Lionel Crabb, una vita vissuta avventurosamente

(di Andrea Mucedola)
19/01/22

Ci sono personaggi del mare che hanno vissuto una vita avventurosa, lasciando dietro di loro un alone di mistero. Oggi proviamo a raccontare la storia del comandante Lionel Crabb, pioniere della subacquea militare britannica durante la seconda guerra mondiale, scomparso misteriosamente durante la guerra fredda.

Ho usato il verbo "provare" perché la sua vita è ancora avvolta nel mistero e culminata, come in una spy story, con la sua presunta scomparsa nelle acque gelide di un porto inglese. 

Una vita spericolata

Crabb nacque nel 1909 in un quartiere a sud-ovest di Londra da una famiglia che certo non navigava nell’oro. Si arruolò nella marina mercantile e poi nella riserva volontaria della Royal Navy prima della seconda guerra mondiale.

Curiosamente all’inizio della guerra fu arruolato come artigliere dell’esercito ma, nel 1941, entrò nella Marina britannica dove fu impiegato in un’unità di sminamento.

Gli Italiani avevano appena compiuto un’attacco rilasciando delle cariche subacquee (limpet mine) sotto gli scafi delle navi e gli Inglesi non avevano la più pallida idea di come contrastarli. Il lavoro di Crabb consisteva nel disarmare le cariche rimosse dai sommozzatori britannici, un lavoro pericoloso che gli dava adrenalina. A seguito del contatto con quegli uomini che si immergevano nelle acque a caccia di ordigni, Crabb decise di imparare ad immergersi. Gli riuscì molto bene.

Questi sommozzatori impiegavano una versione modificata dell’autorespiratore a ossigeno Davis che veniva utilizzato in caso di emergenza per fuoriuscire dai sommergibili. Il nome frogman, che gli era stato dato, dipendeva probabilmente dal fatto che questi operatori nuotavano solo a rana, senza pinne.

Nel dicembre 1942, durante un attacco a Gibilterra, due sommozzatori gamma italiani, il tenente Visintini e il sottufficiale Magro, morirono a causa di cariche esplosive lanciate in mare dalle imbarcazioni di vigilanza agli sbarramenti foranei. I loro corpi furono recuperati con le attrezzature (comprese le pinne) che vennero poi adottate da Lionel Crabb.

La Royal Navy aveva, al contempo, istituito un’apposita squadra di sommozzatori, l’Underwater Working Party (UWWP), sotto il comando del lt Bill Bailey, con il compito di ispezionare le carene delle imbarcazioni alla ricerca di ordigni esplosivi e rimuoverli. Iniziò così l’operazione TADPOLE, un insieme di tattiche di prevenzione e contrasto contro gli attacchi della X Flottiglia MAS nel porto di Gibilterra e nelle sue vicinanze. La storia ci dice che non fu molto efficace e gli Italiani continuarono a colpire e ad affondare il naviglio britannico...

Crabb si distinse comunque per il suo valore e fu promosso capitano di corvetta. Nel 1943 divenne primo ufficiale subacqueo per l’Italia del Nord, e fu assegnato per lo sminamento dei porti di Livorno e di Venezia ricevendo la decorazione di ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per questi servizi.

Fu anche inviato per investigare sulla morte sospetta del generale Sikorski dell’esercito polacco, il cui aereo B-24 Liberator si schiantò nei pressi di Gibilterra nel 1943. Cercò invano la collaborazione di molti reduci dei Gamma italiani tra cui Luigi Ferraro a cui chiese di proseguire la guerra con gli Inglesi contro i Giapponesi.

A quel tempo Crabb aveva guadagnato il soprannome di “Buster”, dal nome dell’attore americano e nuotatore Buster Crabbe, un nickname che da allora lo accompagnò per tutta la sua vita.

Dopo la guerra, Crabb fu inviato in Palestina a capo di una squadra di sommozzatori disattivatori per bonificare alcune cariche esplosive che erano state posate dai subacquei della forza irregolare di Palmach durante gli anni della Mandatory Palestine.

