Un carro armato nel box? Solo i tattici leggeri hanno vita facile

(di Gianluca Celentano)
09/08/19

Seppur esagerato, l’acquisto di un SUV per uso cittadino risulta sicuramente una sorta di garanzia contro i micro urti da parcheggio ovvero i marciapiedi un po' troppo alti. Ma c’è chi all’interno del suo box, magari vicino a una lussuosa berlina, desidererebbe parcheggiare come status symbol, un vero e proprio carro armato chiaramente smilitarizzato. A questo punto, almeno per i micro urti, dovrebbero preoccuparsi gli altri sempreché quelli arrecati dal cingolato possano definirsi "micro". 

Un desiderio realizzabile?

Le disposizioni di legge su armamenti e corazzati a fine ciclo operativo militare sono molto chiare, come mi conferma un colonnello dell’Esercito e, a parer suo, è impossibile eluderle. Nonostante le difficoltà nel reperire notizie in merito, scioglieremo qualche legittimo interrogativo e porteremo alla luce qualche verità nascosta.

La percezione che ho avuto in questa ricerca, è che l’ingegno dei collezionisti ha un ruolo spesso prevalente e non di rado si incrocia con un alone di mistero istituzionale, nonostante le notizie siano di libero dominio. Una realtà per lo più italiana ma questo l’abbiamo già detto più volte.

Logistici, tattici e bellici, le differenze

Per impieghi nella protezione civile piuttosto che un utilizzo come mezzi da lavoro o addirittura per regalarsi un veicolo privato molto alternativo, l’acquisto di mezzi ex militari, vedi la Campagnola, segue strade ben determinate. Le aste, l’acquisto presso i reparti con i dovuti e selezionati accrediti oppure i piazzali di vendita per i privati, spesso demolitori, che acquisiscono a gara importanti lotti di veicoli giunti al capolinea della vita operativa.
Queste acquisizioni che riguardano esclusivamente i tattici o logistici non blindati, ovvero mezzi che non possono determinare una successiva minaccia, es: ACM80, ACTL, Bus 370 o Cacciamali, Daily, Ar76 e 90 eccetera, rientrano in quel interessante bacino di mezzi usati magari con un basso chilometraggio. Vere e proprie occasioni da portare a casa o riverniciarli per successivi nobili impieghi anche di soccorso.

Ci sono precise normative che devono essere applicate quando un autoveicolo lascia le caserme. Grazie a una nota del responsabile del procedimento, capo Business Unit “Mezzi Terrestri e Aerei” del Ministero della Difesa, vi elenco i particolari militari che necessariamente devono essere eliminati prima della conversione a mezzo civile.

Vanno rimossi: impianto luci oscurate; • presa ausiliaria avviamento d’emergenza (bipolare o coassiale ); • gancio di traino STANAG 4101; • ralla/supporto arma di Reparto; • supporti armamento individuale; • supporti e cavi antenne radio; cablaggi/supporti per alimentazione/installazione apparati radio; • apparato di bonifica NBC e relativo supporto; • STANAG e banner identificativi del Reparto; • dispositivo runflat degli pneumatici (toroide), ove presente; • sistema automatico gonfiaggio pneumatici (téléflow/C.T.I.S.),ove presente; • griglie antisommossa. • coprire con vernice tutti i simboli di carattere militare, interrompere la livrea verde con spruzzi di vernice di altri colori. E ancora: - i veicoli in versione protetta e/o blindata, all’atto della loro consegna saranno demilitarizzati a cura e spese dei rispettivi Enti EI come da circolare dello S.M.D.IV Rep. prot. M_D SSMD del 28 gennaio 2016; - i mezzi in versione protetta e/o blindata, all’atto della loro dichiarazione di fuori uso e qualora non sia possibile eliminare in modo definitivo le protezioni e/o la blindatura, dovranno essere necessariamente rottamati, come stabilito dalla Circ.n.3/2/1608 della Direzione Generale Motorizzazione e Combustibili.

Sicuramente vi sarà caduto l’occhio sul procedimento riservato ai blindati rientranti nella categoria dei bellici. Un argomento molto delicato e richiesto dai nostri lettori, per il quale abbiamo voluto offrirvi questa indagine.

CFE: Trattato per la riduzione e la limitazione delle forze armate convenzionali in Europa

Alla luce di questo trattato, comprenderete il perché l'ufficiale (EI) sia stato imperativo sulle normative vigenti. Diventerebbe destabilizzante a livello internazionale una linea parallela di mezzi “privati” aggirando quanto previsto dall'accordo. 
Si tratta di un’ufficializzazione internazionale di 114 pagine, siglata nel ‘90 tra i paesi membri della Nato e dell’ex Patto di Varsavia, circa un bilanciamento controllato delle armi convenzionali e armamenti che devono essere presenti nei vari Stati in numeri ben definiti. Il Trattato CFE, Conventional Armed Forces in Europe, segue un’ottica garantista, affinché nessun paese aderente possa costituire una minaccia per gli altri.

Un trattato davvero dettagliatissimo che, oltre al dislocamento nell’area ATTU - il Flank Agreement – dei corazzati e armamenti, stabilisce la gestione della demilitarizzazione dei mezzi blindati classificati alienated o out order.

