La battaglia di Farsalo

(di Federico Gozzi)
22/02/17

La battaglia di Farsalo rappresenta sicuramente uno dei momenti topici della storia europea e mondiale, essendo l'icona del trionfo sia militare sia politico di Caio Giulio Cesare, allora futuro Dictator di Roma, sulle forze repubblicane guidate da Pompeo. I presupposti dello scontro non promettevano bene per Cesare: Pompeo vantava un numero superiore di vittorie contro varie popolazioni asiatiche e contro i pirati, le quali erano talmente numerose da fargli valere un trionfo. Pompeo poi era appoggiato anche dal Senato romano, poiché visto come più facilmente manovrabile politicamente dallo stesso. Inoltre, sebbene le forze repubblicane si fossero ritirate dall' Italia, esse avevano ottenuto una piccola vittoria militare a Durazzo contro le truppe cesariane, riuscendo a rallentare l'avanzata del Dictator nella penisola balcanica. Le truppe della Repubblica, quindi, godevano anche di un maggiore morale provocato dalla precedente vittoria. Infatti, lo Stato Maggiore di Pompeo alla vigilia della battaglia di Farsalo già si preparava a distribuire le cariche istituzionali e a preparare piani politici per organizzare la Repubblica post-sconfitta di Cesare.

Giulio Cesare, dal canto suo, vantava un minor numero di truppe rispetto al suo avversario (8 legioni, mentre Pompeo 12) ma di gran lunga più preparate, avendo affrontato numerose campagne militari nelle Gallie, oltre il Reno, in Britannia, in Iberia e infine in Italia. Inoltre, godeva dell'appoggio popolare sia nelle province occidentali (ove aveva esercitato il mandato di proconsole) sia in Italia. Dopo Durazzo aveva preparato una strategia alquanto azzardata per sconfiggere i rimasugli repubblicani, la quale però risultava l'unica possibile, vista sia la sua condizione di inferiorità numerica sia la maggiore esperienza dei suoi legionari. Cesare aveva un ulteriore vantaggio: un suo ex-luogotenente, Tito Labieno, dopo la campagna di Gallia e poco prima dell'attraversamento del Rubicone, era passato tra le fila repubblicane prendendo il comando della cavalleria pompeiana. La conoscenza delle tattiche di Labieno permise a Cesare di saper prevedere le sue mosse e quindi di preparare delle contromisure. La tattica principale di Labieno consisteva nell'aggirare le truppe nemiche sul fianco per poi attaccarle nel centro. Questa tattica era possibile poiché al tempo i comandanti militari tendevano a schierare le truppe su una lunga fila, in modo da formare tre lati. Al centro schieravano il grosso delle truppe, le coorti di fanteria e ai lati i reparti di cavalleria.

Lo scontro fu preparato da Cesare fin nei minimi dettagli: schierò la X° legione a destra, la VIII e la IX a sinistra (al comando di Marco Antonio) e infine le altre legioni furono posizionate al centro, fatto eccezione per alcune coorti poste come riserva dietro lo schieramento da battaglia, che secondo il comandante delle forze ribelli si sarebbero rese utili durante la successiva offensiva scatenata dopo la sconfitta della cavalleria repubblicana. E così fu. Infatti, le truppe guidate da Labieno attaccarono sul lato destro, riuscendo a sfondare inizialmente lo schieramento dei reparti a cavallo dei cesariani, ma Cesare, a comando della riserva, accerchiò la cavalleria avversaria e la costrinse alla ritirata; nel frattempo le legioni cesariane presenti sul lato sinistro assaltarono il centro dello schieramento avversario, che non si era mosso per ordine di Pompeo, il quale attendeva che le truppe avversarie si stancassero durante la carica, causando una carneficina. Dopo la ritirata di Labieno, Cesare riunì le sue truppe e lanciò un'offensiva finale che travolse le linee repubblicane, permettendo la vittoria. Lo Stato Maggiore pompeiano scappò dal campo di battaglia riparando in Egitto (con l'eccezione di Lucio Domizio Enobarbo, che fu ucciso durante la ritirata).

Le fonti sono discordanti sulle perdite subite da ambo le parti: alcuni sostengono 15.000 uomini per le truppe Pompeiane e 200 per Cesare, altri sostengono 10.000 per i repubblicani e 1.000 per i ribelli cesariani. Qualunque siano le cifre, la battaglia fu una completa vittoria di Cesare. Vincere a Farsalo determinò, oltre che la celebrazione del trionfo, la fine della Repubblica e la proclamazione a Dictator per Cesare, il quale fu coronato anche dalla presenza del comandante delle truppe galliche ribelli, Vercingetorige, in condizione di prigioniero (durante il trionfo non furono esposti prigionieri romani per non turbare il popolo). Pompeo fu assassinato in Egitto, sembra da Tolomeo, allora faraone d'Egitto e fratello di Cleopatra, cosa che spianò la strada alle successive guerre combattute per eliminare le ultime resistenze repubblicane in Africa, Asia e Spagna.

(foto: Caliga10's wife)

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