bordo l’equipaggio, buona parte a casa per le festività, salpa immediatamente e dirige alla massima velocità verso il Norman Atlantic. Poco dopo partirà da Taranto anche il cacciatorpediniere Durand de La Penne (foto in fondo).

Dopo poche ore i mezzi in zona sono numerosi ma è soprattutto la massiccia presenza della componente aerea che si rivela determinante per l’esito delle operazioni: dodici elicotteri, di cui 7 della Marina Militare, 2 del corpo delle Capitanerie di Porto e 3 dell’Aeronautica Militare, insieme a due aerei della Capitaneria di Porto e uno dell’Aeronautica. Tra i mezzi navali, oltre al San Giorgio e al Durand de La Penne, 3 motovedette della Guardia Costiera, 5 rimorchiatori civili e 9 navi mercantili.

La prima preoccupazione, fin dalle fasi iniziali è di riuscire a evacuare dalla nave i naufraghi nel minor tempo possibile, anche per la preoccupazione che la nave possa capovolgersi.

Nelle ore che seguono, quindi, si compie un’impresa storica nel suo genere, un intervento difficilissimo, con il recupero di 427 persone, la maggioranza dei quali con gli elicotteri, mentre soffiano venti di burrasca, su una nave sotto incendio, con le fiamme che lambivano, a volte, anche i ponti superiori.

Punto di forza dell’imponente operazione di soccorso, la nave anfibia San Giorgio, sede del comando, coordinamento e controllo dell’attività. A bordo del San Giorgio si trova lo staff del 3° Gruppo Navale, al comando del contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo. La nave anfibia naviga nelle immediate vicinanze del Norman Atlantic. Sul suo ponte di volo si susseguono senza sosta i decolli e gli appontaggi degli elicotteri EH-101, capaci di trasbordare fino a venti naufraghi alla volta, ininterrottamente, durante la notte e nonostante le condizioni meteorologiche estreme. Gli elicotteri svolgeranno complessivamente 149 ore di volo. Il trasbordo dei naufraghi dal traghetto termina alle 14.45 del 29 dicembre, quando inizia la fase successiva, con la presa a rimorchio della nave in fiamme, per il trasferimento nel porto di Brindisi.

Il successo dell’operazione è dipeso in gran parte dall’azione di due componenti fondamentali della Marina, quella aerea e quella navale, unitamente ai mezzi del corpo delle Capitanerie di Porto e dell’Aeronautica. Altro punto di forza il trasbordo sul traghetto, fin dalle fasi iniziali dell’intervento, tramite elicottero, di due aero soccorritori dell’Aeronautica, seguiti da un team di soccorso della Marina, con un pilota, un medico e un operatore sanitario. Ciò ha permesso di mantenere un contatto diretto, grazie a un telefono satellitare, una visione effettiva e tempestiva di quello che succedeva a bordo della nave in fiamme.

La Marina ha concluso il suo intervento, la sera del 30 dicembre 2014, quando nave San Giorgio è giunta nel porto di Brindisi dove, in condizioni meteorologiche proibitive per la temperatura prossima allo zero, con neve e vento forte, ha ormeggiato. A bordo aveva 215 naufraghi della Norman Atlantic di cui 184 recuperati direttamente e 31 trasbordati da nave Durand de La Penne.

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