La vendita di un carro armato alienato come quelli parcheggiati nell’area militare di Lenta, VC, uno spazio sottoposto al trattato, può avvenire solo come rottame a pezzi, oppure disattivato per donazione o acquisto riservato solo a enti pubblici piuttosto che associazioni o musei, i quali però, devono sostenere le spese di demilitarizzazione prima di utilizzarlo; magari come ornamento a un monumento ai caduti in una pubblica piazza.

I mezzi della seconda guerra mondiale, già residenti in Italia e non contemplati dal Trattato CFE, rientrano nelle leggi e circolari del Ministro dell’Interno - 185/90 - che stabiliscono chiaramente cosa fare per disattivare e demilitarizzare un'arma.

Sito di riduzione e conversioni

Il comprensorio di riduzione delle nostre FFAA è a Lenta e, il motivo principale per cui l'Esercito non vende ai privati i carri armati o le blindo demilitarizzati, risiede negli eccessivi costi da sostenere per la trasformazione in mezzi civili, ad esempio in trattori, apripista o gruppi elettrogeni.

Tuttavia se i carri M113 rappresentano un’interessante fonte di approvvigionamento di alluminio, è anche vero che alcune unità di questo carro - VCC1 e M113 - hanno dato origine all’anfibio tattico Arisgator prodotto dalla ARIS SpA.

La vendita, burocrazia a parte, garantisce in ogni caso un rapido ritorno economico alle FFAA e, oltre a un vero listino prezzi, alcuni blindati come i Centauro 8x8 possono essere rivenduti a paesi non soggetti al CFE e che dimostrino di rispettare le convenzioni internazionali.

La trasformazione in esemplari museali è ben specificata sul Trattato. Il problema della vendita a privati, come è facilmente comprensibile, rappresenta visti gli esosi costi e le procedure, solo una ristretta fascia di mercato limitata ai soli esemplari convertiti (ma senza mercato) e a quelli museali (in caso di museo privato).

La demolizione deve seguire precise procedure, e in base al trattato, è facoltativa la presenza di ispettori designati per la supervisione.

Per esplosione, tranciamento e percussione: queste sono le meticolose linee guida per la riduzione in rottame di un carro armato. Per motivi di spazio vi riporto solo tre procedure di demolizione: una carica esplosiva è collocata all’esterno dello scafo tra il 3° e 4° rullo nel caso di 6 totali evitando aree con presenza di saldature. Il posizionamento avverrà in prossimità di torretta e scafo. La seconda carica si posizionerà all’interno dello scafo in corrispondenza, ma sfalsata, rispetto alla prima. Tranciamento meccanico della bocca da fuoco in due parti a distanza dal blocco di culatta non superiore a 100 millimetri. Ed ancora, per percussione, lo scafo e torretta dovranno essere deformati affinché la loro larghezza sia ridotta almeno del 20%.

Ma c’è dell’altro; in trattativa per uno OT 64 SKOT R-2M 8x8 blindato

Per e.mail, mi sono finto un cliente interessato all’acquisto di un 8x8 blindato anfibio in un paese dell’est e, tanto per non far mancare nulla, l’ho scelto apposta con un cannoncino da 14.5 mm. Nonostante sia in vigore il trattato CFE, che appunto “numera i mezzi”, basta solo denaro e passaporto per acquistare un bellico, l’importante è che rimanga all’interno dello Stato d’acquisto.

Tra le diverse e interessanti offerte come il T34 o 55 piuttosto che un URAL 4320 in buono stato o un Krug, ho scelto un compromesso (per i consumi…) il più modesto Skot R-2m in vendita dopo aver spuntato un prezzo di 6 mila euro.

Durante lo scambio di notizie, ho chiesto alla gentile referente informazioni per il trasporto in Italia. Seppur vaga mi ha risposto che il mezzo sarebbe stato consegnato “chiavi in mano” con tutti i documenti in regola oltre ad un aggiuntivo servizio di trasporto su richiesta del cliente.

Con un certo imbarazzo, ho chiesto alla polizia stradale di Bolzano - “Buongiorno, dovrei portare un carro armato in Italia…” - se il trasporto rientrasse nell’arti 168 del cds, il regolamento sul trasporto materiali pericolosi in ADR, come il trasporto gas, idrocarburi, acidi, esplosivi da cava. Prontamente hanno citato normative specifiche di competenza della Difesa e Ministero dell’interno. Tra l’altro senza un’immatricolazione e targa, non hanno neppure le caratteristiche per rientrare nella categoria di macchine agricole o operatrici.

Ricordi

Durante un’esercitazione con l’artiglieria, ricordo ancora il caratteristico fischio del 10 cilindri MTU biturbo da 37.4 cc e ben 830 cv, che spingeva i Leopard A1 ad alta velocità sulle dune presenti. Sentendo anche le cambiate di marcia, osservavo quasi impressionato l’importante mole da 40 tonnellate decollare sollevandosi da terra.

Il Leopard A1 è molto ricercato e sul piazzale di Lenta e ne sono presenti circa 700 al prezzo di 30 mila euro l’uno. Interessante è la limitazione operativa imposta sulla torretta durante la guerra fredda, eliminata dopo il ’90 con la versione A5.

Come consuetudine, una dedica particolare a un glorioso reparto dell’Esercito sciolto nel ‘95: il 114° reggimento fanteria Mantova di Tricesimo UD, caserma Patussi "Con virtù antica per nuove glorie"

Immagini: Giorgio Bianchi / web / Google Earth / Rai

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