La guerra dell’Ogaden tra Etiopia e Somalia (1977-1978): russi e cubani entrano in guerra e ne cambiano le sorti

(di Manuele Serventi Merlo)
11/05/17

(Continua) Iniziava così un massiccio ponte aereo per rifornire le truppe presenti sul terreno. Dal 25 novembre 1977 diverse centinaia di aerei da trasporto militari sovietici fecero spola trasportando praticamente qualsiasi genere di armi e sistemi militari: dai carri armati agli aerei militari, passando per le artiglierie. Contemporaneamente giungevano in Etiopia 18000 soldati cubani, 2000 uomini dello Yemen del Sud e 1500 consiglieri militari russi.

I cubani vennero organizzati in una divisione corazzata su due brigate, per un totale di 250 carri circa tra T-55 e T-66, accompagnati da APC BTR-50. I cubani fornivano inoltre piloti e tecnici per i MiG e gli elicotteri formalmente consegnati all’Aeronautica etiope.

Per il controllo delle operazioni Mosca lanciava il satellite da ricognizione militare Kosmos 964 e, nel frattempo, istituiva un joint staff congiunto per la conduzione delle operazioni composto da generali dei vari eserciti alleati con, al vertice, il gen. d’armata Vasily Petrov (foto), primo vice comandante delle forze terrestri sovietiche.

Il gen. Petrov era un fautore dell’impiego di grandi masse corrazzate coadiuvate da forze eliportate e le pianure dell’Ogaden ben si prestavano a questo impiego. Elaborò un piano volto, da un lato, a cercare di mantenere sempre l’iniziativa e, dall’altro, spostare nella maniera più veloce possibile le truppe russo-cubane a seconda delle necessità.

I somali, dal canto loro, rendendosi conto che le cose si stavano mettendo male, effettuarono all’inizio di dicembre 1977 un attacco alla città assediata di Harar ed un altro in direzione di Alem Maya, nel tentativo di smuovere la loro traballante situazione strategica. Ma l’attacco venne facilmente respinto dai cubani, arrivati in loco con l’aiuto di alcune batterie di lanciarazzi BM-21 da 122 mm. Ciò consentì di rinforzare le divisioni etiopi già presenti ad Harar con la già citata divisione corazzata cubana. Così il rapporto di forze divenne oramai decisamente favorevole agli Etiopi e i somali furono costretti a mettersi sulla difensiva.

L’08 gennaio 1978 scattava la controffensiva russo-cubana-etiope, preceduta da una serie di incursioni aeree da parte di MiG-21 e MiG-17, pilotati da cubani, ed F-5A che colpirono le posizioni somale ad Harar e la base aerea di Hargeysa.

Accompagnata da un continuo bombardamento di artiglieria e di lanciarazzi, una divisione etiope dette l’assalto alle posizioni somale presenti fuori dalla città di Harar. I somali provarono a contrattaccare ma furono ben presto presi d’infilata dalla gran massa di carri della divisione corrazzata cubana. Le perdite dell’esercito somalo furono ingentissime e costrinsero il comando dell’esercito a far ritirare i reparti sopravvissuti oltre il passo di Gara Marda, a difesa del nodo stradale di Jijiga.

Nel successivo mese di febbraio la situazione delle truppe somale si aggravò ancora di più a causa del fatto che il Somali Air Corps non esisteva più ed il dominio dell’aria era oramai in mano alle forze russo-cubano-etiopi. Era il preludio alla definitiva disfatta della Somalia.

Il 3 marzo 1978 scattava l’attacco definitivo pianificato dal gen. Petrov contro tre brigate del Somali National Army attestate a difesa di Jijiga.

A copertura di quest'azione, oltre all'apporto decisivo dell'artiglieria e dell'aeronautica, venne ordinato ad una divisione etiope e due brigate meccanizzate cubane di attaccare le posizioni somale da sud, mentre da nord veniva attuata una grande operazione aeromobile, con l’impiego di reparti scelti di fanteria e l’ausilio di elicotteri Mi-6 e Mi-8. Da ultimo, Petrov fece irrompere attraverso il passo di Gara Marda la seconda brigata meccanizzata cubana che spazzò via ogni residua resistenza somala.

Ai somali non rimaneva altro che ritirarsi da Jijiga. Ben presto, tuttavia, la ritirata si trasformò in rotta per le truppe. Ciò consentì agli etiopi di riprendere ben presto tutte le città e i villaggi precedentemente persi nell’Ogaden.

Vista la situazione favorevole, Mengistu avrebbe voluto dilagare in Somalia per regolare definitivamente i conti, ma i sovietici ed i cubani erano fermamente contrari ad un’eventualità del genere.

Si arrivava così alla cessazione definitiva delle ostilità. L’8 marzo 1978 Siad Barre si arrendeva ed annunciava il completo ritiro dall’Ogaden.

 

Leggi anche la prima e la seconda parte:

La guerra dell’Ogaden tra Etiopia e Somalia (1977-1978): le premesse storiche e politiche del conflitto

La guerra dell’Ogaden tra Etiopia e Somalia (1977-1978): la Somalia attacca

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