Nuovo Scandalo Ariete: sbagliare è umano ma perseverare…

(di Tiziano Ciocchetti)
18/07/22

Il conflitto in Ucraina sta dimostrando come il carro armato e l’artiglieria, nei conflitti ad alta intensità, rivestano ancora un ruolo fondamentale.

Nel recente convegno del Centro Studi Esercito, tenutosi il 5 luglio scorso a Roma, il capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Serino, e il capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Cavo Dragone, hanno ribadito la necessità e l’urgenza di procedere al programma di ammodernamento del carro armato C1 Ariete.

Nel sentire tali affermazioni abbiamo pensato che sbagliare è sicuramente umano ma perseverare è diabolico!

Ricordiamo che il carro Ariete è un progetto nazionale nato negli anni ’80 (presentato per la prima volta presso il poligono di Monte Romano nel 1987) dello scorso secolo. L’Esercito prevedeva l’acquisizione di 300 esemplari, tuttavia la fine della Guerra Fredda e i conseguenti tagli ai Bilanci della Difesa, fecero slittare le acquisizioni di 10 anni (con una decurtazione di 100 mezzi). Dei 200 Ariete acquisiti (a partire dal 1998), a quanto ci risulta, sono efficienti non più di una trentina di carri, gli altri vengono utilizzati come “fornitori” di pezzi di ricambio.

Nel 2019 si è deciso di avviare un programma di aggiornamento, riguardante 125 Ariete, spalmato su 12 anni dal costo, inizialmente stimato, di 421,7 milioni di euro.

(Di seguito la voce del DPP (Documento Programmatico Pluriennale) 2018-2020 riguardante le cifre per l’aggiornamento dell’ARIETE)

La cifra di 35 milioni (ovvero gli stanziamenti dal 2018 al 2020) riguardano i costi per l’aggiornamento di due prototipi dell’Ariete, di cui uno è stato presentato a una delegazione dell’Esercito lo scorso 19 aprile.

Innanzi tutto lo scafo presenta, inferiormente, una protezione antimina e contro IED; è stato adottato un nuovo tipo di cingolo, della stessa larghezza del precedente (620 mm) ma ha il passo delle maglie allungato di 20 mm e le suole di dimensione maggiore (la sostituzione si è resa necessaria a causa dell’aumento della potenza e della coppia fornita dal nuovo propulsore e anche per ridurre la pressione specifica esercitata sul terreno), non sono stati adottati i cingoli del Leopard 2, essendo questi larghi circa 700 mm, ciò avrebbe comportato la modifica dei bracci delle sospensioni, eccedendo così la larghezza dello scafo.

I cingoli sono dimensionalmente i medesimi del Leopard 1 e del semovente PzH-2000, con la sola differenza che utilizzano dei connettori delle maglie tipo “duchbill”, già utilizzati sui carri Sherman nel corso della Seconda Guerra Mondiale, come espediente per aumentare la superficie d’appoggio sui terreni soffici ma ininfluente quando si percorrono strade a fondo duro oppure fatto di pietraie.

Per quanto riguarda il vano di combattimento, all’interno della torretta la collocazione delle 13 granate di pronto impiego da 120 mm, a disposizione del servente, e nello stivaggio della riservetta posta a sinistra del pilota, nulla è cambiato. Segno che il problema della combustione del munizionamento sui carri russi non deve essere stato recepito; sugli Sherman per cercare di arginare il problema era stato adottato il “wet stowage” (consisteva in un sistema in cui i colpi di cannone venivano spostati in un rack sul pavimento dello scafo. I proiettili nella rastrelliera erano circondati da piccoli contenitori contenenti una miscela di acqua, glicole etilenico e un antiruggine, noti come "Ammudamp”).

Anche il cestello che serve per contenere i bossoli espulsi è rimasto invariato. Ricordiamo che la poca capienza del cestello fu una delle cause (non la principale) che portò alla morte di Marco Bisconti, pilota dell’Ariete, nell’incidente avvenuto il 22 giugno 2006 nel poligono di Torre Veneri (LE). L’unica modifica è stata l’eliminazione dei supporti per stivare le 4 granate che precedentemente si trovavano sotto la massa oscillante.

Un impianto completamente elettrico ha sostituito l'impianto idraulico per la movimentazione della torre, eliminando così anche i 35 litri di olio che, pressati a 150/170 Bar, attraversando circa 11 metri di tubi azionavano i motori idraulici di brandeggio ed elevazione; non è ancora dato di sapere se ciò ha ridotto il tempo necessario a ruotare di 360° gradi la torre portandolo così da 18 secondi ad un tempo più vicino ai 10 secondi che impiega invece la torre del Leopard 2.

La postazione del cannoniere è quella che ha ricevuto le maggiori modifiche, lo stesso modello di schermo di quello installato sul Centauro II, ha preso il posto dell'ottica originale costituita da un sistema di prismi e lenti. Per cui la definizione dell'immagine non è più dovuta ai limiti imposti dall'occhio del cannoniere ma dal numero di pixel forniti dello schermo. In Italia non vi è una ditta con le capacità tecniche e qualitative simili a quelle del gruppo Zeiss che ha realizzato le ottiche del Leopard 2A7 ma, invece, nel gruppo Leonardo vi sono aziende che realizzano o forniscono in subappalto i molto più semplici ed economici sistemi completamente elettronici.

