Una delle ricerche subacquee più misteriose della guerra fredda: il recupero del sottomarino nucleare sovietico K-129

(di Andrea Mucedola)
07/02/22

La storia iniziò nel marzo del 1968 quando un sottomarino convenzionale sovietico classe Golf ebbe un incidente durante una missione di pattugliamento nell’Oceano Pacifico, circa 1900 miglia nautiche a nord-ovest delle Hawaii. Il battello affondò con il suo equipaggio ed un carico di armi nucleari. Era un battello a propulsione diesel elettrica classe Golf che, dopo aver completato con successo due missioni di deterrenza nucleare nel Pacifico nel corso del 1967, era partito il 24 febbraio 1968 per la sua terza missione...

Subito dopo aver lasciato il porto e condotte le consuete prove di immersione, il K-129 (foto apertura) comunicò alla base che tutto andava bene e che proseguiva verso la zona di operazioni. Fu il suo ultimo messaggio.

Entro la terza settimana di marzo il K-129 fu ufficialmente dichiarato disperso e venne organizzata una missione di ricerca che comprese tutte le unità aeronavali disponibili nel Pacifico. Fu proprio questa attività ad insospettire gli americani e a far pensare che forse un sottomarino russo fosse affondato da qualche parte nel Pacifico settentrionale.

Il progetto Azorian

La Marina statunitense ipotizzò quindi una mission impossible: scoprire il punto di affondamento e recuperare il sommergibile per poter esaminare le testate dei missili nucleari imbarcati e, soprattutto, accedere alle apparecchiature crittografiche al fine di decifrare i codici navali sovietici. Attraverso i dati della rete di ascolto SOSUS fu triangolato un picco sonoro avvenuto nella zona interessata dalle ricerche dei russi. Il picco, registrato l’8 marzo, era debole e faceva quindi presupporre che fosse avvenuta un’esplosione in superficie.

La U.S. Navy inviò un sommergibile, l’USS Halibut (foto), da poco riammodernato e modificato con speciali equipaggiamenti per la ricerca di eventuali relitti a grandi profondità. Una volta in zona l’Halibut iniziò le ricerche con un mezzo filoguidato, dotato di sonar e macchine fotografiche, e dopo alcune settimane trovò il relitto del sottomarino.

Il K-129 risultava adagiato sul lato di dritta ad una profondità di circa 5000 metri e presentava uno squarcio dietro la torretta, forse provocato da un’esplosione; due dei tre missili nucleari in dotazione apparivano gravemente danneggiati.

La comunità di intelligence americana incaricò il miliardario Howard Hughes di far costruire una nave di grandi dimensioni, la Hughes Glomar Explorer (HGE), per cercare di recuperare il sottomarino.

L’operazione di salvataggio iniziò nel 1974 ma ebbe scarsi risultati. Nel 1975, gli Stati Uniti pianificarono un secondo tentativo ma una fuga di notizie fece annullare l’operazione.

Negli anni che seguirono la CIA rifiutò di rilasciare documenti, dicendo che non poteva “né confermare né smentire” alcuna connessione con Hughes Glomar Explorer. Solo nel 2010, fu pubblicato un articolo di 50 pagine che descriveva il progetto Azorian, apparso in un numero dell’autunno 1978 del giornale dell’agenzia, Studies in Intelligence. Grazie alla pubblicazione di un volume di The Foreign Relations of the United States (FRUS), redatto dagli storici del Dipartimento di Stato, molti dettagli sono stati rivelati. Il FRUS, National Security Policy: 1973-1976, contiene circa 200 pagine sul Project Azorian.

Ricerca e recupero

Un articolo di Mark Strauss, pubblicato su IO9, raccontò come nel 1969 la CIA riunì una piccola task force di ingegneri e tecnici per sviluppare nel più assoluto riserbo un progetto per il recupero di un sottomarino sovietico di 2.500 tonnellate sul fondo dell’oceano ad una profondità di 16.500 piedi. Il progetto prevedeva l’impiego di una nave di grandi dimensioni per il recupero del battello. La nave era dotata di una camera interna con un fondo apribile, una specie di “veicolo di cattura” in grado di afferrare il battello sul fondo, e di una piattaforma in grado di immergersi e tornare sotto la nave per il recupero in maniera occulta della sua preda.

La CIA stipulò un contratto con la Summa Corporation, controllata della Hughes Tool Company, una compagnia di proprietà dell’industriale miliardario Howard Hughes, per costruire questa nave di recupero da 3600 tonnellate, lunga 618 piedi, che fu poi denominata Hughes Glomar Explorer (HGE). Per i curiosi, l’impiego della nave dichiarato fu “per estrarre i noduli di manganese sul fondo dell’oceano”.

