Verso l'infinito e oltre

(di Gino Lanzara)
27/05/20

È tempo di andare dove nessun uomo è mai stato prima, verso l’infinito e oltre; ma bisogna ricordare che esiste un lato oscuro e che la forza sta nell’equilibrio tra bene e male, e che nessun piano sopravvive al primo contatto con la sua attuazione. Siamo nella nostra galassia, non in un sistema lontano lontano, eppure il Comandante Kirk, Luke Skywalker, Buzz Lightyear e l’astronauta Mark Watney, quello dimenticato su Marte1, sembrano davvero vicini.

Sono cambiate molte cose dalla prima impronta di Armstrong sulla Luna; la scienza ha bruciato le tappe, ma si è trascinata fattori allora trascurati dai più: dominio, proiezione di potenza, strategia, economia. Il controllo dello spazio è diventato una necessità senza alternative.

Lo spazio non è oggetto di sovranità ed i trattati esistenti, non essendo riusciti a prevedere le più importanti trasformazioni degli ultimi anni, non hanno avuto la forza di escludere la possibilità che lo spazio stesso diventi quanto meno causa e poi luogo di conflitto.

Le sfide terrestri si spostano ancora più in alto, e la luna diventa per gli americani, secondo la narrazione più avvincente, il punto di partenza per la nuova frontiera. Oggi A.T. Mahan, più che il potere marittimo avrebbe teorizzato il potere spaziale, salvaguardando il concetto di sicurezza nazionale, ripreso da Trump quando ha dichiarato lo spazio esterno un warfighting domain, seguito da Macron, ed ampliando il ruolo egemonico della scienza. In questo senso, negli USA la tecnologia ASAT2 è diventata sia una copertura strategica sia un’arma contro un nemico dotato di capacità spaziali; per la Cina, la stessa ASAT può costituire allo stesso tempo una dissuasione dall’intervenire a Taiwan; per altri attori come India e Russia, diventerebbe la tessera di un domino da dover controllare per rimanere in gioco; pensate ad una realtà improvvisamente priva di strutture e mezzi orbitali di comunicazione: l’implosione del mondo per come lo conosciamo.

Non è un romanzo: nel 1969 la competizione militare era apparentemente più nascosta, poi si è affiancata la cooperazione multilaterale che ha permesso la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale; tuttavia gli USA considerano ancora lo spazio un loro dominio, dove la geopolitica si trasforma (secondo realpolitik) in astropolitica o tecnopolitica.

La Space Economy ha conquistato una porzione rilevante degli investimenti, anche se la spesa pubblica costituisce circa il 20% del fatturato globale, con gli USA che godono di un primato tuttavia insidiato da altre potenze, in primis la Cina, 50 anni fa escluse dalla corsa allo spazio per effetto della Guerra Fredda e dell’incapienza tecnologica. Gli USA hanno compreso per primi la necessità del coinvolgimento del settore privato con Obama che, nel 2010, ha privilegiato competitività e nuovi mercati, seguito dal parziale cambiamento di rotta di Trump che, contestualmente ad un incremento del budget NASA, ha annunciato 4 Space Policy Directives, intese a facilitare la partecipazione privata ma soprattutto a potenziare la presenza americana nello spazio profondo3 con nuovi lanci verso Luna4 e Marte, a fini esplorativi e di sfruttamento delle risorse, oltre a sviluppare le tecnologie satellitari e fondare il 6° Corpo armato spaziale5.

Mentre la Cina alluna sul lato oscuro, progetta una propria Stazione Spaziale entro il 2025 ed il 15 agosto 2016 mette in orbita il primo satellite per la comunicazione quantistica ovvero per comunicazioni non intercettabili, gli USA pensano al nostro satellite quale più agevole punto di partenza per le missioni su Marte, prossimo obiettivo del progetto NASA Mars 2020.

Con la politica obamiana, la NASA può gestire programmi economici competitivi, un insieme di startup nate nella Silicon Valley, dove spiccano Sir Richard Branson con Virgin Galactic, ed Elon Musk, con SpaceX, società caratterizzate da approcci innovativi a progettazione e produzione aerospaziale, e con efficientamenti di spesa inarrivabili per le società tradizionali: da settori incerti e di nicchia che richiedevano un alto livello di investimenti e di competenze tecniche, a mercati non più chiusi ma in crescita.

SpaceX, più giovane e flessibile di Boeing, Lockheed, General Dynamics, Northrup e Raytheon oggetto concorrenza globalizzata, è diventata la prima compagnia privata ad attraccare alla Stazione Spaziale Internazionale, realizzando rapidamente vettori ad un costo relativamente contenuto6, con un’ottimizzazione focalizzata sul core della missione basandosi sui principi di semplicità di progettazione, affidabilità e riutilizzabilità.

