Recensione del saggio "Geo-economia e guerra economica nel pensiero strategico francese contemporaneo"

ianoEd. Fuocopagg. 400 Il monumentale nuovo saggio del Prof. Giuseppe Gagliano, presidente del Centro Carlo de Cristoforis, offre un’interessante panoramica del pensiero francese sulla geo-economia e sulla guerra e intelligence economiche.

Si tratta di temi essenziali non solo per la legittimazione del ruolo dello Stato-nazione nei riguardi dei suoi cittadini, ma anche per la geopolitica del mondo globalizzato. Quest’ultimo è caratterizzato dalla “fine dell’ordine militare” che aveva dominato le relazioni internazionali nel mondo occidentale dalla pace di Westfalia fino alla scomparsa del mondo bipolare. Dopo il collasso dell’URSS esso ha visto l’emergere dell’attuale mondo multipolare, dalla crisi del multilateralismo - cioè della centralità delle istituzioni internazionali e delle loro regole – e dall’emergere del “turbocapitalismo” e dell’“iper-competizione” fra i sistemi paese. In realtà, più che di mondo multipolare, si dovrebbe parlare di uno a-polare La competizione economica e finanziaria è non conosce tregue. La globalizzazione ha dato origine a fenomeni di frammentazione. Anche le istituzioni regionali più solide, come l’Unione Europea, stanno perdendo la loro coesione.

La crisi economica mondiale e il rafforzamento delle potenze emergenti stanno producendo una ri-nazionalizzazione delle politiche degli Stati, accompagnata da protezionismi commerciali e da “guerre fra le monete”. La stessa globalizzazione è asimmetrica. Sta producendo vincitori e vinti sia fra gli Stati che all’interno di essi. L’efficienza dei sistemi-paese, volta ad aumentarne la competitività, cioè la produttività relativa, sta divenendo un fattore determinante degli assetti mondiali delle potenze. La Francia, prima e più degli altri Stati europei, ne è stata consapevole. Lo dimostra eloquentemente la ricchezza del suo pensiero strategico in campo economico.

Lo scritto di Giuseppe Gagliano contiene un’approfondita e stimolante rassegna del pensiero di taluni dei più innovativi e interessanti studiosi francesi della materia. Nel primo capitolo, Gagliano esamina il pensiero di Ali Laidi, autore di due importanti scritti che approfondiscono e sviluppano le teorie geo-economiche anticipate da Edward Luttwak negli anni novanta dello scorso secolo, soprattutto in tema di guerra economica e delle sfide che essa pone agli Stati. Il secondo capitolo è dedicato a Christian Harbulot, fondatore de L’Ecole de guerre économique e forse il più influente esperto francese nella materia. In gran parte a lui e ai suoi allievi si deve la redazione del Rapporto Martre del Commissariat du Plan, che tra l’altro pose le fondamenta dell’attuale organizzazione dell’intelligence economica in Francia. Essa fa capo al Primo Ministro, ma si dirama fino a livello regionale. Sfrutta ogni opportunità, anche quelle offerte dallo spionaggio tecnologico, commerciale e finanziario. Esso viene utilizzato dalle autorità francesi con grande disinvoltura e indubbia efficienza. Influiscono al riguardo i rapporti di stretta collaborazione e la reciproca fiducia esistenti fra lo Stato e le imprese.

L’immensa produzione di Harbulot spazia dalla geoeconomia, all’intelligence economica e all’impatto dei fattori cognitivi sulla competizione economica. Dimostra chiaramente come l’infowar – con la sua disinformazione e con l’attenta gestione dell’informazione istituzionale - sia componente centrale della lotta per accrescere la competitività del sistema-paese e delle proprie imprese.Il terzo capitolo è più articolato. Giuseppe Gagliano esamina le produzioni di vari studiosi francesi. Pascal Lorot, fondatore della rivista Géo-économie, che costituisce il documento essenziale per seguire l’evoluzione del pensiero strategico francese in tema di geo-economia e discipline affini.

