Il lancio del satellite OPTSAT-3000

(di Giusy Federici)
04/08/17

"Dieci secondi al lancio" e... Optsat 3000, il nuovo gioiello del ministero della Difesa e dell’industria italiana, sale alto tra le stelle. Sono le 3.58 del 2 agosto. La base, quella di Kourou, nella Guyana francese. Dopo 42 minuti il satellite si sgancia dal lanciatore europeo Vega, realizzato da Avio e alla decima missione compiuta con successo.

Optsat 3000 è un programma strategico per la difesa nazionale ma è utilizzabile anche in modo duale, per monitorare e gestire le emergenze, sia calamità naturali come alluvioni, incendi o terremoti, sia emergenze umanitarie. Quattrocento chili di peso, una lunghezza di 4,5 metri, il satellite è a lettura ottica ed orbita eliosincrona, capace cioè di tornare nello stesso punto alla stessa ora, può scrutare con precisione millimetrica particolari altrove poco nitidi. È chiaro che, in un momento storico di emergenza terrorismo e con i contingenti italiani in molte parti del mondo, sarà uno strumento utilissimo alla Difesa e permetterà all’Italia un’autonomia nazionale di osservazione della terra dallo spazio.

Optsat 3000 è stato presentato ufficialmente la mattina del 2 agosto nella nuova sede del Segretariato generale della Difesa e Direzione nazionale degli Armamenti di Centocelle, a Roma. A fare gli onori di casa, il segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti gen.s.a. Carlo Magrassi, l’A.D. di Leonardo Company Alessandro Profumo, il capo di stato maggiore della Difesa gen. Claudio Graziano, e il sottosegretario di Stato alla Difesa Gioacchino Alfano, in rappresentanza del ministro Roberta Pinotti, impegnata in Parlamento.

Optsat 3000 è un programma satellitare completo per l’osservazione della terra, fortemente voluto dal ministero della Difesa, che vede anche la cooperazione del ministero della Difesa israeliano, realizzato da Israel Aerospace Industries con il ruolo centrale dell’industria italiana, visto che l’intero sistema viene fornito da Leonardo attraverso Telespazio-Thales. Il satellite, ora sottoposto a verifiche e test, sarà gestito interamente dal segmento di terra italiano, su tre siti operativi: il Centro Interforze di Telerilevamento Satellitare (CITS) di Pratica di Mare, il Centro di gestione e controllo Sicral di Vigna di Valle, entrambi vicino Roma e dal Centro spaziale del Fucino (L’Aquila) di Telespazio. Dal 2018 Optsat 3000, che sarà operativo completamente a dicembre e dovrebbe avere sette anni di vita, incrocerà i suoi dati ottici con quelli radar dei Cosmo SkyMed di seconda generazione, fornendo elementi importanti anche per l’operatività della Difesa.

Il satellite è una sinergia tra mondo militare e industria della Difesa. “Attraverso l’iniziativa di Optsat 3000 si delinea un ulteriore tassello che va ad aggiungersi alle già avanzate capacità delle Difesa nel settore dell’osservazione della terra dallo spazio, conseguiti con i programmi precedenti a partire dal 2007 (Cosmo-Skymed 1) e che nei prossimi due anni si rinnoveranno con il lancio dei satelliti di seconda generazione”, ha spiegato il gen. Carlo Magrassi, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli Armamenti.

“Il satellite lanciato oggi in orbita con il suo sensore ottico, frutto dei consolidati rapporti di cooperazione nel campo della Difesa tra Italia e Israele, va a complementare le capacità di osservazione ad elevate prestazioni basate sulla tecnologia sintetica Sicral, altro segno tangibile dell’importanza che la Difesa attribuisce al dominio dello spazio. Ed è significativo il supporto che questa garantisce al correlato comparto industriale, decisamente di nicchia. Come è noto a chi opera nel settore, il  ministero della Difesa italiano assieme alla nostra agenzia spaziale Asi, svolge da sempre, con orgoglio, un ruolo trainante nel campo aerospaziale, sin dalle sue origini. Quella di oggi costituisce, senza dubbio, un’altra tappa importante nel lungo percorso che dal lontano dicembre 1964, data in cui l’Italia diventava la terza nazione a mettere in orbita un proprio satellite grazie agli sforzi di pionieri guidati dal gen. Luigi Broglio, ha visto la nostra nazione dotarsi di assetti a connotazione militare ma anche duali, di valenza strategica e di indubbio valore tecnologico, con specifico riferimento al campo delle telecomunicazioni, dell’osservazione e dello spazio. Va da sé che questi assetti, in ragione della loro natura istituzionale e duale, costituiscono una risorsa per l’intero Paese e che il dicastero pone a disposizione delle altre istituzioni che operano nel contesto della sicurezza e per la gestione delle emergenze di qualsiasi natura, come ad esempio il monitoraggio del territorio in caso di calamità naturali (alluvioni, incendi boschivi, terremoti), così come è anche fortemente richiamato anche nel Libro Bianco della Sicurezza, internazionale e da difesa”.

