L’India e il confronto strategico con la Cina

(di Tiziano Ciocchetti)
30/07/22

Il lancio effettuato dell’Agni V, lo scorso ottobre, consente all’India un ulteriore passo avanti verso lo status di superpotenza. Con tale arma Nuova Delhi diventa l'ottavo paese al mondo a dotarsi di uno strumento balistico intercontinentale, dopo USA, Regno Unito, Russia, Cina, Francia, Israele e Corea del Nord.

L’ICBM Agni V (foto apertura), accreditato di una gittata superiore ai 5.000 km, ha effettuato il primo lancio il 10 dicembre 2018 dall’interno dell’Integrated Test Range (ITR) sull’isola di Abdul Kalam, impiegando un lanciatore/contenitore montato su veicolo stradale. La particolarità del missile è quella di poter compiere una traiettoria sagomata (cioè non puramente balistica).

L’introduzione in servizio dell’Agni V è in linea con la strategia della "Credible Minimum Deterrence", strategia indiana che si basa sull'impegno al “No First Use” degli armamenti nucleari. Quest’ultima dottrina è oggetto di discussione da parte di Nuova Delhi, un eventuale abbandono potrebbe avere importanti conseguenze a livello regionale, in particolare per quanto riguarda i rapporti con la Cina.

Dal canto suo Pechino sembrerebbe soddisfatta del suo (relativamente) limitato arsenale nucleare, nonché dei modesti programmi di aggiornamento fino ad oggi in corso. Probabilmente la Cina non ritiene che la sua credibilità strategica, a livello regionale, sia minacciata o sminuita dai continui progressi dell’India, sia per quanto riguarda i missili balistici che per i cruise ipersonici.

Lo stoccaggio delle testate nucleari cinesi è sotto il diretto controllo della Commissione Militare Centrale (CMC), la quale avrebbe il compito di distribuirle ai reparti destinate a impiegarle solo in caso di allarme nucleare. Tale struttura riflette, ovviamente, la priorità di controllo politico, tuttavia rischia di rendere il deterrente nucleare assai vulnerabile a un eventuale first strike americano.

Inoltre, i sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) del PLAN non compiono le normali crociere di deterrenza, come i battelli della U.S. Navy o della Royal Navy, crociere che comportano la presenza a bordo di missili armati con testate nucleari. Ciò potrebbe sollevare non pochi dubbi circa le reali capacità dei sottomarini cinesi di portare attacchi in profondità (deep strike).

Pechino ha preferito concentrare le risorse disponibili in un grande processo per il rafforzamento e la modernizzazione delle sue forze convenzionali, in particolare lo strumento aeronavale, al fine di creare bolle A2/AD, sempre più difficili da penetrare.

Parallelamente l’India sta investendo molto nei sistemi supersonici e ipersonici. Sta inoltre destinando ingenti fondi allo sviluppo di asset aeronavali in grado di collocarla, nel medio periodo, tra i principali attori dell’Asia e del Mondo.

L’India persegue una politica estera che cerca di fondare un ordine regionale su un equilibrio di potere in un’area che si estende dal Medio Oriente a Singapore, e a nord fino all’Afghanistan. Tuttavia, è indubbio che le relazioni con Pechino domineranno la sua politica estera; i due giganti asiatici sono separati da un confine di 2.600 km, caratterizzato dalla catena montuosa più alta del mondo: l’Himalaya.

Proprio per controbilanciare l’espansionismo della Cina nel Mar Cinese Meridionale, Nuova Delhi sta rafforzando i suoi legami con il Myanmar, le Filippine, la Thailandia ma soprattutto con il Giappone e il Vietnam.

La Marina Militare indiana sta cercando di contrastare quella cinese, nella rotta che attraversa i mari della Cina e lo stretto di Malacca, per uscire nel Golfo del Bengala e costeggiare l’India fino al Mare Arabico, in direzione del grande porto che Pechino ha costruito a Gwadar, in Pakistan, come base d’appoggio per la nuova via della seta marittima.

Lo strumento navale indiano risulta in costante aumento, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Ciò è evidente dall’ingresso in servizio (la terza unità è stata consegnata alla fine del 2016) di tre nuovi DDG stealth classe Kolkata (foto seguente), progettati e realizzati localmente ed equipaggiati con sistemi di produzione nazionale, o fabbricati su licenza in loco.

L’intenzione della Marina indiana è quella di mettere in campo un dispositivo navale in grado di tutelare gli interessi nazionali e garantire l’apertura delle vie di rifornimento energetico, con una flotta di superficie formata da 10 cacciatorpediniere, 20 fregate e due nuove portaerei, di fabbricazione nazionale, classe Vikrant, la cui prima unità dovrebbe essere operativa per il 2023.

L’India desidera controllare direttamente il suo oceano che, a dispetto della denominazione geografica, è controllato dagli americani per via delle basi in Kuwait, Gibuti, Bahrein, Oman e Singapore da cui sorvegliano l’accesso ai principali stretti.

A fronte del progetto cinese di delineare un nuovo ordine internazionale, il Giappone, forte dell’appoggio di Washington, l’Australia, l’India e gli USA (grazie anche alla base di Diego Garcia), sono i principali (e unici) avversari di Pechino.

L’Indo Pacifico sta diventando quindi il centro di una disputa militare/economica che potrebbe vedere delinearsi, nel breve periodo, la costituzione di un nuovo Ordine Mondiale.

Foto: MoD India / MoD People's Republic of China / U.S. Navy