Fine della carriera o nuova vita per i sottomarini “classe Typhoon”?

(di Andrea Gaspardo)
02/07/19

Tra i numerosi mezzi militari schierati dalle grandi potenze nel corso della cosiddetta “Guerra Fredda” che hanno catturato l'immaginario collettivo più di ogni altro, rappresentando efficacemente le paure di un'intera epoca, i sottomarini nucleari lanciamissili balistici sovietici della “classe Typhoon” si meritano senz'altro una posizione di prim'ordine.

Denominati ufficialmente “Project 941 Akula” (“Squalo” in lingua russa), i “Typhoon” furono progettati e costruiti sul finire degli anni '70 e nel corso degli anni '80 come risposta sovietica all'introduzione della “classe Ohio” da parte della U.S. Navy americana. Costruiti in titanio e caratterizzati dalla presenza di scafi multipli rinforzati per accrescerne le possibilità di sopravvivenza anche quando colpiti in maniera diretta sia da siluri che da bombe di profondità nemiche, i “Typhoon” risultano a tutt'oggi i più grandi sottomarini mai schierati da una qualsiasi delle grandi potenze. La loro fama poi, coinvolse anche il grande pubblico dopo la pubblicazione, il 1 ottobre 1984, del libro di Tom Clancy “Hunt for the Red October” (“La Grande Fuga dell'Ottobre Rosso” in lingua italiana) da cui venne poi tratto nel 1990 anche un fortunato film con Sean Connery e Alec Baldwin nel ruolo di protagonisti.

Nonostante fossero armati di siluri convenzionali Type 53, di missili da crociera anti-sottomarini a testata nucleare RPK-2 Viyuga e persino di un sistema di difesa anti-aerea 9k38 Igla (SA-18 Grouse in codice NATO), i veri “artigli” dei “Typhoon” erano i 20 missili balistici intercontinentali “R-39 Rif” (“SS-N-20 Sturgeon” in codice NATO), i missili balistici più massicci mai creati, lanciabili dai pozzi “D-19” sistemati a prua dei battelli.

Considerando il fatto che ciascuno dei missili “R-39 Rif” era in grado di accomodare 10 testate nucleari orientabili automaticamente, l'intera flottiglia dei “Typhoon” schierati dall'Unione Sovietica negli anni '80 del secolo scorso aveva una capacità complessiva di 1200 testate nucleari; non solo, date le particolari caratteristiche costruttive e l'estrema stabilità, i “Typhoon” erano gli unici sottomarini lanciamissili balistici in grado di lanciare i propri arsenali anche quando si trovavano ormeggiati ai moli navali, possibilità che ne accresceva ulteriormente la valenza di “armi di deterrenza strategica” dall'utilizzo potenzialmente immediato.

Il programma iniziale prevedeva la costruzione di 10 unità ma solo 7 ricevettero una denominazione formale, rispettivamente: “TK-208”, “TK-202”, “TK-12”, “TK-13”, “TK-17”, “TK-20” e “TK-210”, (dove TK sta per “Тяжёлая Крейсерская” - “Incrociatore Pesante”, denominazione adottata apposta per confondere i servizi segreti stranieri), tuttavia la fine della “Guerra Fredda” ed il crollo dell'Unione Sovietica portarono alla cancellazione delle ultime 3 unità previste ed allo smantellamento del “TK-210”, ancora incompleto ed inutilizzabile sugli scali navali. Gli altri 6 battelli rimasero però in servizio attivo e, vista la fondamentale importanza rivestita nel quadro delle forze strategiche della neonata Federazione Russa, continuarono a svolgere un sostenuto ciclo di crociere e dispiegamenti operativi mantenendo un livello di prontezza ed efficienza ben superiore a quello del resto delle allora decrepite forze armate russe.

In linea con la nuova prassi russa di ribattezzare le unità navali con il nome di città o di personaggi importanti, il primo, il terzo, il quinto ed il sesto sottomarino divennero rispettivamente il “TK-208 Dmitry Donskoy”, “TK-12 Simbirsk”, “TK-17 Arkhangelsk” e “TK-20 Severstal” mentre il “TK-202” ed il “TK-13” mantennero la denominazione originale.

Nonostante le eccellenti caratteristiche tecniche, i “Typhoon” caddero vittime dei piani di riduzione degli armamenti sanciti dalla fine della “Guerra Fredda”. Di particolare importanza fu, in questo caso, la decisione da parte della Russia di eliminare completamente i missili “R-39 Rif” con relative testate nucleari multiple e di non sostituirli con alcun nuovo missile della stessa categoria. Tale decisione ebbe un impatto mortale sulla carriera dei “Typhoon” perché con la completa eliminazione degli “R-39 Rif” essi si trovarono privati della loro unica arma offensiva strategica.

