La battaglia di Cassino: “La seconda e la terza battaglia” (3/3)

17/02/17

Visto l'andamento dei precedenti scontri con le truppe tedesche stanziate nel settore, il generale Alexander decise di procedere ad un cambio di strategia impiegando nuove truppe provenienti da altri settori del Fronte Italiano. Vennero così ridispiegate a Cassino diverse unità militari provenienti dal fronte adriatico. Si trattava della 2^ Divisione neozelandese, della 4^ Divisione indiana e della 78^ britannica che raggiunsero la zona d'operazione tra la fine di gennaio e a febbraio inoltrato andando a formare un nuovo corpo d'armata – il II corpo d'armata neozelandese – posto agli ordini del generale Bernard Freyberg. Il dispositivo militare Alleato sul fronte di Cassino aumentava così decisamente di qualità: sia la divisione neozelandese che quella indiana si erano, infatti, comportate in modo eccellente con l’ottava armata precedentemente. Pertanto, alla luce di tutto questo, si pensò inizialmente di utilizzare le nuove unità pervenute in un attacco sostanzialmente simile a quello già eseguito dal II corpo d'armata americano e conclusosi senza successo l'11 febbraio. Ma non tutti i comandanti alleati erano della stessa opinione. Per esempio, il generale Juin propose di utilizzare le forze appena giunte a sostegno del proprio attacco per dirigersi verso Atina e poi piegare verso la valle del Liri aggirando così la postazione di Cassino. Dello stesso parere era anche il maggiore generale Tuker – comandante della divisione indiana - confidando nella dimestichezza dei suoi reparti ad operare in scenari di montagna. Nonostante questa proposta potesse sembrare a prima vista valida, venne poi scartata in quanto logisticamente insostenibile per l'asperità del terreno. Fu così deciso di attaccare direttamente per via frontale l'Abbazia e Cassino. Attacco che, nelle intenzioni dei suoi ideatori, avrebbe dovuto iniziare il 16 febbraio sui due fronti di Cassino e di Montecassino impiegando per il primo la 4^Divisione indiana – che doveva rilevare previamente le posizioni che sovrastavano il colle del monastero tenute dalla 34^ Divisione americana – e la 2^ Divisione neozelandese sul secondo. Successivamente allo spiegamento concordato, gli indiani avrebbero dovuto riprendere l'avanzata iniziata dal II corpo d'armata americano ed i neozelandesi avrebbero attaccato da est lungo la linea ferroviaria impiegando anche carri armati. Ciò avrebbe comportato l'attraversamento del fiume Rapido, per cui venne disposto l'utilizzo di un reparto di genieri per l'apprestamento di un ponte mobile in grado di far attraversare il fiume da parte dei carri armati. Ben presto, tuttavia, già nel corso dei preparativi dell'attacco, le cose non andarono come previsto. Quando gli uomini della divisione indiana risalirono le montagne per rilevare le unità là stanziate fecero l'amara scoperta che gli americani non erano sulle posizioni previste, ma su altre nettamente meno vantaggiose. Posizioni che, peraltro, furono oggetto di pesanti contrattacchi tedeschi tali da far perdere agli americani anche quel poco di terreno conquistato in precedenza. Conseguentemente, gli indiani avrebbero dovuto prendere combattendo la prevista linea di partenza prima di sferrare l'assalto vero e proprio al colle dell'Abbazia. Operazione che si sarebbe dovuta svolgere su un terreno, peraltro, molto difficile, come ben presto si accorse il generale Tucker.