“Nell’ultimo trentennio gli scenari geostrategici sono radicalmente cambiati e le modalità in cui si conducono le moderne operazioni richiedono un sempre maggior impiego di servizi satellitari, che diventano fondamentali moltiplicatori di forza nell’esercizio del comando e controllo delle unità operative, anche se schierate a grande distanza dalla madrepatria e in diversi teatri terrestri e marittimi. Seguendo i nuovi trend, l’Italia ha deciso di investire in modo significativo su queste capacità lanciando, nel 2001, l’adozione un programma di comunicazioni satellitari militari e strategiche, il programma Sicral che vede oggi, nello spazio, una “confederazione” di ben 3 nostri  satelliti geostazionari a cui ha fatto seguito nel 2007 la realizzazione, in cooperazione con l’Asi, del programma per l’osservazione della terra Cosmo SkyMed, con quattro satelliti in orbita bassa….si provvede anche a monitorare lo spazio per evitare le collisioni tra satelliti, grazie a una collaborazione con gli Stati Uniti e con l’Unione europea.

L’ambiente spaziale ha anche fornito l’opportunità di estendere l’ambito delle cooperazioni internazionali, permettendo alla nostra industria nazionale di produrre altri satelliti in joint venture tra cui, fra i più importanti con la Francia, la realizzazione dei due satelliti per comunicazioni rispettivamente militari e duali Sicram 2 e Athena Fidus.

Tra le collaborazioni internazionali si inquadra anche la realizzazione del satellite Optsat 3000 prodotta dall’ Israel Aerospace Industries, che in meno di 400 kg di peso imbarca un sensore ottico tecnologicamente avanzato. Sul piano delle prestazioni, è capace di acquisire immagini ottiche ad alta risoluzione su scala globale, con una sorprendente agilità di ripresa. Questa nuova capacità nazionale si affianca, nel settore ottico, a quella garantita dai satelliti francesi dell’attuale famiglia Elios e altri di futura realizzazione, nell’ambito della storica collaborazione  basata sullo scambio dei reciproci servizi ottico-Saar con la Francia. E, grazie agli sviluppi realizzati dall’industria nazionale per il segmento di utenza, si integra con quelle dei satelliti radar della famiglia Cosmo SkyMed, fiore all’occhiello della nostra industria”.

“Oggi, con il lancio del satellite Optsat 3000 dalla base di Kourou nella Guyana francese, siamo testimoni di un’importante risultato per l’industria aerospaziale italiana, un successo di cui siamo particolarmente orgogliosi e che rappresenta una dimostrazione delle eccellenti capacità industriali e tecnologiche del nostro Paese”, ha esordito l’amministratore delegato di Leonardo Alessandro Profumo.

“Telespazio, in qualità di prime contractor, è infatti responsabile della fornitura dell’intero sistema, dal satellite, dall’israeliana Iai, al segmento di terra, dai servizi di lancio e messa in orbita alla preparazione ed esecuzione delle attività operative e logistiche, fino ai test in orbita della messa in esercizio. Il lancio è stato invece effettuato con il vettore Vega, fiore all’occhiello dell’industria nazionale e giunto oggi alla sua decima missione. Come amministratore delegato di Leonardo voglio esprimere un particolare ringraziamento a tutte le competenze e professionalità che hanno contribuito al programma Optsat 3000 che, grazie alla fornitura di immagini ottiche ad alta risoluzione di ogni area del pianeta, permetterà all’Italia di acquisire una capacità nazionale autonoma di osservazione della terra dallo spazio. Il programma è un ulteriore dimostrazione della proficua collaborazione con la Difesa italiana, con cui sono stati realizzati negli anni importantissimi progetti. Mi riferisco, (come già detto dal gen. Magrassi), al sistema per le comunicazioni militari Sipram per cui sono già stati lanciati 3 satelliti e a Kosmo Sky Mer con 4 satelliti radar per l’osservazione della terra già in orbita e due di nuova generazione, in fase di realizzazione, che si andranno a integrare con Optsat 3000.

Inoltre, questo programma è anche un’altra testimonianza della solidità dei rapporti di collaborazione tra Italia e Israele nel campo della difesa e, per la prima volta, incentrata su un programma satellitare. È un successo che celebriamo insieme, industria e difesa, in un settore sempre più cruciale. Lo spazio, infatti, rappresenta un elemento strategico per la crescita del peso politico, economico e tecnologico dei Paesi più avanzati. In Italia, con 6mila addetti e un fatturato di oltre 1,6miliardi di euro, che se si calcola l’intera filiera sale a circa 3miliardi, il settore spazio rappresenta una realtà di primo piano nell’economia nazionale. La dimensione quantitativa, tuttavia, non esprime a pieno la rilevanza del comparto, considerato che ogni euro investito nello spazio ne genera oltre tre di ricavato.