Philippe Baumard, che evidenzia l’importanza dell’intelligence economica per la conquista dei mercati. Jean-François Daguzan, che mette in luce l’importanza dei rapporti fra Stato e imprese e che sostiene come la competitività sia divenuta una componente del contratto politico che oggi deve esistere fra gli Stati e i loro cittadini e imprese. L’intervento dello Stato è cruciale per porli fra i vincitori, anziché fra gli sconfitti della globalizzazione. Dominique Graber, che sottolinea la perdurante rilevanza della politica, quindi dello Stato, nella finanziarizzazione dell’economia e i limiti dello slogan “più mercato meno Stato”. La validità di esso è stata fortemente erosa dalla crisi economica.

Jean Guellet, che approfondisce i rapporti fra tecnologia e potenza, data l’immutata importanza dell’hard power e del manifatturiero anche ai nostri giorni, in cui è tanto popolare, soprattutto in Europa, esaltare le virtù del soft power.

Jacques Sironneau, che approfondisce l’importanza geo-economica dell’acqua, anche per la sua rarità (solo poco più del 2% dell’acqua esistente sulla terra è dolce e utilizzabile), e per il mutamento che sta subendo la dieta alimentare a livello mondiale, con l’aumento del consumo di proteine rispetto a quello dei carboidrati. Esso impone una rilevante crescita della produzione di alimenti dato che, per produrre una caloria di proteine, occorrono 10-12 calorie di carboidrati. Il problema dell’acqua diventa strategico, poiché il 70% di quella dolce è impiegato in agricoltura: Infine, Xavier Pasco, che afferma che la fine della guerra fredda ha mutato l’interesse della politico per lo spazio. La sua importanza non è solo (o, comunque, non è più solo quella di essere un moltiplicatore della potenza militare. Le attività della ricerca scientifica e tecnologica spaziali sono divenute uno stimolo indispensabile per l’innovazione, quindi per la competitività degli Stati soprattutto di quelli più avanzati.

Il volume è arricchito dall’analisi di taluni Case Studies che ritengo ottimamente scelti. Sono infatti molto significativi per integrare l’analisi del pensiero degli studiosi francesi in campo geo-economico. Il primo “caso” riguarda la controffensiva comunicativa decisa dalla Siemens per fronteggiare il danno subito dalla sua immagine in conseguenza della fornitura all’Iran di apparecchiature che il governo di Teheran aveva utilizzato, fra il maggio e il luglio 2009, contro l’Onda Verde, cioè contro i dimostranti che protestavano per i brogli elettorali fatti per l’elezione del presidente Ahmadinejad. Il secondo riguarda il caso Veolia, che riguarda l’idro-geopolitica, divenuta sempre più concorrenziale per l’entrata di nuove imprese sul mercato dell’acqua e per la crescente consapevolezza della scarsità di tale bene essenziale per la sopravvivenza dell’umanità. Essa non può essere più considerata un “dono di Dio”, disponibile per tutti, gratuitamente o a prezzi fortemente sussidiati, né è gestibile a livello locale. Ha invece un costo, variabile da paese a paese e che dovrebbe essere conteggiato nel prezzo dei prodotti finiti, alimentari e non. Il terzo caso è quello della Perrier e riguarda l’uso strategico dell’informazione e della disinformazione sia a scopi difensivi, sia per procurarsi vantaggi competitivi sui concorrenti: l’info-guerra ha nella competizione globale un impatto analogo a quello della guerra cibernetica.

In conclusione, il volume del Prof. Gagliano rappresenta un meritorio sforzo per rendere consapevole il pubblico italiano delle realtà dell’attuale ipercompetizione economica. Occorre essergli grati per aver prodotto uno studio tanto ricco di dati su quanto fatto in Francia. Non si può che provare una notevole ammirazione ed anche invidia nei confronti del livello raggiunto nel settore dai nostri cugini d’Oltralpe.

Carlo Jean – Presidente del Centro Studi di geopolitica economica