Ogni zona del terreno di scontro era infatti sotto il tiro delle armi tedesche posizionate sulle alture sovrastanti Montecassino e la sua abbazia. La situazione parve al generale inglese talmente compromessa che espresse in maniera esplicita il parere per cui gli sforzi offensivi dovevano essere fatti più a nord, ma l'idea venne ben presto scartata. A nulla valse a modificare i piani prestabiliti il fatto che gli indiani avrebbero dovuto vedersela anche con le difese tedesche appostate nei pressi dell'Abbazia di Montecassino che, in un primo tempo, gli alleati consideravano inviolabile. Convinzione che, successivamente, muterà in ragione delle necessità impellenti della guerra dopo molte dispute nei comandi alleati. Anzi, la fatidica data del 16 febbraio venne anticipata al 15 in quanto si riteneva importante che il nuovo corpo d'armata attaccasse le posizioni tedesche per alleggerire la pressione che esercitavano sulla testa di ponte di Anzio. Ma per quella data la Divisione indiana non era assolutamente pronta per le difficoltà già in precedenza esposte e per la malattia che colpì il generale Tucker prima dell'attacco programmato e che porterà a subentrargli nel comando il generale Dimoline, il quale riproposte gli stessi dubbi già fatti presenti dal suo predecessore. Ma anche tali considerazioni vennero respinte e Demoline avrebbe così dovuto conquistare, contemporaneamente, le posizioni di partenza previste per l'assalto e poi lanciare l'attacco principale concordato.

La mattina del 15 febbraio l'aviazione alleata assicurava il proprio appoggio al piano distruggendo l'abbazia e quanto vi era intorno, provocando forti perdite fra i civili ed il personale militare tedesco presente nei pressi. Successivamente, toccò all'artiglieria il compito di annichilire totalmente le posizioni nemiche nel settore con un forte fuoco di granate esplosive in vista dell'assalto che si sarebbe dovuto tenere nel pomeriggio. Ma nel pomeriggio nessun attacco venne sferrato dalle forze alleate secondo le previsioni. Soltanto con il favore del buio, una compagnia del 1^ reggimento “Royal Sussex” scivolò fuori dai propri rifugi e avanzò per conquistare il punto prestabilito per il proseguimento delle successive operazioni. La puntata offensiva dei soldati alleati venne però efficacemente contrastata dalle truppe tedesche operanti nella zona che inflissero perdite molto pesanti, così come nelle successive, portate avanti la notte seguente. La stessa sorte toccò anche ai reparti indiani a cui Freyberg aveva assegnato il compito di attaccare direttamente Montecassino, dopo averli rinforzati. Il 17 febbraio si riprovò ancora per conquistare le alture che circondavano il colle dell'abbazia impiegando diverse unità della divisione ma gli indiani vennero presi d'infilata dai tedeschi e inchiodati sul posto.

Non migliore fortuna incontrarono nel fondo valle di Cassino gli uomini della 2^ divisione neozelandese che sferrò il suo attacco alla città nella notte del 17 febbraio. Il 28^ battaglione neozelandese incaricato dell'operazione di conquistare della stazione ferroviaria e dell'area di Cassino vicino alla Statale 6, nonostante la tenace resistenza tedesca aiutata anche da campi minati, in una prima fase riuscì effettivamente a raggiungere gli obiettivi prefissati mentre alle spalle i genieri lavoravano senza sosta per costruire una strada per i carri armati di supporto. La mattina seguente, tuttavia, questi ultimi si trovarono sotto un preciso e costante fuoco delle artiglierie germaniche tale da fargli abbandonare i lavori, lasciando così gli uomini del 28^ battaglione senza aiuto per mantenere le posizioni appena conquistate. I soldati neozelandesi vennero così fatti ritirare impiegando come diversivo una cortina fumogena per nasconderli dal tiro dell'artiglieria. Ma la stessa cortina di fumo utilizzata dagli Alleati venne sfruttata dai tedeschi per celare il loro contrattacco sulle posizioni appena perse che, infatti, vennero immediatamente riconquistate. I neozelandesi furono così costretti a ritornare sulle proprie posizioni di partenza. La seconda battaglia di Cassino terminava con un sostanziale nulla di fatto e con ingenti perdite Alleate in uomini e mezzi.

Subito dopo la conclusione della seconda battaglia per Cassino, i vertici militari Alleati iniziarono a pianificare le loro successive mosse col fine di mantenere alta la pressione sulla Linea “Gustav” ed impedire così ai tedeschi di minacciare in forze lo sbarco effettuato ad Anzio. In seguito, ritenuto oramai consolidata la testa di ponte alleata ad Anzio, il generale Alexander rivide i propri progetti ed elaborò un nuovo piano generale d'attacco volto a spezzare la linea “Gustav” una volta per tutte, seguendo il suggerimento del suo capo di stato maggiore tenente generale John Harding. Per realizzarlo ordinò l'invio e l'impiego nella zona tra Cassino ed il mare del maggior numero possibile di unità militari Alleate, corrispondenti a quattro corpi d'armata costituiti da nove divisioni per aprire un varco attraverso la linea fortificata.