A livello industriale, nel nostro Paese, le nostre aziende hanno giocato fin dal ’64 un ruolo da protagoniste. Oggi Leonardo garantisce all’Italia una filiera spaziale completa: satelliti, lanciatori, comparto terrestre per la gestione dei dati. Grazie a queste capacità e competenze partecipiamo ai più importanti programmi spaziali internazionali, la nostra leadership è anche espressa da luoghi di eccellenza come il centro spaziale del Fucino di Telespazio, riconosciuto come il più importante al mondo per gli usi civili. Crediamo fortemente nel settore spaziale, che rappresenta la frontiera dell’innovazione per ogni Paese. Il nostri impegno come industria è quello di continuare a investire nella ricerca e sviluppo per tecnologie sempre più avanzate. Oggi, in particolare, stiamo lavorando allo sviluppo della seconda fase di Cosmos SkyMed, che garantirà un salto generazionale per tecnologia e  prestazioni”.

A quanto detto da Profumo si è aggiunto il commento dell’ad di Telespazio Luigi Pasquali, che ha ribadito come “quella con i ministeri della Difesa italiano e israeliano è una collaborazione piena, di altissimo livello, di concretezza, efficacia e determinazione”.

In un momento come questo in cui abbiamo molte operazioni in corso in tutto il mondo e rischi e minacce nuove e consolidate, la necessità di collaborazione con amici e alleati è sempre più importante e sempre più significativa, come è anche stato scritto nel Libro Bianco”, la riflessione del capo di stato maggiore della Difesa gen. Claudio Graziano.

Cercare di avere una visione di pianificazione operativa e conseguente pianificazione industriale anche per le attività del futuro, come quella che è avvenuta dalla base della Guyana, in collaborazione con Israele e con partner e industria, è di profondo significato perché, evidentemente, il ruolo che gioca un Paese dipende anche dalle capacità reali che può esprimere e da come si pone in ambito internazionale, sia dal puto di vista operativo che dell’efficacia industriale in questo mondo complesso.

 Dal punto di vista operativo, ne parliamo in continuazione: oggi, se non si hanno informazioni e conoscenze, se non si ha la visione, se non si hanno i dati e la capacità di sfruttarli, non si è in condizione di operare. In questa dimensione spaziale cibernetica a molti strati, Optsat 3000 si viene a inserire in un elemento fondamentale, con la raccolta di immagini in tempo reale e una flessibilità che ci permetterà, dal punto di vista operativo, di disporre degli strumenti necessari per gestire in sicurezza le nostre operazioni.

Da Optsat 3000 partono poi altre informazioni, che devono essere collegate a un sistema ed elementi a lettura multipla che devono essere protetti, perché anche questi sono soggetti a guerra cibernetica e possibilità di interferenza e si può immaginare quanto questo tema possa essere delicato. Evidentemente, non serve solo un sistema di difesa ma anche quello di sicurezza interna e i comandanti generali presenti possono comprendere che il dual use, la conoscenza geostazionaria del terreno e gli aggiornamenti su evoluzione e cambiamenti hanno un particolare riscontro anche sulla sicurezza interna. E aggiungo l’importanza per quanto riguarda le emergenze e calamità naturali, in cui l’aggiornamento in tempo reale è fondamentale. Le FF.AA sono costantemente impegnate in questo e lo saranno nel futuro e questi dati saranno essenziali per fornire un migliore aiuto alla nostra gente. Concordo con quanto detto da Alessandro Profumo, sull’importanza di questo investimento militare per creare lavoro e sicurezza e anche sinergia per gli interessi dell’Italia, che sono la sicurezza della Patria e lo sviluppo economico del nostro Paese. Anche considerando che oggi le operazioni non sono solo interforze ma interagenzie, che si scambiano i dati con tutte le altre istituzioni”.

Oggi sono emozionato…Questo è un Paese che oltre ad essere eccellente - e il lancio è una dimostrazione – mantiene ad alti livelli le sue capacità e questo avviene quando ci rivolgiamo a chi è capace”, l’osservazione del sottosegretario di Stato alla Difesa Gioacchino Alfano, in rappresentanza del ministro Roberta Pinotti impegnata in Parlamento.

