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Ex SAS formano il primo “ISIS Hunting Club”

3 min di lettura
Redazione Difesa Online

“Siamo tutti ex militari ed abbiamo ricevuto un particolare Special Forces Training (SAS). Abbiamo deciso di formare questa unità che accoglierà tutti gli inglesi che vorranno unirsi alla lotta contro l’Isis. Saremo in Siria tra poche settimane, ma ci addestriamo da mesi per togliere la ruggine accumulata dopo il congedo. Abbiamo intenzione di offrire le nostre competenze al popolo del Kurdistan. Noi siamo il primo Isis Hunting Club”.

Gli elementi dell’Isis Hunting Club, indosseranno uniformi simili a quelle dei militari inglesi, ma non avranno alcun contatto con il governo.

L’unica cosa certa è che il team che a breve andrà a combattere in Siria, annovera veterani e tutti hanno ricevuto un “particolare addestramento”. Come Daniel Hill, 39 anni, ex SAS, nove anni di esperienza sul campo in Bosnia ed in Kosovo.

Devo fare la mia parte – ha detto l’uomo ai media inglesi – si stanno compiendo cose terribili e noi siamo in grado di fermare queste atrocità.

Il gruppo ha anche formato un logo, simile a quello della SAS: una spada con su scritto IVFOR: International Volunteer Force. Sarebbero cento, ad oggi, gli stranieri occidentali giunti in Siria per combattere contro il gruppo jihadista, ma i numeri sono in crescita.

Intanto, proprio poche ore fa, si è avuta notizia della prima vittima inglese. Un ex Royal Marine è diventato il primo britannico a perdere la vita in Siria nella lotta contro lo Stato islamico.

Il Taliban Hunting Club

Nel 2010, i reparti speciali inglesi schierati in Afghanistan, crearono un nuovo logo, quello del “Taliban Hunting Club”.

In poche settimane, quel distintivo, quella toppa, quella patch, divenne popolarissima tra tutti i reparti speciali schierati nella Regione. Divenne un oggetto di culto tra i reparti combattenti.

Nel 2011, però, il governo definì “politicamente scorretto”, per i propri uomini, indossare sulle loro uniformi questo tipo di distintivi non ufficiali, ordinandone la rimozione.

Immediata la replica della SAS: “I badge sono stati realizzati da amici e parenti. Adesso sono diventati oggetti di culto per persone che non hanno mai combattuto o per politici che non hanno la minima idea di cosa avvenga qui. Persone che non hanno la minima idea di cosa debba sopportare un ragazzo di 19 anni in guerra. Persone che non capiscono quanto un disegno possa alzare il morale. Siamo in guerra, se non l’avete capito”.

Poche settimane dopo, l’invito a rimuovere le patch venne esteso solo alle truppe non combattenti.

I SAS continuarono a portare tutti i simboli che avrebbero ritenuto opportuno.

Anche i Navy Seal ed i berretti verdi americani indossarono il “Taliban Huntung Club”.

Nessuno si permise di dire loro di rimuovere il badge.

Franco Iacch

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