Il partenariato pubblico-privato della NASA sta dimostrando di avere un successo stimolante per industria ed università: oltre SpaceX, XCOR e Blue Origin di Jeff Bezos, Sierra Nevada Corp. e Boeing stanno progredendo nella costruzione dei veicoli spaziali umani di prossima generazione; di fatto, riducendo i costi, SpaceX ha ridefinito la struttura economica dei viaggi spaziali e senza contare la redditività ingegneristica spaziale in termini di applicazioni sulla Terra: Orbital Systems implementa l’efficienza idrica quotidiana grazie alla tecnologia di riciclaggio creata per le missioni su Marte.

Il dinamismo del settore è testimoniato dall’iperattività degli imprenditori: se Virgin guarda al turismo di massa che potrebbe costituire un buon volano di entrate in virtù di lanci più frequenti, Elon Musk punta più avanti ma con strategie aziendali non sempre immediatamente comprensibili; se SpaceX è un successo planetario, le dichiarazioni di Musk sul costo delle azioni Tesla (di sua proprietà) hanno fatto perdere 14 Mld di capitalizzazione, contraddicendo quanto garantito circa i profitti trimestrali. Quel che non è chiaro è come sia possibile che un produttore assediato dalla concorrenza, vendendo circa 250mila auto capitalizzi 50 Mld, un po' meno di General Motors che ne ha piazzate 8 Mln. Questo non ha impedito a Jim Bridenstine, direttore della Nasa, di avere rapporti con Musk, i cui vettori permetteranno di evitare agli USA il pagamento alla Russia del trasporto sull’ISS dei suoi astronauti.

I risultati conseguiti dal 2008, fino a giungere agli odierni Falcon 9 e Falcon Heavy (razzi riutilizzabili) ed al veicolo spaziale Dragon, stanno già permettendo a SpaceX di sviluppare sia Starship, sistema di trasporto reimpiegabile per trasportare equipaggio e carico nello spazio, sia Starlink, costellazione di satelliti, già oggetto di discussione tra Musk e John Thompson, comandante della Space Force e del Missile System Center di Los Angeles, un interesse confermato dal contratto di 28,7 Mln di USD tra SpaceX ed Air Force; Starlink, che porterà Internet ultraveloce a banda larga, deve tuttavia guardarsi dalle insidie dai satelliti di Iridium, contrattualizzato dal Pentagono ed in joint venture con Thales Alenia per la Next Constellation, e soprattutto dovrà fornire le risorse finanziarie per sostenere SpaceX.

Visto che siamo all’ingresso delle Star Wars, vale la pena ricordare l’impresa della Northrop Grumman che, con un drone automatico7, per la prima volta nella storia, ha agganciato a 36.000 km di quota un satellite commerciale americano (Intelsat 901) prossimo all’esaurimento del propellente, mutandogli l’orbita e prolungandone l’uso per altri 5 anni; questo ha indotto alla formalizzazione di un nuovo programma assegnato alla Northrop, il “Robotic Servicing of Geosynchronous Satellites”, volto a realizzare una flotta di droni con compiti strategici, ovvero capaci di attacco e rimozione di satelliti nemici.

Insomma, il futuro è alle porte, ed anche la colonizzazione di Marte è nei progetti; Musk sta supportando finanziariamente Neuralink, la startup con cui ipotizza di interfacciare il cervello umano con un’Intelligenza Artificiale, cosa che fa comprendere perché stia pensando ad una prima colonizzazione del Pianeta Rosso condotta da una super intelligenza artificiale, un nuovo HAL9000, gemello diverso da quello di 2001 Odissea nello Spazio. SpaceX, Starship, Starlink, Neuralink sono tutte facce dello stesso prisma, dove però c’è anche l’incrinatura Tesla. Forse si tratta del raro marchio del genio, ma di certo da Musk non potremo attenderci risultati che rientrano in medie prevedibili.

È quasi inevitabile ripensare a Mark Watney, l’astronauta di “Sopravvissuto”: Nonostante le probabilità siano contro di me, non mi rimane che una possibilità: usare tutte le mie conoscenze scientifiche per venirne fuori.

1 Dal film “Sopravvissuto – The Martian”

2 Anti Satelllite

3 Parker solar probe, esplorazione di Marte, Missioni attorno a Giove, Dragonfly su Titano 

4 È stata presentata dalla NASA la Missione Artemis che dovrà riportare l’uomo sulla Luna (nel 2019 è stato preventivato che avverrà entro il 2024)

5 Per George Friedman il dominio spaziale è determinante per il potere militare grazie alle superiori capacità di visione ed ascolto; lo spazio diventa quindi un potenziale teatro di conflitto in cui la luna assume rilevanza strategico 

6 SpaceX: Razzo Falcon 9 390 Mln USD, Veicolo Dragon 300 Mln USD; NASA: programma Constellation annullato nel 2010 con un costo stimato di 150 Mld di Usd

7 Mev, Mission extension vehicle

Foto: NASA / SpaceX

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