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I nuovi traguardi delle Americhe a Panama

3 min di lettura

In questi giorni si è tenuto, a Panama, uno dei più importanti vertici “geo-economico-politici” al mondo: il settimo vertice delle Americhe, appuntamento che fu fortemente voluto dal “Libertador de las Americas” Simon Bolivar, già dal lontano 1826.

Tra i 12.000 partecipanti di quest’anno ci sono stati Barack Obama, Bill Clinton, Ban Ki-moon e i presidenti di Brasile, Messico, Canada, Venezuela, Argentina e – per la prima volta – Cuba, invitata a seguito delle richieste degli altri leaders americani.

L’incontro tra Barack Obama e il suo omologo cubano Raul Castro, è avvenuto dopo oltre cinquant’anni di guerra fredda e relazioni interrotte. Uno dei punti centrali del Summit  è stato eliminare Cuba dalla lista americana degli Stati sponsor del terrorismo con conseguente riapertura delle rappresentanze diplomatiche.

Altro nodo da sciogliere al Vertice le ostilità con il Venezuela e le restrizioni imposte dal governo degli Stati Uniti adottate perché il Paese sarebbe “un rischio per la sicurezza nazionale” degli Stati Uniti; di contro, invece, lo stesso Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro accusa gli Stati Uniti, di voler organizzare un colpo di stato in Venezuela con “forze reazionarie” nazionali.

E’ curioso e da sottolineare, tuttavia, che gli Stati Uniti restano il principale partner commerciale del Venezuela, uno dei fornitori petroliferi stranieri più importanti d’America. Altro tema affrontato è stato quello dell’Argentina e delle Isole Malvinas: le tensioni con la Gran Bretagna sono forti. 

“Negli ultimi vent’anni, i Paesi del Sudamerica hanno compiuto notevoli progressi economici e politici. L’America Latina è una regione composta da trentasei paesi e territori quasi tutti con regimi democratici con seicento milioni di abitanti. Grazie alla vicinanza geografica, ci sono stati sempre profondi legami tra l’economia Statunitense e quella con questi paesi confinanti. Gli scambi di merci si incrociano in tutta la regione cosi come quelli culturali, famigliari e sociali. C’è molto da imparare dalla storia della trasformazione dell’America Latina, che rappresenta un passaggio importante per gli stati Uniti e per il mondo intero”. (Hard Choices Hillary Rodham Clinton, nda).

Al passo con i tempi, i primi cinque leader mondiali più attivi su un noto social network, provengono tutti dall’America Latina, le “Americhe” sono, inoltre, una regione di correnti politiche di rilievo: Haiti è stato il primo Paese nero indipendente al mondo, si è liberato dai francesi nel 1803; in tempi recenti, i colloqui di pace in Colombia con i ribelli delle Farc, hanno quasi posto fine alla più lunga guerra civile del mondo; i movimenti della società civile in Messico e in Brasile e quello studentesco in Cile costituiscono solo alcuni eloquenti esempi.

L’area è anche una terra dove è presente un particolare elevato livello di donne dedite alla politica: i presidenti di Brasile, Cile e Argentina appartengono attualmente al gentil sesso.

Naturalmente, l’area è in prima pagina anche per traffici illeciti, guerre di droga, uno scandalo sulla corruzione in corso in Brasile, divergenze tra Stati Uniti e Regno Unito con Venezuela e Argentina.

A porte del Vertice chiuse – è stato uno dei più brevi – terminato il lavoro dei fotografi, la storia capirà verso quali nuovi traguardi, quest’ultimo del 2015, porterà i Paesi latinoamericani.

Fonte: H. Alexander and P. Sherwell

(fotogramma: Casa Bianca)

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