L'attacco, chiamato col nome in codice operazione “Diadema”, essendo molto complesso, poteva essere intrapreso solo con l'arrivo della bella stagione a maggio. Per cui, nel frattempo, bisognava tenere impegnati i tedeschi nel settore. A questo scopo, venne assegnato a Freiberg il compito di attaccare nuovamente la cittadina, anche nella prospettiva di sfruttarne eventuali andamenti positivi come trampolino di lancio per l'offensiva generale più importante.

Il piano d'attacco elaborato per questa nuova occasione dal comandante del II corpo d'armata neozelandese era diverso da quelli precedenti: Freiberg decise di attaccare la città entrando questa volta contemporaneamente da nord e da est con l'appoggio dei carri armati e di un intenso bombardamento al tappeto volto ad eliminarne i difensori. Negli stessi momenti, la 4^ Divisione indiana avrebbe invece dovuto attaccare il colle del monastero passando dalla strada che costeggiava appena sopra Cassino. Anche tale manovra doveva essere supportata dai carri armati alleati che sarebbero stati impiegati con aiuto dei genieri per evitare i numerosi ostacoli naturali che si sovrapponevano al loro proficuo utilizzo. Sull'altro lato del fronte, nel frattempo, le unità tedesche poste a difesa di Cassino erano state avvicendate da truppe fresche. Al posto del generale Baade e del suo 90^ panzergrenadier subentrava il generale Heidrich a capo della 1^ Divisione Paracadutisti formata da personale con grande esperienza di combattimento contro inglesi e canadesi in Sicilia. Paracadutisti che Heidrich ridislocava così sul terreno: il 3^ reggimento in città e sul colle del monastero, il 4^ sulle posizioni montane a nord e a nord ovest di Montecassino.

Il 15 marzo 1944 iniziava la terza battaglia per Cassino con un grande bombardamento aereo eseguito da bombardieri medi dalle otto e mezza del mattino fino a mezzogiorno, quando entrò in scena anche l'artiglieria alleata con un intenso tiro di sbarramento di supporto sulla città. Sotto questo autentico diluvio di fuoco si muoveva verso Cassino da nord il 25^ battaglione e i carri del 19^ reggimento corazzato neozelandesi. Nonostante i bombardieri e lo sbarramento d'artiglieria, tuttavia, le difese tedesche non era state del tutto eliminate: nascosti nei loro rifugi, i paracadutisti tedeschi sbucarono fuori appena terminato il fuoco di supporto alleato sparando sui neozelandesi con le mitragliatrici in dotazione. Di scarso aiuto furono i carri armati impiegati: i furiosi bombardamenti che avevano proceduto l'attacco avevano reso praticamente impraticabili le strade di Cassino a causa dei grossi crateri e delle macerie che le ostruivano.

Nel frattempo, sul campo di battaglia, iniziò anche a piovere e la polvere delle macerie divenne fango in grado di ostacolare ancora maggiormente l'avanzata dei neozelandesi. Il risultato fu che in tutta la giornata del 15 marzo il 25^ battaglione era avanzato solo di pochi metri, nonostante che si fosse unito all'attacco anche il 26^ battaglione. L'unico vero successo fu la cattura di Castle Hill, il colle del castello, nel pomeriggio.

La rocca medievale era affidata agli uomini del 1^ battaglione, 4^ reggimento “Essex” della 5^ brigata indiana. Da qui, con il favore delle tenebre, una parte della brigata si mosse in direzione del colle del monastero. Ne nacquero furiosi combattimenti con i difensori tedeschi dell'area che si conclusero con un sostanziale nulla di fatto, nonostante per un breve periodo gli indiani fossero riusciti a conquistare qualche area prospiciente l'abbazia. I neozelandesi a Cassino e gli indiani sulle colline dovettero così limitarsi a mettere al sicuro le posizioni chiave in loro possesso. Per questo, i gurkha vennero rinforzati, ma a caro prezzo. Ogni uomo che veniva inviato a rafforzarne le posizioni doveva attraversare un terreno sotto il costante tiro incrociato dei tedeschi.

