Le FREMM italiane sono diverse: ragioni e retroscena

(di Giuseppe De Giorgi)
08/03/18

144 metri di lunghezza, 19,7 metri di larghezza ed un dislocamento a pieno carico di 6700 tonnellate. Sono i numeri della fregata “Antonio Marceglia” varata a Riva-Trigoso, dal nome del capitano del Genio Navale incursore della Xa flottiglia Mas, medaglia d'oro al valor militare che partecipò nel 1941 ad un'azione contro il porto di Alessandria D'Egitto mettendo fuori combattimento o affondando due navi da battaglia inglesi, una petroliera ed un cacciatorpediniere. Si tratta dell'ottava unità su dieci del programma italo-francese Fremm. Nelle scorse settimane la fregata ha mosso simbolicamente alcuni metri con il saluto di applausi, sirene e dell'inno d'Italia. La nave sarà consegnata nel 2019.

La fregata “Antonio Marceglia” potrà raggiungere una velocità di circa 27 nodi con una capacità massima di personale trasportato pari a 200 persone. Il sistema propulsivo del Marceglia, di tipo CODLAG, è costituito da una turbina a gas, due motori elettrici reversibili e quattro diesel generatori. L'Unità è in grado di percorrere fra le 5000 e le 7000 miglia in funzione della velocità. L'energia prodotta a bordo, la propulsione e tutti i sistemi di controllo sono governati da un sistema integrato di gestione della piattaforma.

Il programma FREMM, concepito dopo l’interruzione del programma Horizon, dopo solo due unità acquisite dall’Italia, nasceva dall'esigenza di rinnovamento della linea delle unità della Marina Militare della classe Lupo (già radiate) e Maestrale (prossime al raggiungimento del limite di vita operativo), costruite da Fincantieri negli anni Settanta.

Nel corso del 2013 sono state consegnate il “Carlo Bergamini” e il “Virginio Fasan”, nel 2014 il “Carlo Margottini”, nel 2015 il “Carabiniere”, nel 2016 l’“Alpino” e nel 2017 il “Luigi Rizzo”. Con l’esercizio dell’opzione, nell’aprile 2015, per la costruzione della nona e della decima unità, la cui consegna è prevista dopo il 2020, si è data completa attuazione al programma italiano FREMM.

Non è stato facile superare la resistenza dello Stato Maggiore della Difesa che voleva interrompere il programma alla 6^ Nave. Il bacino da cui trarre i finanziamenti per le FREMM è lo stesso dei programmi dei Blindati per l’Esercito. All’inizio sembrò una buona idea. I capi della Marina ritennero che avendo un finanziamento in comune con l’Esercito sarebbe stato più facile portare il programma a buon fine.

Con l’avvicendamento dell’ammiraglio Binelli con il generale degli alpini Graziano, le cose cambiarono radicalmente. Nonostante l’amm. Binelli prima di lasciare l’incarico di capo di stato maggiore della Difesa avesse approvato l’opzione per la 7^ e l’8^ fregata dovetti combattere con forza per non far interrompere il programma. Ancora più impegnativa si rivelò la situazione nell’anno successivo, al momento di dare corso all’opzione della 9^ e 10^ unità e non nascondo che i sindacati dei metalmeccanici, la UIL e la CGL furono efficacemente in prima linea, con minacce di scioperi e picchetti ai cantieri, per convincere la Ministra Pinotti a superare le resistenze interne al suo Ministero.

Il programma FREMM vede la partecipazione, in qualità di prime contractor per l’Italia, di Orizzonte Sistemi Navali (51% Fincantieri, 49% Leonardo) e per la Francia di Armaris (Naval Group + Thales). Questa cooperazione segue l’esperienza del precedente programma italo-francese “Orizzonte” che ha portato alla realizzazione di due cacciatorpediniere per la Marina italiana: l’“Andrea Doria” e il “Caio Duilio”, navi molto valide che purtroppo non abbiamo costruito in maggior numero.