Una barra oscillante con funzionamento simile alla cloche di un aereo ha preso il posto dell'unico sistema che era comune ai Centauro I, Dardo, Ariete, Freccia e sistema HITROLE, ossia il sistema costituito dalle due cloche fisse che consentivano, tramite joystick e pulsanti, il controllo del sistema di combattimento.

Durante l’impiego del sistema di combattimento, con il carro in movimento veloce su terreno vario, normalmente il cannoniere si appoggia con il casco all'ottica di puntamento in modo di avere una posizione stabile del capo, guarda dentro all'oculare dell'ottica, di cui ne ha preventivamente regolato la compensazione diottrica ed eventualmente inserito dei filtri per meglio adattare la visione alle condizioni di luce presenti, la sua attenzione è unicamente dedicata a quanto vede attraverso il sistema di puntamento.

L'appoggio stabile costituito dal volantino tipo Leopard 1/2 o le cloche fisse tipo Centauro I gli consente di contrastare le sollecitazioni trasmesse dal movimento del veicolo e nello stesso tempo di governare la torre per effettuare il puntamento. Un sistema di visione costituito da una telecamera che poi trasmette le immagini uno schermo LCD non può competere in qualità d'immagine con un sistema puramente ottico, in quanto è soggetto a fenomeni di riflessione costringendo continuamente il cannoniere a muovere il capo specialmente quando lo schermo è di piccole dimensioni, non consente la compensazione diottrica, di notte l'interno del carro è illuminato come un presepe annullando la visione notturna dell'equipaggio e rendendo facilmente identificabile la posizione del veicolo. L'operatore ha quindi maggiore difficoltà a concentrarsi unicamente sul bersaglio, la barra di governo del movimento della torre, che è completamente mobile, non può offrire alcun sostegno per contrastare le sollecitazioni generate della marcia fuoristrada.

L'apparato di puntamento parallelo alla canna, di ottima qualità e concezione, molto utile in caso di avarie agli altri sistemi, è stato invece smontato a causa dell'ingombro dell'arco d'elevazione ora necessario per la presenza del sistema di movimentazione elettrico. Il cannocchiale coassiale è stato sostituito da un'ottica back up, tale soltanto di nome, ma costruita dai soliti noti.

Esternamente al portello del servente è stato anacronisticamente installato un affusto per mitragliatrice Browning 12,7x99 mm, il brandeggio è consentito soltanto nell'arco frontale e obbliga l'operatore ad esporsi sino all'altezza della vita per poter azionare l'arma, viene spontaneo chiedersi perché invece non sia stata considerata l'installazione della torre a controllo remotizzato HITROLE. Inoltre, a fronte di una spesa che si aggirerà a oltre 3 milioni di euro ad esemplare si è risparmiato invece sull'installazione di una telecamera posteriore che, tramite uno schermo posto a fianco del cruscotto, consenta al pilota di effettuare sicuri e veloci movimenti in retromarcia similmente a ciò che già fanno da anni gli equipaggi dei Leopard 2.

La botola di fuga situata sul fondo dello scafo dietro al pilota, utilizzabile in caso d'emergenza da parte dell'equipaggio per uscire dal carro in sicurezza ed apribile in maniera istintiva in poche secondi, in conseguenza dell'applicazione della protezione antimina è stata sostituita da una botola di circa 200Kg di peso, azionabile soltanto se il carro non è sbandato e se non vi sono ostacoli sporgenti dal terreno, a causa della massa e dalla complessità delle manovre da compiere per lo sblocco e la rotazione di tale botola, durante il corso istruzione equipaggi il minor tempo impiegato è stato di circa 5 (cinque) minuti!

Com'è ormai consuetudine per questo genere di forniture, le industrie, contando sugli appoggi politici, dando già per scontata l'acquisizione del contratto anche se le prove di tiro del prototipo inizieranno a settembre e sinora non è stato chiesto un parere agli operativi.

Da quando OTO-Melara è stata inglobata da Leonardo è diventata prassi affidare lo studio e la realizzazione di materiali a ditte esterne prive di ogni precedente esperienza nella materia specifica, chi ha progettato ed installato le modifiche della torre Ariete non ha mai messo piede su un carro ne ha mai chiesto all'Esercito come dovesse essere modificato il carro in modo da renderlo più rispondente alle aspettative degli equipaggi.

L'unica tangibile miglioria è quella che si può riscontrare all'accensione del motore: il fumo, tipo locomotiva a carbone che contraddistingue il funzionamento dei motori degli Ariete, Centauro I, Dardo e Freccia, è completamente scomparso così com'è scomparso il tipico comportamento ansimante presente quando il motore gira sotto 1300 giri.

Leggi anche la seconda parte: "Nuovo Scandalo Ariete: perseverare è... da italiani!"

Foto: Esercito / ministero della Difesa