Stante quanto sopra, i rinforzi ed i rifornimenti potevano avvenire solo di notte ai coraggiosi nepalesi che, isolati, dovettero subire oltretutto numero contrattacchi avversari comunque respinti. Tutto questo accadeva mentre in città Freyberg mandava in rinforzo alle unità già impegnate il 24^ battaglione neozelandese. Il 26^ battaglione si spinse fino alla Casilina con l'appoggio dei carri armati, rimanendovi però inchiodata al preciso fuoco dei carri e semoventi tedeschi mimetizzati tra gli edifici bombardati. Il 17 marzo, di primo mattino, dopo un'intensa nottata di combattimenti, la divisione indiana era riuscita a posizionare alcuni uomini su diverse alture strategiche, ma rimaneva comunque sotto intenso fuoco nemico. Limitati progressi furono fatti anche dalle truppe neozelandesi a Cassino, fino a quando non vennero costrette a fermarsi nei pressi della zona degli alberghi Continental e des Roses dalle truppe del generale Heidrech che avevano realizzato nell'area in questione un potente caposaldo difensivo.

Stessa sorte toccò al 26^ battaglione che era riuscito a spingersi fino alla stazione ferroviaria con l'appoggio dei carri armati, ma rimanendo comunque sotto tiro del nemico. La mattina del 18 marzo i gurkha ancora in grado di combattere presenti sulle colline erano stati rinforzati e riforniti di munizioni in vista di successive operazioni. In città invece, un attacco alle spalle del caposaldo tedesco dell'Hotel des Roses si era concluso con un fallimento. Contemporaneamente, nella valle, la stazione ferroviaria appena conquistata era oggetto di un potente contrattacco alleato da parte dei mitraglieri del Battaglione Paracadutisti tedesco, respinto al prezzo di gravi perdite.Nel complesso, la giornata si concluse come quelle che l'avevano preceduta: tanti aspri combattimenti senza alcun reale progresso sul terreno da parte degli Alleati. Era evidente che la battaglia era ad un punto di stallo. Visto ciò, Freyberg, preoccupato per la mancanza di progressi concreti, decise di sferrare l'assalto finale. Gli indiani sulle colline si sarebbero dovuti unire con i gurkha ed assieme avrebbero dovuto procedere all'assalto finale verso l'abbazia, con il supporto di una squadra di carri in avanzamento tra le montagne. Per l'occasione, gli attaccanti vennero ulteriormente riforniti di munizioni e di cibo tramite appositi aviolanci sulle proprie posizioni nel pomeriggio del 18 marzo. Il mattino successivo le forze alleate sferrarono l'attacco finale previsto nei confronti dell'abbazia supportate dai mezzi corazzati che si muovevano attraverso le montagne. Ciò creò nei tedeschi non poca sorpresa, in quanto mai si sarebbero aspettati l'impiego di simili mezzi in un terreno del genere. Tuttavia, nel giro di breve tempo, riuscirono a fermare il loro avanzamento.

Alla fine, complice il massiccio fuoco di sbarramento tedesco e l'asperità del terreno, molti carri alleati dovettero soccombere. Non meglio andarono le cose per Freyberg in città dove il 28^ Battaglione neozelandese non fece alcun progresso nell'attacco all'Hotel Continental. Al generale alleato rimanevano solo due opzioni a questo punto: interrompere i combattimenti o rinforzare la divisione neozelandese impegnata in città per tentare un'ultima decisiva spallata ai tedeschi per strappargli Cassino. Freyberg optò per l'ultima soluzione prospettata ordinando per il 20 marzo un avvicendamento di truppe fresche in sostituzione dell'esausta divisione neozelandese e agli indiani di chiudere i tedeschi tra le montagne. Anche questa volta, tuttavia, non si segnarono successi significativi per gli alleati nonostante i combattimenti fossero molto duri. Divenne così evidente che i paracadutisti tedeschi avevano vinto anche la terza battaglia per Cassino. Ad entrambe le parti non rimaneva altro da fare che consolidare le proprie posizioni guadagnate o difese a caro prezzo, e ritirare le unità più provate dai combattimenti per il meritato riposo.

di Manuele Serventi Merlo e Federico Massa

(foto: web)

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