Il requisito delle FREMM italiane è stato modificato negli anni, anche significativamente, per adattarlo alle variate esigenze operative. L’equipaggio è stato aumentato dalle 116 unità, ipotizzate dagli studi iniziali del 2005, ai circa 170 odierni, a cui si devono aggiungere le componenti volo, che portano la tabella a circa 190/195 persone. I posti letto disponibili sono conseguentemente passati da circa 140 a 200. Altri aspetti sono stati modificati, ad esempio è stata raddoppiata la stazione di rifornimento laterale, inizialmente prevista su un solo lato, sono stati previsti i missili A/A Aster 30 e non solo gli Aster 15 del requisito iniziale, altri ancora verranno modificati in futuro per mantenere le navi aggiornate.

Va anche ricordato che la Marina Italiana aveva un requisito molto diverso da quello francese. Il progetto italiano era stato denominato NFG (Nuova Fregata Veloce). Per questo la FREMM italiana differisce non poco da quella francese (ha un ponte in più, ad esempio), imbarca due elicotteri invece di uno solo e ha una difesa missilistica di area (in grado di proteggere altre navi da attacchi aerei – missili Aster) e non solo di punto (in grado di proteggere solo se stessa).

Alcune delle nostre FREMM sono equipaggiate con l’ottimo cannone antiaereo e antinave da 127 mm della Oto Melara (foto) e non con i soli 76 mm. I missili antinave francesi sono gli Exocet e non i Teseo italiani. Il software di missione e i radar sono di produzione italiana. Anche gli impianti di bordo sono in molti casi differenti.

Queste differenze di requisiti discendono direttamente dalla diversa composizione complessiva delle rispettive flotte. Quella francese, basata come assi portanti sui sottomarini nucleari e su una potente aviazione di Marina imbarcata e basata a terra, puntava a navi “stazionarie”, armate di missili da crociera (la versione italiana non li prevede), da mantenere al largo dell’Africa occidentale e orientale pronte a dare supporto alla politica estera della Francia nei suoi ex territori d’oltremare, più che di fregate polivalenti. Di qui la scelta per una nave economica (almeno nelle intenzioni iniziali) di lunga autonomia e di equipaggio ridotto. La velocità non era un requisito prioritario. La FREMM è infatti piuttosto lenta, soprattutto in diesel.

Per scortare il Cavour o dei mercantili veloci come i Ro-Ro/Portacontainer, deve operare in turbina, accettando di rifornirsi più frequentemente, l’Italia aveva l’esigenza di una Fregata multi-missione, veloce, ben armata, in grado di costituire la spina dorsale della flotta nell’ambito di task group polivalenti, centrati sull’unica Unità Maggiore a capacità aerea in linea nella nostra Marina (ieri il Garibaldi, oggi il Cavour). Anche per tale motivo l’aggiunta delle nuove Unità Polivalenti sarà particolarmente apprezzata dalla Flotta, in quanto con la loro alta velocità (>31 nodi) e caratteristiche operative avanzatissime, complementerà/integrerà efficacemente le FREMM.

Ma se le FREMM italiane sono così diverse da quelle della Marine Nationale, perché farle con i francesi?

Per motivi politici, per avere i fondi per costruire nuove navi, in un periodo in cui investire in programmi della Difesa era quasi impensabile. La proposta di realizzare navi con i francesi dava al programma quell’”aroma” europeo di cui il governo pro-tempore, parliamo dei primi anni 2000, aveva bisogno per vincere l’ostilità parlamentare agli investimenti militari, anche se i programmi di cooperazione internazionale hanno il difetto di costare di più e di protrarsi molto nel tempo, rispetto a quelli nazionali.

Ecco perché abbiamo partecipato al programma con la Francia e perché la nostra FREMM è così diversa da quella francese.

(foto: Marina Militare)

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