La Guerra Civile in Rhodesia (1965 – 1979): la fase della guerriglia e l’ascesa di Mugabe

(di Manuele Serventi Merlo)
18/04/17

Dopo le prime schermaglie nel 1965, la lotta tra le parti entrò nel vivo nell’aprile 1966, quando forti gruppi di guerriglieri iniziarono ad infiltrarsi nel territorio rhodesiano dai loro rifugi in Zambia e Mozambico. Si verificarono così degli scontri a fuoco molto forti con le truppe regolari a seguito dei quali i soldati rhodesiani istituirono delle linee di difesa elastiche nell’area del fiume Zambesi e del Lago di Kariba. Tramite queste linee di difesa, coadiuvate da campi fortificati, si riuscì ad intercettare e mettere fuori combattimento moltissimi ribelli a fronte di perdite molto contenute.

Ciononostante, “le punture di spillo” dei guerriglieri si arrestarono solamente il 21 dicembre del 1972 quando attaccarono la fattoria Altalena nel Distretto di Centenary ed altri centri agricoli vicini. A questi attacchi, molto aggressivi, risposero i SAS rhodesiani con un raid in Mozambico con il beneplacito di Lisbona. Fu la prima di diverse altre azioni similari conclusesi in generale con soddisfacenti risultati. Nel frattempo le forze armate si erano oramai completamente mobilitate, grazie anche al richiamo dei riservisti. Fu lanciata così l’Operazione Hurricane, finalizzata al rastrellamento e alla bonifica dell’intero territorio della Rhodesia dalla presenza dei guerriglieri. A tale scopo il Paese venne suddiviso in diverse aree geografiche per dare maggiore organicità alle azioni di controguerriglia. Tramite tali mosse il conflitto sembrava oramai ad un passo da una positiva conclusione per il governo locale. Tuttavia, nel 1973-1974, ci fu una svolta decisiva. La guerriglia nera divenne meglio organizzata ed equipaggiata grazie anche al fatto che il Portogallo, dopo la “Rivoluzione dei garofani rossi” del 1975, aveva iniziato a mollare la presa sui ribelli del Frelimo. Per Salisbury - l’allora capitale della Rhodesia, oggi Harare - significava dover adesso controllare 800 miglia di frontiera con il Mozambico, appena divenuto indipendente. Nonostante ciò, però, le truppe agli ordini di Smith non mollarono, ed anzi, proseguirono le operazioni. Nuove operazioni Search and Destroy vennero poste in essere con un’attiva collaborazione tra terra e cielo, sotto la costante minaccia dei missili SA-7 Strela freschi di fornitura alla guerriglia.

Il 2 maggio del 1976 venne così lanciata una vasta controffensiva per disarticolare i guerriglieri con risultati validi, utili anche ai fini della propaganda interna. Ma il colpo veramente grosso i militari rhodesiani lo ottennero con l’Operazione Eland, condotta dai Selous Scouts. 72 soldati di tale reparto riuscirono a penetrare in Mozambico, spingendosi fino al campo di Nyadzonya, dove si trovavano accasermati circa 4000 ribelli. Indossando uniformi di taglio sovietico, con il volto e le braccia annerite dal nerofumo, i militari rhodesiani riuscirono a penetrare all’interno del campo ribelle. Sfruttando una concomitante parata militare, partì l’attacco che procurò ai guerriglieri perdite assai ingenti stimate in almeno 1000 morti, subendo appena 7 feriti. Terminata l’azione, i Selous Scouts ritornarono in buon ordine tra le proprie linee. Furiosi per lo smacco subito, i guerriglieri risposero subito: il 7 settembre dello stesso anno fecero crollare, con l’impiego di esplosivi, il ponte ferroviario sul fiume Matetsi, distruggendo anche un convoglio che vi transitava sopra.

