Occhi dal cielo sul mare: le nuove frontiere della sorveglianza marittima

07/06/22

In questi ultimi anni, lo sviluppo dei sistemi aerei autonomi (UAS) ha superato ogni iniziativa. Anche nel recente conflitto in Ucraina, questi velivoli, comunemente chiamati droni, ricevono comandi dal loro operatore tramite un collegamento radio, spesso a centinaia di chilometri di distanza. 

Nonostante la loro flessibilità, come tutti i sistemi che non hanno un controllo totale umano, possono essere disturbati da interferenze di diverso tipo da parte del nemico. Questo può portare il blocco del funzionamento del drone che può precipitare o, nell’incertezza, atterrare in zona. I droni militari più moderni sono provvisti di sistemi di contro misure elettroniche che gli consentono di operare anche in situazioni di forti disturbi (come il turco Bayraktar TB2 impiegato dagli Ucraini contro i Russi).

Oggi parliamo di una nuova famiglia di UAS, ALTIUS (Air-Launched Tube-Integrated Unmanned System) prodotti da Area-I, una società aerospaziale con sede negli Stati Uniti, specializzata nello sviluppo di velivoli senza pilota. Non sono certo gli unici sul mercato ma i tre modelli disponibili, ALTIUS-500, 600 e 900, si prestano anche ad operare dal mare.

Scopriamoli insieme

La versione più piccola, l’ALTIUS-500, ha un’autonomia di circa due ore con un range di 160 km mentre la versione più grande di ALTIUS-900, del peso di circa 36 kg, ha un range di 1.000 km con un’autonomia di oltre 15 ore.

Il modello intermedio, l’ALTIUS-600, è stato particolarmente sviluppato per raccogliere informazioni in tempo reale e può essere lanciato da aerei militari, come C-130A, P-3 Orion, AC-130J e UH-60 ma anche da aerei civili, veicoli terrestri e piattaforme marittime.

In quest’ultimo, ma non minore, compito può effettuare diverse operazioni navali che spaziano dalla sorveglianza marittima alla raccolta di dati intelligence (ISR e SIGINT).

Cosa sta facendo la differenza?

Sicuramente, i nuovi droni hanno una maggiore affidabilità e flessibilità di impiego. Nel marzo 2021, un drone ALTIUS-600 è stato lanciato con successo in aria da un XQ-58A Valkyrie (foto), un velivolo aereo sperimentale da combattimento senza pilota (UCAV), progettato e costruito da Kratos Defence & Security Solutions per il programma LCASD (Low Cost Attritable Strike Demonstrator) dell’Aeronautica degli Stati Uniti, dimostrando non solo le sue capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione ma di essere in grado di localizzare il nemico, trasmettendo in tempo reale al centro di controllo le informazioni tattiche.

Altius 600 in volo

L’ALTIUS-600 in volo ha un’apertura alare di 2,54 metri ed un peso lordo di circa 12 kg, quindi non è particolarmente ingombrante. Inoltre, al termine della missione può essere recuperato, essendo in grado di atterrare su qualsiasi terreno pianeggiante.

Durante l’esercitazione EDGE 21 (Experimental Demonstration Gateway Exercise), svoltasi nello Utah, l’esercito americano ha dimostrato la possibilità di lanciare un Altius 600 da un veicolo leggero.

Il suo lancio può essere effettuato da diverse piattaforme (cosa che lo rende altamente flessibile).

Dopo l’espulsione dal tubo di lancio, le ali del drone si aprono rapidamente e l’operatore può incominciare a pilotarlo tramite il sistema di controllo remoto. In alternativa il drone può operare autonomamente seguendo una serie di waypoint pre-programmati. Questo le rende meno, o "non dipendente", dai segnali di controllo (cosa che rende difficile il disturbo da parte di terzi).

Durante il volo, Altius 600 è propulso da un’elica a due pale montata nella parte posteriore del drone in configurazione pusher. Le velocità di crociera e massima sono rispettivamente di 60 (circa 111 km/h) e 90 nodi (circa 167 km/h) con una portata di 440 km che consente di condurre missioni fino a quattro ore.

Il drone, nella sua sezione anteriore, trasporta un carico utile modulare con una capacità fino a 3,17 kg (7 libbre).

La modularità consente una facile integrazione dei diversi strumenti di bordo come, ad esempio, dei sistemi di jamming (disturbo), di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR e SIGINT) e guerra elettronica (EW), corredati da sensori per acquisire immagini e video sulla scena operativa. La modularità permette di sostituire il carico utile con una testa esplosiva per colpire bersagli di opportunità. Ovviamente accettando di perdere il drone.

Il programma include anche l’integrazione con armi remote calibro .50.

AeroVironment sta affrontando le prove con una variante del suo sistema missilistico “kamikaze” Switchblade 600, a seguito di un contratto da 26 milioni di dollari assegnato nell’aprile 2021.

Il 17 maggio il vicepresidente di AeroVironment per i sistemi missilistici tattici, Brett Hush, ha dichiarato a Janes che un’evoluzione dello Switchblade 600 prevedrà dieci mesi di programma di sviluppo con il Naval Special Warfare Command degli Stati Uniti, per sperimentare il lancio da navi di superficie.

Questa capacità consentirà di dare anche ad unità navali minori una capacità estremamente utile nel campo della sicurezza marittima.

Immagini: Northrop Grumman / U.S. Army / AeroVironment

(articolo originariamente pubblicato su https://www.ocean4future.org)

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