Noi abbiamo grandi università, istituti di ricerca eccellenti, abbiamo rapporti con tutti i partner mondiali… il generale Graziano ha fatto riferimento al dual use…sembra facile dire che noi dobbiamo investire per la sicurezza nazionale però dobbiamo anche pensare a usi diversi... Oggi quando si progettano investimenti nel campo della difesa, lo si deve fare dall’inizio. La prima missione della politica è saper interpretare le cose che si fanno, a prescindere dalle legislature. La seconda, è capire che mai, aldilà delle risorse disponibili, si deve rinunciare a investire e sostenere una realtà italiana. La terza: noi siamo un Paese formato da regioni e la politica industriale si mantiene anche sul sostegno regionale, che però devono essere protagoniste, in posizioni differenti,  in questo tipo di approccio. Io carico Optsat 3000 di tutti questi significati …  Delle aziende italiane che incontro, di quelle che investono in questo settore mi ha colpito il fatto che i titolari chiamassero per nome i singoli dipendenti, che l’impresa italiana, eccellente in questo settore, ritenga la risorsa umana la cosa più importante…”.

“…Optsat 3000 è un programma militare ma ogni programma di difesa nello spazio è anche una capacità duale perché, così come lo si usa per sostenere operazioni militari tra comunicazioni, osservazione della terra e intelligence, le stesse risorse vengono messe a disposizione delle istituzioni in caso di emergenze. Se il Paese chiama, la Difesa risponde”. L’ammiraglio di squadra Ruggero di Biase, direttore IV reparto Segretariato Generale della Difesa/Direzione Nazionale degli Armamenti, chiarisce qualche dubbio su Optsat 3000.

Capacità duale di Optsat: questo perché la Difesa è anche e sempre più protezione civile, come abbiamo visto recentemente nel terremoto in Italia centrale, dove le Forze Armate hanno collaborato con i vigili del fuoco?

Sempre più protezione civile, si interviene in sostegno alle emergenze, l’Esercito si schiera per alluvioni o terremoti, la Marina si schiera per i profughi, l’Aereonautica ha degli assetti di osservazione e partecipa, in questo contesto, alla raccolta di informazioni. E le informazioni vengono veicolate a chi deve operare in queste situazioni di emergenza ma anche in supporto alle forze di sicurezza, con cui già collaboriamo.

Le sinergie sono anche internazionali, visto che Optsat 3000 è stato costruito in collaborazione con Israele…

Abbiamo scelto Israele perché lo riteniamo un partner valido e perché era parte di una cooperazione più allargata: c’è scambio di capacità, acquisto reciproco di sistemi. Loro hanno preso, ad esempio, i velivoli di addestramento perché hanno deciso che il nostro prodotto era di nicchia e noi, che avevamo bisogno della loro capacità, cercavamo un requisito per integrare nel sistema radar di osservazione della terra anche un satellite ottico. Così c’è stato uno scambio, bilanciato, tra le due nazioni nell’ambito di una cooperazione che avevamo già.

Cooperazione che ad Israele serve anche per via del suo ruolo in Medio Oriente?

Certo. Considerano l’Italia un buon partner. Sul piano politico ci vedono come uno dei Paesi che li può portare anche in Europa, hanno un rapporto privilegiato con noi.

Anche altri Paesi hanno collaborato al progetto?

La Polonia ha aderito, come la Finlandia. Stanno partecipando a questi programmi e acquistano servizi da noi. Il che vuol dire che godiamo della fiducia anche da parte di partner europei. Ovviamente c’è un ritorno finanziario ed economico per il Paese.

Quanto è costato il progetto Optsat 3000?

È costato intorno ai 200 milioni di euro.

Parliamo di un satellite che raccoglie informazioni double use ma anche e soprattutto per la sicurezza. Ovviamente, è stato previsto anche un sistema di difesa in caso di cyber attacco, visto che la “guerra” è sempre più informatica?

Ormai tutto quello che è digitale è soggetto ad attacchi. Il mondo analogico era molto più protetto, quello digitale è molto più vulnerabile. É chiaro che ci si sta dotando di capacità di difesa cibernetica in caso di cyber attacco, a protezione dei propri dati. Oggi ogni capacità dovrebbe nascere ed essere disegnata e progettata con assetti di cyber embedding. È un passo fondamentale nello sviluppo dei nuovi sistemi.

Stanislav Petrov, nel 1983 tenente colonnello dell’Armata Rossa, ricevette l’allarme di un attacco nucleare all’Urss da parte degli Stati Uniti. Era un errore partito dal Krokus, sistema informatico avanzatissimo per l’epoca. Petrov ebbe dubbi, non obbedì agli ordini e non azionò il pulsante di risposta nucleare, salvando il mondo. Non c’è pericolo che questi sistemi satellitari, oggi più di ieri, possano avere una falla, o un hackeraggio e creare lo stesso problema?

Petrov salvò il mondo. E da allora si è capito che era il caso di pensarci. Sempre più, molti degli investimenti andranno in questo senso. E le capacità della Difesa, anche in questo ruolo, con le esperienze fatte e le conoscenze del personale che opera nel settore, vengono messe a disposizione delle istituzioni.

(immagini: SMD / Telespazio / Autore)