Eugenio Zanoni Volpicelli

(di Mario Veronesi)
21/10/19

È stato un orientalista, e poliglotta, ha tradotto "La Divina Commedia" di Dante e il libro di Cesare Beccaria, “Dei delitti e delle pene” in cinese e giapponese. Servì nelle missioni diplomatiche di Corea, Hong Kong e Canton. Visse una lunga vita in Oriente, che si è concluse in Giappone a Nagasaki, dove morì nel 1936 all'età di 80 anni.

Eugenio Zanoni Volpicelli, nasce a Napoli nel 1856, studiò fisica e matematica a Napoli, laureandosi nel 1875. Grazie ad una borsa di studio studiò per tre anni il cinese presso l'Accademia cinese di Napoli, poi rinominato "Oriental Institute", e questa fu l'occasione che legò il Valpicelli alla Cina e al Giappone. Si recò in Cina nel 1881 dove lavorò in ambito finanziario. Ma già dal 1884 le sue abilità linguistiche lo portano ad essere impiegato prima dall’Italia, durante la firma di un trattato commerciale con la Corea ed in seguito, non essendo sfuggito ai cinesi il suo talento diplomatico e linguistico, dal governo imperiale cinese come assistente del viceré Li Hunchang.

Viaggiò in Russia e nel 1886, pubblicò sotto il nome russo di "Vladimir" un saggio sulla guerra sino-russa. Scritto in inglese, il saggio venne stampato a Londra undici anni dopo. Nel 1897, attraversò nuovamente la Siberia e la Russia apprendendovi la lingua, per ricercare folklore e costumi locali. Usando quel viaggio Volpicelli scrisse un altro saggio intitolato "Russia sul Pacifico" nuovamente in inglese e nuovamente sotto lo pseuo nome di "Vladimir", forse per non interferire con la sua posizione diplomatica. Lo troviamo negli anni successivi a Shanghai dove pubblica nuovi testi, sia in lingua francese che in inglese, tra cui: "le prime descrizioni di scacchi cinesi e Wei-chi", il primo libro in una lingua europea tradotto dal cinese. Nel 1897 torna nuovamente in Russia e pubblica un nuovo libro, sempre a Londra, intitolato “Russia on the Pacific and the Siberian Railway” con mappe e varie foto, un testo ancora oggi utilizzabile a livello storico.

La sua sagacia non sfugge ai nostri rappresentanti consolari di Pechino, primo fra tutti il Marchese Salvago Raggi, che lo fa nominare nel 1899 console d’Italia a Macao. Nel 1900, durante la rivolta dei Boxer, sfruttando la sua amicizia con Li Hungchang, si prodiga per il mantenimento della pace nella Cina meridionale. Pochi sanno che la Cina dichiarò guerra all'Italia, ma grazie a Volpicelli l'ordine fu trattenuto da Li Hungchang.

Nel 1904, durante la guerra russo-nipponica, lo troviamo con la nave Elba, fra i soccorritori dei marinai russi dell’incrociatore Varyag (foto), che si autoaffondò ad Incheon, in Corea. Nel 1911, Volpicelli passò di nuovo in Siberia ed in Russia. Quell'anno scoppiò una rivoluzione nella Cina e nel 1912, nacque la Repubblica di Cina. Durante quegli anni tumultuosi, divenne un punto fermo per tutti gli italiani che visitano l’estremo Oriente.

Nel frattempo dal 1915 al 1919 a sessantanni, trova il tempo per studiare medicina presso l'Università di Hong Kong e si laurea in ostetricia e ginecologia. lo stesso anno si ritirò dalle cariche diplomatiche attive. Nel frattempo non rallenta la propria attività di scrittore, pubblica un testo in inglese sulla storia della guerra russo-giapponese, attingendo da fonti originali cinesi e nipponiche. Traduce la “Divina Commedia” di Dante Alighieri in cinese sembra che lo abbia fatto soprattutto per collegare questo capolavoro letterario, nella prospettiva del buddismo con l'aldilà. Traduce in cinese il libro di Cesare Beccarla, “Dei delitti e delle pene”. Il trattato, famoso in tutto il mondo, che condannò la tortura e la pena di morte. Pubblicato nel 1764 a Milano poi tradotto in francese, inglese e tedesco attraverso numerose edizioni. Un libro che creò una rivoluzione nel campo della criminologia.

Dopo aver lasciato la carica di Console ad Hong Kong ed essere stato nominato Commendatore dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Eugenio Zanoni Volpicelli parte per una ricerca mistica dell’aldilà. Volpicelli era un uomo religioso, non solo un intellettuale con una mente matematica, iniziò così una sua nuova avventura, lo studio della religione buddista. Visita vari templi buddisti che sorgono sui fiumi cinesi usando una sua piccola imbarcazione, che battezza ‘Procida’, e quando la corrente era troppo forte e pericolosa faceva trasportare questa piccola imbarcazione in treno o in nave. Volpicelli visitò il tempio delle "oche selvagge" e il "tempio del fiore di loto" dove vide incisioni raffiguranti il paradiso buddista e l'inferno. Rilevando una connessione religiosa tra la Cina e il Giappone, decise così di proseguire la sua ricerca sul buddismo in Giappone.

Nel febbraio del 1920, Volpicelli lasciò Shanghai per Nagasaki. In Giappone visita numerosi templi tra cui il tempio di "Tiantong" sul Monte Taibai a Ningbo, dove i celebri monaci giapponesi Eisai e Dogen praticarono la loro meditazione Zen. A Kyoto, trovò un rapporto scritto nel 934 da un monaco giapponese Doken, un racconto personale del suo viaggio verso il cielo e l'inferno. Volpicelli vide anche la pittura a scorrimento del cielo e dell'inferno di Nobumi Fujiwara, che si dice dipinto dopo aver letto la relazione di Denko. Interessante notare che in relazione ai suoi studi sul buddismo, collochi l'anno della morte di Nobumi Fujiwara avvenuta nel 1265, l'anno in cui nacque Dante, suggerendone la reincarnazione.

Eugenio Zanoni Volpicelli muore nel 1936 e viene sepolto nel cimitero per stranieri a Nagasaki. La sua lapide venne incisa con il suo titolo di "Commendatore dell'ordine di San Maurizio e Lazzaro", il suo nome, l'anno di nascita e di morte, ed una croce, una chiara indicazione che non si era convertito al buddismo, ma era rimasto cristiano.

La sua tomba è stata spazzata via dall'esplosione dalla bomba atomica caduta su Nagasaki del 9 agosto 1945 e la sua lapide rimase frantumata per circa quindici anni, fino a quando un suo amico cinese, chiedendo dove fosse la tomba di Volpicelli, trovò i frammenti della lapide e si offrì di pagare il suo restauro. Questa è ancora visibile in un angolo verde del cimitero per gli stranieri di Nagasaki.