Per rafforzare la scusa, gran parte dei media incominciarono a parlare del futuro sfruttamento delle ricchezze minerarie nelle profondità degli oceani.

Sebbene l’operazione Azorian progrediva, incominciarono però a sorgere dubbi sul costo efficacia della missione. Una commissione ad hoc decise che c’era ancora molto da guadagnare dall’operazione. Forse non era così importante recuperare i missili SS-N-5 del sottomarino ma l’interesse dell’intelligence permaneva per l’attrezzatura crittografica di bordo.

Non mancarono atti di delicatezza. In una nota interna venne menzionato che “le disposizioni per la gestione e la disposizione dell’equipaggio di destinazione rimangono generalmente conformi alla Convenzione di Ginevra del 1949. Saranno trattate con il dovuto rispetto e restituite al fondo dell’oceano.” In un appunto successivo fu sottolineato l’intento di raccogliere gli effetti personali dell’equipaggio deceduto per riportarli alle loro famiglie, come un gesto di buona volontà, questo nel caso i sovietici avessero scoperto il vero intento dell’operazione.

Finalmente, il 3 giugno 1974, dopo sei anni di sforzi, la fase esecutiva del progetto Azorian ebbe inizio. La nave di recupero partì dalla costa occidentale il 15 giugno ed arrivò in zona di operazioni il 29 giugno. La missione di recupero condotta da fino ad agosto del 1974 ma ebbe un parziale successo.

Sebbene una parte del sottomarino fu recuperata, il resto dello scafo ricadde sul fondo a causa di un guasto nel meccanismo di cattura. Iniziò immediatamente la progettazione di un secondo sistema di aggancio da impiegare nella stagione estiva successiva (previsto da luglio ad agosto del 1975). Uno studio complesso e innovativo, specialmente per le profondità di operazione.

Ai problemi tecnici si aggiunsero anche quelli politici. Henry Kissinger, che aveva inizialmente sostenuto il progetto, apparve molto preoccupato dalle fughe di notizie. Fin dal gennaio 1974, un giornalista del New York Times, Seymour Hersh, aveva incominciato ad indagare su questa storia e non si era più sicuri per quanto tempo il progetto Azorian sarebbe restato segreto.

La situazione capitolò quando, il 5 giugno 1974, il quartier generale di Los Angeles della Summa Corporation, che era di proprietà di Hughes, fu violato ed i ladri rubarono quattro scatole di documenti tra cui un promemoria che descriveva il progetto segreto della CIA. Il 7 febbraio 1975, il Los Angeles Times pubblicò un breve articolo che riferiva che Howard Hughes aveva un contratto con la CIA per sollevare il relitto di un sottomarino nucleare russo dall’Oceano Atlantico. Il 18 marzo 1975, l’editorialista Jack Anderson menzionò l’Hughes Glomar Explorer nel suo programma radiofonico nazionale e dichiarò la sua intenzione di rivelare ulteriori dettagli sull’operazione. Il giorno dopo, diversi giornali tra cui il Los Angeles Times, il Washington Post e il New York Times pubblicarono articoli in prima pagina che rivelavano che la Hughes Glomar Explorer, in un’operazione guidata dalla CIA, aveva recuperato una parte di un sommergibile sovietico sommerso durante l’estate del 1974.

Con sorpresa della Casa Bianca, la reazione sovietica fu meno reattiva del previsto e la CIA ritenne che forse non ci sarebbe stato un interesse della controparte a sollevare troppi problemi, almeno alla luce del sole. Questo non voleva però dire che i sovietici avrebbero lasciato la possibilità di ultimare la missione.

Un rimorchiatore oceanico sovietico si posizionò sul sito il 28 marzo e gli americani incominciarono a temere uno scontro diretto con le navi della marina sovietica. Il progetto Azorian fu concluso con un costo totale dell’operazione di 800 milioni di dollari. La Hughes Glomar Explorer fu riadattata per eseguire perforazioni in mare aperto e fu venduta ad un’azienda privata, la Transocean, nel 2010, per 15 milioni di dollari. Nel 1992, fu annunciato che nella parte dello scafo recuperate furono ricuperati i corpi di sei membri dell’equipaggio ma, a causa del livello di contaminazione radioattiva, i poveri resti furono seppelliti in mare in una cassa di acciaio con tutti gli onori militari.

Nel 1993 l’ambasciatore americano a Mosca consegnò alle autorità russe la campana del K-129. La causa dell’incidente, se scoperta, non fu mai rivelata.

(articolo originariamente pubblicato su https://www.ocean4future.org)

Foto: CIA / U.S. Navy / web

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