Nel 1996 venne presa la decisione di mettere fuori servizio il “TK-12 Simbirsk”, seguito nel 1997 dal “TK-13” e nel 1999 dal “TK-202”. Dopo alcuni anni passati nella riserva, tutti e tre i sottomarini vennero smantellati nel corso del decennio successivo con l'aiuto finanziario degli Stati Uniti. Successivamente, nel 2004 e nel 2006, anche il “TK-20 Severstal” ed il “TK-17 Arkhangelsk” sono stati posti in riserva, mentre il “TK-208 Dmitry Donskoy” non ha mai cessato l'attività operativa, venendo convertito all'utilizzo dei nuovi missili balistici “RSM-56 Bulava” destinati ad equipaggiare i nuovi sottomarini lanciamissili balistici della “classe Borei” (foto seguente). In questa nuova veste, il “TK-208 Dmitry Donskoy” ha effettuato complessivamente 15 test lanciando un egual numero di missili e contribuendo in maniera determinate allo svolgimento ed al successo finale del travagliatissimo programma “Bulava”. Tuttavia, con il “Bulava” oramai operativo e con il programma della “classe Borei” ben avviato verso la conclusione (che nel 2027 dovrebbe portare al completo schieramento di tutti e 10 i battelli previsti dai piani di riarmo navali), sembrava che fosse ormai arrivato il momento del canto del cigno per i “Typhoon”. Nel 2012 infatti, la Marina Russa decise di cancellare il programma previsto per la modernizzazione di tutte e tre le unità superstiti asserendo che, con i soldi spesi per la modernizzazione di un unico “classe Typhoon” si sarebbero potuti acquistare due “classe Borei”. Contestualmente, venne annunciato che, a partire dal 2018, il “TK-17 Arkhangelsk” ed il “TK-20 Severstal” sarebbero stati smantellati e che il “TK-208 Dmitry Donskoy” avrebbe subito la stessa sorte dopo il 2020.

Numerose indiscrezioni recenti pare abbiano rimesso completamente in discussione quello che sembrava essere il destino dei “Typhoon”. A partire dal 2014 infatti, la Russia si è ritrovata suo malgrado sempre più invischiata in un nuovo braccio di ferro con l'Occidente. L'aumento dell'attività della NATO sul fianco orientale, il coinvolgimento nei conflitti paralleli di Ucraina e Siria e la crescita generale dell'instabilità a livello globale hanno fatto sì che la Marina Russa prendesse coscienza del fatto che, allo stato attuale, le sue forze operative non sono dotate di una potenza di fuoco sufficiente da portare avanti operazioni di guerra prolungata ne possono infliggere danni irreversibili ad un ipotetico nemico mediante un unico attacco concentrico. Inoltre, a causa del perdurare delle sanzioni economiche occidentali con conseguente rallentamento della crescita dell'economia russa, le forze armate hanno dovuto dilazionare nel tempo i propri programmi di ammodernamento che prima del 2014 stavano invece procedendo a tambur battente.

Il rischio è che, nel lungo periodo, la potenza di fuoco della Marina Russa venga compromessa in maniera irreversibile. Secondo le parole del vice ammiraglio Oleg Burtsev infatti: “I sottomarini americani “classe Ohio” possono trasportare fino a 154 missili da crociera ed i cacciatorpediniere cinesi “classe Type 055” possono portarne fino a 112. Ma le nostre fregate appartenente alla “classe Project 22350” possono attualmente trasportarne solamente 16. Le fregate delle classi successive attualmente in costruzione possono aumentare il totale fino a 24, ma ciò è ancora insufficiente”. Da qui l'idea di rimettere mano ai “Typhoon” per trasformarli in sottomarini lancia missili da crociera. In base a tale progetto, i complessi di lancio “D-19” verrebbero sostituiti con delle nuove “celle rotanti”, ciascuna dotata di 10 missili da crociera che potrebbero essere cosi lanciati in rapida successione, da un lato per ottenere un volume di fuoco concentrato maggiore, e dall'altro per minimizzare il pericolo di intercettazione da parte del nemico con conseguente perdita dell'unità. Ciascuno dei tre “Typhoon” avrebbe quindi a disposizione un totale di 200 missili da crociera; una potenza di fuoco ragguardevole.

Per favorire la “polivalenza” inoltre, le celle di lancio installabili sui “Typhoon” sarebbero poi di tipologia “universale” e pertanto compatibili sia con i P-800 Onyks/Yakhont, sia con i 3M-54 Kalibr, sia con i 3M22 Zircon. Inoltre, i battelli verrebbero anche modificati per poter posare mine navali e dotati di strumentazioni, veicoli acquatici e camere stagne adatte alle operazioni delle forze speciali. I “Typhoon” diventerebbero così delle vere e proprie unità “polivalenti” dotate di una potenza di fuoco impareggiabile e in grado di assolvere ad un'ampia gamma di missioni.

Al momento è molto difficile dire se e quando un tale ambizioso programma di aggiornamento/modernizzazione dei “Typhoon” vedrà effettivamente portato avanti. Tuttavia bisogna anche notare che avere a disposizione tre sottomarini in grado di lanciare una salva da 600 missili tale da poter mettere K.O. qualsiasi avversario potrebbe rivelarsi una insperata boccata d'ossigeno ed un notevole asset per una marina che sta cercando forsennatamente di ricostruire una credibile capacità di attacco sulle lunghe distanze.

Foto: web / MoD Fed russa

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