Nel 1947 fu ufficiosamente congedato ed iniziò a lavorare in campo civile come sommozzatore, mettendo a frutto la sua esperienza maturata sotto le armi.

Negli anni ’50 fu coinvolto dalla Marina britannica nella ricerca del relitto di un fantomatico galeone spagnolo dell’Armada, che si diceva affondato nelle acque di Tobermory, presso l’isola di Mull.

Collaborò anche alla ricerca di sopravvissuti nei tragici incidenti del sommergibile HMS Truculent nel gennaio 1950 e del HMS Affray nel 1951. Si dedicò poi a diversi lavori, trasportando merci per i negozi e, forse, fu durante uno di quei viaggi che ritrovò l’amico sommozzatore e compagno di guerra, Sydney Knowles.

Nel 1955, sotto richiesta della marina reale britannica, si immersero insieme in un’operazione occulta per indagare lo scafo dell’incrociatore sovietico Sverdlov. Secondo Knowles, durante l’immersione, trovarono un’apertura circolare a prua della nave con al suo interno una grande elica che poteva essere diretta per orientare la nave (un’elica di manovra).

Eravamo in piena guerra fredda, quel periodo storico che vedeva da un lato la NATO e dall’altro le forze del patto di Varsavia, e le attività spionistiche erano ancora centrate sull’elemento umano da entrambi gli schieramenti. Non a caso lo scrittore Ian Fleming, anche lui con precedenti di spia, scrisse i suoi migliori romanzi incentrati sulla figura di James Bond (anche lui un lieutenant commander come Crabb) raccontando missioni impossibili contro spie sovietiche ed organizzazioni criminali internazionali. Per il comandante Lionel Crabb fu l’ultima missione per la Royal Navy che aveva sempre servito con dedizione e coraggio; quello stesso anno, nel marzo del 1955, Lionel Crabb fu costretto al ritiro definitivo per limiti d’età.

Ma poteva finire così o fu un congedo di facciata? La domanda che molti ancora si pongono è se fu in seguito reclutato dal MI6

A questo punto la storia si complica. Vista la sua non comune esperienza fu veramente arruolato dal MI6? Certo non fu facile. La sua esperienza per le operazioni occulte subacquee era preziosa ma il bere ed il troppo fumo avevano messo spesso a repentaglio la sua salute. La sua compagna Pat raccontò ai giornalisti che litigavano spesso per il suo "… too much smoking, drinking excessively in its 44 years ‘old and sick’ … ".

Probabilmente il suo spirito di avventura non lo fermò. A questo punto le diverse fonti giornalistiche ipotizzano che i suoi contatti con l’MI6 non cessarono e, nel 1956, Lionel Crabb fu inviato ad investigare l’incrociatore sovietico Ordzhonikidze, che aveva trasportato Nikita Krusciov e Nikolaj Bulganin in una delicatissima missione diplomatica in Gran Bretagna.

Era la notte del 19 aprile 1956; Crabb si tuffò nelle gelide acque del porto di Portsmouth ma non tornò indietro. Sparirono tutti i suoi oggetti dal Sally Port Hotel dove aveva alloggiato e persino la pagina del registro dell’albergo con il suo nome fu strappata.

Dieci giorni dopo i giornali britannici pubblicarono la scomparsa di Crabb in una missione subacquea di addestramento. L’ammiragliato britannico annunciò che il lieutenant commander Lionel Crabb era scomparso partecipando alla sperimentazione di nuovi apparati subacquei a Stokes Bay sul Solent.

I Sovietici risposero rilasciando una vaga dichiarazione che affermava che l’equipaggio di Ordzhonikidze aveva visto un sommozzatore vicino all’incrociatore il 19 aprile.

