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L’Iraq “pre-visto” in tempi in cui era difficile immaginarne l’evoluzione?

Andrea Cucco · · 4 min di lettura

E’ semplice fare gli storici: possiamo (semplicisticamente) dire che si raccolgono dati e cronache a distanza di anni, li si epura (per quanto e “se” possibile) dalle parzialità di giudizio e si racconta quindi un periodo od un evento.

Altra cosa è prevedere l’evoluzione del presente quando il clima è caldo, la verità è scomoda e magari si frequenta un ambiente poco avvezzo alle critiche.

Mi è capitato ieri di rileggere un articolo – che ripropongo a seguire – del generale Bernardi pubblicato sulla testata Pagine di Difesa nel 2003.

Da parte mia non può che esserci ammirazione per la lungimiranza ed il coraggio dimostrari da un militare.

Lascio però ai lettori valutazioni e commenti.

 

 

“Iraq, l’errore di sciogliere l’esercito”

Lo stillicidio delle morti dei soldati americani in Iraq sta avendo sull’opinione pubblica americana e mondiale più impatto di quanto ne hanno avuto le perdite durante la fase operativa. Da quanto appare, non sembra che gli attentati siano gestiti da una forma di resistenza organizzata, ma che siano piuttosto episodi isolati, convergenti però su un unico obiettivo: l’esercito USA. Tra le varie cause alle quali può essere attribuito il fenomeno, una non va trascurata: lo scioglimento dell’esercito iracheno, avvenuto pochi giorni dopo la conquista di Baghdad.

Le forze armate di tutto il mondo hanno una caratteristica che le distingue da tutti gli altri settori della vita pubblica: l’onore militare. E’ un sentimento questo che fa prescindere il loro pensiero, la loro attività, la loro dedizione dal contesto politico nel quale si trovano a operare. I militari di tutto il mondo sono militari e basta; possono anche essere nemici e combattere gli uni contro gli altri in quanto i loro governi sono nemici, ma ciò nonostante permane il rispetto per l’uniforme, per la persona che la indossa e per il giuramento che ha prestato.

“Guardai il generale e vidi, o mi parve, l’ombra di un sorriso. In ogni modo il suo intervento meritava bene un saluto militare. Lo salutai, infatti, prima di rientrare nella colonna che si avviava verso la prigionia”. Chi scrive è il brigadier generale britannico Desmond Young, catturato in Africa settentrionale. Il generale al quale si riferisce è Erwin Rommel. Il libro di Young, una delle più note biografie di Rommel, è solo uno degli infiniti esempi di cameratismo tra nemici (o ex nemici) che si possono reperire nella letteratura di guerra.

Non solo, gli stessi esempi sono vissuti anche nell’attualità. Lo sanno bene gli ufficiali italiani che si trovano oggi a cooperare con gli ex nemici del Patto di Varsavia. Ciò che supera il fatto di essere nemici o amici è il vestire l’uniforme. Quelle delle marine di tutto il mondo addirittura sono quasi uguali. Nella generalità dei casi, i militari sono fuori della vita politica. Tanto è vero che il fascismo dovette costituire reparti di Camicie Nere per disporre di un corpo armato fedele alla ideologia politica. Il nazismo creò la Gestapo e le SS. L’Iraq aveva la Guardia Repubblicana.

L’errore che hanno commesso gli americani è stato quello di considerare nemico l’esercito vinto e spogliarlo della dignità della quale era vestito nella propria società. Non è un errore pensare che il vinto umiliato si vendichi e che gli attentati siano opera di (o favoriti da) ex militari non più in uniforme. Alcuni di questi militari non più giovanissimi hanno frequentato accademie e scuole di guerra in occidente (l’accademia navale italiana ha ospitato allievi iracheni per anni), ne hanno assorbito la mentalità, il modo di fare. Oggi sono ridotti ad andare a prelevare il “sussidio di disoccupazione” dalle mani del vincitore.

Gli USA hanno tradito quel sentimento di cameratismo che unisce le forze armate di tutto il mondo. Ben diversa sarebbe stata la situazione se, epurato l’esercito dei gradi più alti (che comunque hanno risentito del clima politico), gli americani avessero immediatamente ricostituito i reparti militari disponendo degli ufficiali più giovani. Oggi, per quanto ancora critica, la situazione sarebbe sostanzialmente diversa, con truppe irachene affiancate a quelle americane e di grande supporto nel controllo del territorio. Ed è fuor di dubbio che quel territorio loro lo conoscono meglio.

Giovanni Bernardi, 4 agosto 2003

(foto: archivio US DoD)

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