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Iran: “Mosca ha consegnato il nostro primo S-300”

Franco Iacch Franco Iacch · · 3 min di lettura
MBDA Stratus

“L’Iran ha ricevuto il suo primo sistema antiaereo S-300”. E’ quanto ha appena comunicato da Mosca un raggiante ambasciatore iraniano Mehdi Sanai all’agenzia di stampa Tasnim.

Verosimilmente parliamo di alcune componenti (bisogna cercare di capire la realtà dal tono trionfalistico di Sanai), giunte in Iran con nove anni di ritardo. Il contratto da 800 milioni di dollari per cinque sistemi difensivi S-300 era stato siglato nel 2007. La fornitura fu poi congelata a seguito delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite alla Repubblica Islamica. Fornitura rimessa nuovamente in discussione dopo gli accordi sul nucleare siglato lo scorso aprile tra le potenze mondiali e l’Iran.

Lo scorso agosto, commentando la vicenda ‘S-300’, il vice ministro degli esteri Mikhail Bogdanov, dava per certa la consegna dei sistemi antiaerei entro la fine dell’anno. Tempistica più volte smentita, confermata e ritrattata. Adesso, però, la conferma ufficiale: entro la fine dell’anno iraniano (che si conclude il prossimo 20 marzo), i cinque sistemi S-300 saranno consegnati all’Iran. Superati, quindi, anche “i dettagli tecnici” che fino a pochi mesi fa, impedivano la consegna dei sistemi S-300.

Israele ha cercato, invano, di bloccare la vendita dei sistemi S-300. Il motivo è facilmente intuibile: una linea difensiva, schierata a ridosso degli impianti nucleari di Teheran (ritenuti i primi obiettivi in caso di attacco israeliano), provocherebbe quasi certamente delle pesanti perdite. Se gli S-300 dovessero entrare in possesso degli Hezbollah, la supremazia aerea regionale di Israele verrebbe messa in discussione.

Gli S-300 iraniani

Il missile 9M82M conosciuto come “Antey-2500”, (nome in codice NATO SA-23 Gladiator Giant) è specificatamente progettato per la difesa tattica contro missili balistici a medio raggio o velivoli nemici. Può seguire fino a 100 bersagli, potendo ingaggiarne 12/24 ad una distanza di 200 chilometri (124 miglia) e ad altezza di 27 chilometri (circa 17 miglia). Il SA-23 è ritenuto immune alla maggior parte delle contromisure ECM occidentali con una tangenza operativa di trentamila metri. L’Antey, una volta messo in linea, non richiede manutenzione per almeno dieci anni, mentre le sue testate sono ritenute in grado di sconfiggere anche i più moderni missili balistici occidentali. E’ guidato da un sistema inerziale con aggiornamento radio a metà percorso, mentre nella fase terminale si affida ad un radar semi attivo.

Probabile la consegna di almeno un sistema ‘V4’, con una gittata di 400 km. Per i russi, non esiste velivolo (compresi il B-2, l’F-22 e l’F-35) in grado di affrontare impunemente un sistema S-400.

(foto: ITAR-TASS)

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