Da quel momento nacquero molte ipotesi

Alcuni giornali britannici ipotizzarono che i Sovietici lo avessero catturato durante la sua azione e portato in seguito in Unione Sovietica. Di fatto dopo circa 14 mesi, il 9 giugno 1957, un cadavere con una muta stagna simile a quella usata da Lionel Crabb fu recuperato in una rete di pescatori al largo dell’isola di Pilsey, nel porto di Chichester. Al corpo mancava la testa e entrambe le mani il che ne rendeva impossibile l’identificazione (l’esame del DNA non era ancora possibile).

L’inchiesta fu aperta l’11 giugno 1957 ma né l’amico di tante avventure Sydney Knowles né l’ex moglie di Crabb né altri amici di Crabb furono in grado di riconoscere il suo corpo. 

Parziali declassifiche

Poiché alcune informazioni sono state rese pubbliche (in base alla regola dei 50 anni) sono emersi nuovi fatti sulla scomparsa di Crabb. Il 27 ottobre 2006, gli Archivi nazionali pubblicarono documenti relativi alla missione sotto lo scafo del Ordzhonikidze. Ma non solo. Sydney Knowles, ex partner subacqueo di Crabb, dichiarò in un’intervista televisiva (Inside Out – South del 19 gennaio 2007) che Crabb non si era immerso da solo nella sua ultima missione, anzi in quelle acque ve ne erano altri insieme a lui.

Ci fu anche una dichiarazione di un ex sommozzatore russo di nome Koltsov, che riferì che gli è stato ordinato di immergersi per indagare su attività sospette intorno all’incrociatore Ordzhonikidze. Cosa plausibile considerando che la nave aveva trasportato il presidente Krusciov e il primo ministro Bulganin, per incontri con il primo ministro britannico sir Anthony Eden e i suoi ministri, la sicurezza doveva essere stata massima da ambedue le parti.

Quello che sembra strano è che sicuramente la nave russa era sotto sorveglianza e che l’immersione di un sommozzatore dalla stessa sarebbe stata certamente notata dagli Inglesi. Koltsov rivelò a dei giornalisti russi di essersi immerso quella notte nel porto di Portsmouth, dove l’Ordzhonikidze era ormeggiato, e che, durante la sua ispezione, aveva scoperto “la sagoma di un sub” che stava armeggiando sul lato dritto della nave, sotto la linea di galleggiamento, proprio in corrispondenza dei depositi munizioni della nave. Avvicinandosi si era reso conto che “stava sistemando una mina sullo scafo”. Koltsov si avvicinò ed ebbe la meglio sul sommozzatore tagliandogli la gola.

Verità o fantasia?

Forse lo scopriremo nel 2057 quando alcuni documenti del Governo britannico, ancora segretati, saranno resi pubblici.

Quale è la versione russa? A parte la dichiarazione di Kolstov le domande non risposte sono tante. Di fatto, alcune fonti riferiscono che dopo l’“incidente” di Crabb i Sovietici crearono il PDSS (Противо-Диверсионные Силы и Средства, Protivo-Diversionnyye Sily i Sredstva = Forze e mezzi anti-sabotaggio), presso le strutture della flotta sovietica in mar Nero. Il PDSS aveva il compito di contrastare attacchi da parte di sommozzatori nemici con team speciali scelti tra gli Spetnaz.

In quegli anni uscirono molte altre teorie secondo le quali Lionel Crabb dovette emergere a causa di un malfunzionamento del suo apparato ad ossigeno e fu ucciso da una sentinella o solo ferito. In quel caso la storia va oltre i romanzi di Ian Fleming. Crabb, dissero, venne catturato dai Sovietici che poi lo trasportarono segretamente in Russia dove forse tradì il suo Paese. Altri pensano che semplicemente ebbe un malore e, dopo essere stato recuperato dai Russi, fu fatto sparire dagli stessi per evitare l’imbarazzo politico che sarebbe derivato in quel momento storico così delicato.

Una storia che ha attratto giornalisti, storici e romanzieri ma ormai svanita nel nulla, come il fumo delle immancabili sigarette di "Buster" Crabb.

(articolo originariamente pubblicato su http://www.ocean4future.org)

Foto: Imperial War Museums / web / British Pathé