Un’altra offensiva scattò il 3 aprile del1977, organizzata dal generale Peter Wallis. Bersaglio dell’azione era ancora una volta una base logistica della guerriglia situata in Mozambico. Per la precisione, il campo in questione era situato a Mapai ed era controllato dallo Zanla. 500 militari ed un’aliquota di paracadutisti lanciati da C-47 e DC-4, supportati dai Skymaster (foto), furono utilizzati per l’operazione. L’attacco fu un completo successo: almeno 72 furono le morti accertate tra le fila dei ribelli dello Zanla, contro solo un caduto rhodesiano.

La vicenda, tuttavia, provocò dure prese di posizione da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica in sede ONU. Dopo la successiva operazione Dingo, consistente in un attacco di 3 giorni condotto da varie armi contro i campi di Chimoio e Tembue in Mozambico, nel quale caddero anche diversi quadri dirigenti dello Zanla, la guerriglia dovette mollare la presa. Ciò durò almeno fino al successivo maggio 1978 quando, ad uno sconfinamento di 450 miliziani dello Zanla, seguì un pesante attacco aereo ritorsivo condotto dai Canberra, in stretta collaborazione con gli Hunter, contro altri campi in Mozambico e nello Zambia.

Mentre la guerra proseguiva, i militari rhodesiani ricorrevano sempre più ai mezzi aerei, confidando nella propria assoluta superiorità in questo settore. Ma due gravi eventi fecero vacillare questa convinzione. Il 3 agosto del 1978 e il 12 febbraio del 1979 lo Zipra condusse due attentanti terroristici distruggendo con missili SA-7 velivoli civili del tipo Vickers Viscount. Tutti i componenti dell’equipaggio ed i passeggeri morirono, ma il vero obiettivo dell’intera operazione, ovvero l’assassinio del generale Wallis - comandante delle forze armate - e della sua famiglia, non venne conseguito in quanto fortunatamente non si trovavano su quegli aerei il giorno degli attentati. Tuttavia nemmeno questi attacchi minarono la strategia rhodesiana basata sull’intenso utilizzo del mezzo aereo sia per le operazioni di rastrellamento che di contrattacco, ma dall’altra parte la guerrigli non cessò mai di rispondere colpo su colpo, con attacchi sempre più violenti e feroci.

Nel frattempo, l’embargo a cui era sottoposta la Rhodesia a partire dall’indipendenza, si face sempre più stretto compromettendo così il già traballante quadro economico. Ciò contribuì a creare una seria crisi nel governo di Salisbury , costringendo i rhodesiani al tavolo delle trattative con le formazioni nere “più moderate”. Il risultato di queste negoziazioni, conclusesi nel marzo 1978, fu ribattezzare il Paese Zimbabwe – Rhodesia ed ad indire future elezioni multipartitiche. Elezioni dalle quali uscì vincitore il vescovo Abel Muzorewa, che divenne così il primo ministro nero della storia del Paese.

Erano state così gettate le basi politiche per il superamento dell’apartheid, senonché l’attività della guerriglia nera più estremista e marxista non cessò mai del tutto e anzi aumentò di attività e consistenza. Data la situazione, venne allestita una conferenza di pace dai governi di Stati Uniti e Gran Bretagna che si tenne a Lancaster House alla fine del 1979. In essa venne stabilito che si sarebbero tenute nuove elezioni nel Paese, alle quale avrebbero partecipato anche i dirigenti dello Zapu e del Zanu. A sorvegliare il corretto svolgimento di tali elezioni sarebbe stato un piccolo contingente di osservatori formato da militari di diverse nazione del Commonwealth. I risultati di queste nuove elezioni videro la vittoria di Robert Mugabe, candidato del Fronte Patriottico, nel quale erano confluite le due formazioni che avevano condotto la guerriglia.

Era il 1980: la Guerra civile Rhodesiana era giunta al termine, iniziava quella del presidente-dittatore Mugabe (foto).

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(immagini: web)

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