Trent’anni dal colpo di stato in Unione Sovietica

(di Tiziano Ciocchetti)
20/08/21

L'Impero sovietico è stato creato attraverso una conquista militare e tenuto coeso dal potere coercitivo del Partito Comunista, del Comitato per la Sicurezza dello Stato (KGB) e dei militari. Dopo il fallito colpo di stato, dell’agosto 1991, ognuna di queste istituzioni è stata gettata in uno stato di disordine.

Le forze armate sovietiche ponevano la loro massima priorità nell'essere preparate a condurre, e vincere, una guerra contro l'Occidente. Una guerra che vedevano ideologicamente come lo scontro decisivo tra due sistemi socioeconomici opposti: comunismo e capitalismo.

La dottrina militare del Cremlino presupponeva che la guerra sarebbe stata condotta su scala globale, in cui gli obiettivi politici e strategici sarebbero stati perseguiti con decisione. Mentre la NATO era vista come la principale minaccia, Mosca credeva che i paesi dell'Estremo Oriente, in particolare la Cina e il Giappone, potessero unirsi alla coalizione anti-sovietica. Le operazioni militari sarebbero state condotte lungo tutti i confini dell'URSS, includendo anche possibili offensive alleate lanciate dall'Asia sud-occidentale.

Per tutta la metà del 1980 e fino al 1990, le forze armate sovietiche erano nel mezzo di una riorganizzazione globale paragonabile, per dimensioni, solo ai massicci tagli dei fondi destinati alla Difesa effettuati nei primi anni di Krusciov.

Tale riorganizzazione comprendeva ogni elemento delle forze sovietiche e consisteva nell’adozione di una nuova dottrina difensiva, un sostanziale riduzione degli effettivi e il ritiro delle truppe di Mosca dall’Europa orientale.

All’inizio del 1990, la firma del Trattato da parte dei Mosca per il controllo degli armamenti, il CFE (Treaty on Conventional Armed Forces Europe), ha dato al blocco occidentale una visione senza precedenti delle dimensioni e dell'organizzazione delle forze armate sovietiche nell'area dall'Atlantico fino agli Urali, così come l'impegno di Mosca a intraprendere ancora ulteriori riduzioni di armamenti.

Il fallito colpo di stato dell’agosto 1991 ha introdotto significativi cambiamenti delle forze armate sovietiche.

Il ritiro delle forze sovietiche dalla Cecoslovacchia, dall'Ungheria e dalla Mongolia, insieme alle riduzioni in Germania, Polonia e nella stessa URSS, hanno portato a un continuo declino delle divisioni attive passate da 215 all'inizio del 1989 a circa 140.

La struttura delle divisioni di manovra ricalca quella in uso negli anni ’80, consistente in tre reggimenti fucilieri motorizzati e un reggimento corazzato in una divisione fucilieri motorizzata, tre reggimenti corazzati e uno di fucilieri in una divisione corazzata.

Le dimensioni di un battaglione di carri armati nelle formazioni di divisioni di fucilieri motorizzati sono state ridotte da 40 a 31 carri armati, con una diminuzione di circa il 12% dei carri armati.

La struttura tipica di una batteria di artiglieria è stata ridotta da sei a quattro cannoni.

In molti casi, le capacità anticarro, di difesa aerea e le unità del genio sono state aumentate.

Nonostante la riduzione delle truppe in Europa i sovietici continuarono a produrre armamenti avanzati dal punto vista tecnologico, come versioni aggiornate degli MBT T-72 e T-80, equipaggiati con nuovi visori notturni, corazze reattive e missili guidati di ultima generazione.

Fecero entrare in linea anche una nuova classe di IFV, denominata BMP-3, armati con un pezzo da 100 mm e un cannone coassiale da 30 mm. Anche l’artiglieria venne rinnovata, con l’entrata in servizio del nuovo obice trainato 2A65 da 152 mm e del semovente d’artiglieria 2S19 da 152 mm.

I sovietici hanno inoltre sostituito alcune artiglierie SP da 122 mm con pezzi trainati da 85 mm nelle unità a ovest degli Urali, apparentemente come parte di un piano per soddisfare i massimali di artiglieria del Trattato CFE. Circa un terzo dell'artiglieria campale da 100 mm, o di calibro superiore, a ovest degli Urali e un quarto dell'artiglieria in tutte le divisioni attive venne dotata di munizionamento auto-propellente. Circa un quarto dei lanciarazzi campali venne sostituita con nuovi modelli da 220 mm (BM-25) e 300 mm (BM-30), in luogo dei vecchi da 122 mm.

Le capacità dell’artiglieria a canna multipla delle divisioni di manovra vennero ulteriormente incrementate grazie all’adozione di nuovo munizionamento e sistemi di puntamento.

Le forze missilistiche disponevano di circa 1.300 SRBM (Short Range Ballistic Missile), tutti con capacità nucleari. A livello divisionale, i battaglioni equipaggiati con i vecchi FROG vennero sostituiti con gli SS-21, riorganizzati a livello di brigata con 18 lanciatori ognuna. Questa nuova organizzazione permetteva di implementare le capacità di Comando e Controllo (C2).

La forza di elicotteri d’attacco rimase basata sul Mil Mi-24 Hind, supportato da varianti armate dell’elicottero da trasporto Mil Mi-8 Hip. Lo sviluppo di nuovi modelli, come il Mil Mi-28 Havoc e il Kamov Ka-50, vennero sospesi in attesa di poter disporre dei fondi sufficienti.

Tra la metà degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 l’Esercito sovietico si trovava nel mezzo di una complessa ristrutturazione. Questa riorganizzazione comprendeva ogni aspetto delle forze armate e consisteva principalmente in un ridimensionamento degli organici e un ritiro della maggior parte delle truppe entro i confini dell’URSS.

Il fallito colpo di stato di agosto ha introdotto elementi di ulteriore cambiamento nelle forze armate. Il ruolo istituzionale delle forze armate in URSS, come chiaro simbolo del dominio del Potere politico, è cambiato per sempre.

Foto: web / Difesa Online